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Sei mamma? Vivrai di più (assicura la scienza)

Lo studio inglese su oltre 300mila donne dimostra che una mamma ha il 20% in meno di probabilità di morire per cancro al seno, ictus e malattie cardiache. Ma per le fumatrici i benefici si annullano.

 

Una mamma ha meno probabilità di morire di cancro al seno, ictus e malattie cardiache. Lo sostiene uno studio inglese che mette in guardia (ancora una volta) sui rischi legati al fumo.


I figli? Un vero toccasana per la salute di una mamma a patto che questa ne abbia più di uno, allatti la progenie e, soprattutto, non sia fumatrice perché le sigarette cancellano tutti i vantaggi (almeno clinici) della maternità. A sostenerlo è lo studio dell’Imperial College di Londra (ICL) che, pubblicato sulla rivista BMC Medicine, spiega – dati alla mano – che essere madri aiuta a sopravvivere a malattie come cancro, ictus e infarto riducendo il rischio di morte complessivamente del 20%. 

Dunque tra le (molte) gioie della maternità la scienza annota anche una garanzia per la salute destinata a migliorare ancora se i figli sono più di uno e se vengono allattati al seno. I risultati, secondo la ricercatrice Melissa Merritt, sono spiegabili “grazie all’azione di meccanismi ormonali” ma, per arrivare a questa conclusione, il processo è stato piuttosto lungo. 

Gli studiosi, infatti, hanno analizzato i dati clinici di 322.972 donne provenienti da dieci paesi diversi con un’età media di 50 anni. Ciascuna di loro è stata seguita per quasi 13 anni e il team ha considerato, a partire dai decessi all’interno del gruppo, il rischio di morte per cancro al seno, ictus e malattie cardiache confrontandolo poi con una serie di fattori come la gravidanza, l’allattamento e l’assunzione di contraccettivi. Grazie a questa analisi, quindi, si è visto che le donne che avevano partorito avevano una riduzione del 20% del rischio di morte rispetto alle altre e addirittura che, per coloro che avevano allattato al seno, il rischio scendeva di un ulteriore 8%. 

Notizie positive, infine, per coloro che avevano assunto contraccettivi orali nel corso della vita e che, a cavallo dei 50 anni, potevano contare su un rischio di morire inferiore del 10% rispetto a quelle che non li avevano assunti.

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