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Infertilità, Censis: italiani troppo poco informati

I bambini concepiti in provetta sono stati 9.818 nel 2012, il 169% in più rispetto ai 3.649 del 2009 ma per combattere la bassa natalità servono ancora molti passi avanti perché gli italiani sono troppo poco informati.

I dati Censis fotografano la natalità in Italia nel 2012: cresce il numero dei bambini concepiti in provetta.


In Italia nascono sempre meno bambini. La "colpa"? Dellacongiuntura economica che scoraggia sia chi pensa a "mettere sufamiglia" sia chi, per riuscirci, avrebbe bisogno di accedere a cure mediche. Il risultatoè la bassa natalità ma anche la poca informazione(tutta nostrana) sulle tecniche possibili per curare l'infertilità. A fornire questi dati, maanche a dimostrare che una maggiore conoscenza potrebbe aiutare la natalità italiana, è la ricerca Censis Diventare genitori oggi: il punto di vista degli specialisti chepunta lo sguardo sulle maternità medicalmenteassistite

I numeri, che riguardano il 2012, sono chiari: i bambini concepitiin provetta sono stati 9.818, il 169% in piùrispetto al 2009 quando a venire alla luce furono appena 3.649. Unrisultato importante nella lotta all'infertilitàche, stando alla metà degliesperti interrogati nel corso della ricerca, riguarderebbe almeno il 20-30%degli italiani (cioè dal 10al 20% in più rispetto allestime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità)e dovrebbe essere combattuta, secondo i medici specialistici che hanno presoparte allo studio, con l'attivazione di programmi regionali e nazionali per loscreening ad hoc. 

Gli esperti sono anche concordi nel sottolineare l'importanzadella legge 40/2004 ma non nascondono qualche difficoltà presente a livello territoriale specie nel divario tra il Nord e il Sud (dove la maggiorparte delle strutture sanitarie che assicurano il servizio sono ancoraprivate). "Lo studio - secondo il Segretario della Fondazione IbsaGiuseppe Zizzo - evidenzia la richiesta forte e univoca di attivare quanto prima programmidi screening dell'infertilità e sterilità, nazionali eregionali, sia per le donne che per gli uomini affinché aumenti nellapopolazione la consapevolezza sul problema, sia attraverso un confronto piùallargato con il proprio ginecologo ben prima di decidere di avere un figlio,sia con un atteggiamento proattivo e di counseling di prima linea anche suquesti temi da parte dei medici di medicina generale". Insomma maggiore informazione per maggior consapevolezza. 



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