Bulimia: diagnosi di un disturbo del comportamento alimentare

La bulimia è un disturbo del comportamento alimentare. Chi ne soffre tende a ingerire grandi quantità di cibo in un lasso di tempo limitato; la crisi può essere seguita da un “comportamento compensatorio”. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste questa patologia e come diagnosticarla.


Il sintomo principale della bulimia sono le abbuffate.


La bulimia è una patologia che colpisce circa l'1,5%-2% delle adolescenti e giovani donne, ma che può manifestarsi anche nei ragazzi e nelle persone adulte. Come nel caso di atri disturbi del comportamento alimentare (anoressia, binge eating...) si tratta di una malattia mentale, spesso legata a delle cause psicologiche difficili da definire con certezza.

I sintomi e i comportamenti legati alla bulimia
Uno dei principali sintomi della bulimia sono le cosiddette abbuffate: le persone che ne soffrono mangiano, in poco tempo, delle grosse quantità di cibo. Ma non si tratta di un attacco di fame qualsiasi. L’accesso bulimico è improvviso e compulsivo, e si manifesta come una vera e propria perdita di controllo. Avviene in un tempo breve, di nascosto e generalmente lontano dai pasti, ed è spesso seguito da un comportamento compensatorio. Per evitare di prendere peso, una persona che soffre di bulimia può cercare di espellere quanto mangiato, per esempio attraverso il vomito autoindotto o facendo ricorso ai lassativi. Le crisi sono caratterizzate anche da una sensazione di malessere e di rifiuto di se stessi, e a volte anche da violenti dolori addominali.

Come si diagnostica la bulimia?
Le persone bulimiche e le loro famiglie non sanno sempre come affrontare la situazione. E non sempre si decidono a consultare uno specialista, che potrebbe effettuare una diagnosi corretta. In presenza dei sintomi descritti poco fa, il medico completa la sua analisi tenendo conto della frequenza delle crisi (in media due volte a settimana per tre mesi) e della condizione psicologica del paziente (ossessione nei riguardi del proprio peso, scarsa autostima...). Il medico cerca anche di rilevare la presenza di comportamenti compensatori, e di distinguere la bulimia da altri disturbi del comportamento alimentare (anoressia nervosa ecc.).

Come si cura la bulimia?
Nei casi più gravi di bulimia (come di anoressia), ovvero quelli in cui è a rischio la vita del paziente, può essere necessario il ricovero in ospedale. Negli altri casi, questo disturbo viene curato attraverso la psicoterapia, abbinata a un programma nutrizionale messo a punto col medico e, se necessario, al ricorso agli antidepressivi.

Fonte: Ministero della Salute

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