Cappuccino e cornetto: varianti per colazioni sfiziose

Giulia Vola

Di cappuccino e cornetto ce n'è (ben) più d'uno. Ecco una piccola guida per orientarsi nelle varianti italiane ed estere del must della colazione (non solo) italiana. 

Il cappuccino e il cornetto hanno decine di varianti in grado di soddisfare tutti i palati. © Alfio Scisetti/123RF

 

C’era una volta la colazione al bar: cappuccino e cornetto. Oggi tra le varianti cromatiche del cappuccino (chiaro, scuro, secco e via dicendo) e quelle esotiche (tipo il matcha-cappuccino o quello alle spezie) e le interpretazioni dei cornetti in versione dolce e salata, è utile fare un aggiornamento non solo per non farsi cogliere impreparati ovunque si vada ma anche per organizzare una romantica e sfiziosa colazione a letto

 

Cappuccino: la tradizione anzitutto

La tradizione racconta che il cappuccino nacque nel 1683 quando il frate cappuccino Marco d’Aviano ordinò un caffè in una bottega di Vienna e, trovandolo troppo amaro, lo allungò con del latte. Secondo un’altra storia, invece, il cappuccino è l’evoluzione del viennese Kapuziner, la bevanda a base di caffè, spezie e panna montata che alla fine del XVIII secolo conquistò il paese per poi sbracare a Trieste e nel resto dei territori italiani austroungarici. Di certo, la diffusione del cappuccino italiano come lo conosciamo risale agli anni Trenta del secolo scorso quando un italiano brevettò le macchina espresso in grado di creare la schiuma tipica del cappuccino. Sia come sia, la ricetta ufficiale vuole che si prepari versando in un tazza 25 ml di caffè e 125 ml di latte (caldo) e schiuma (montata nel bricco) divise in parti uguali. A piacere la spolverata di cacao o zucchero a velo.

 

Cappuccino: varianti in Italia e all’estero

In giro per l’Italia le varianti più note del cappuccino vanno da quello chiaro - che vuole poco caffè - a quello scuro - che invece ne richiede in abbondanza -, da quello in vetro - preparato versando in un bicchiere di vetro il latte ancora freddo e scaldandolo e montandolo direttamente nel bicchiere - a quello secco, con sola schiuma e quello (neo arrivato dopo aver conquistato i colossi americani) preparato il matcha, il tè giapponese.

In giro per il mondo il più famoso è flat white, la versione anglosassone (se la contendono australiani e neozelandesi ma ha conquistato i clienti di Starbucks) del cappuccino in tazza (molto) grande, preparato con poca (pochissima) schiuma di latte (rigorosamente intero), e un doppio espresso. Molto diffuso negli Usa è anche il cafe breve che alla schiuma mescola latte e panna in egual quantità. 

E ancora: in Germania si ordina l’Eiskaffee, una sorta di cappuccino in coppa costituito da caffè istantaneo, panna, gelato alla vaniglia e cacao in superficie; in Austria il cafe melange che vuole molto latte e caffè più leggero; in Irlanda il famoso (e alcolico) Irish coffee: caffè, zucchero di canna, panna e il whiskey irlandese.

 

Kipferl: l’origine del cornetto, del croissant e della brioche

In principio fu il kipferl, il panino dolce del XVIII secolo di origine austriaca a forma di cornetto e farcito di noci. Il precursore della versione italiana però, nasce nel 1683 quando l’assedio turco a Vienna venne respinto grazie ai fornai che, già al lavoro, diedero l’allarme. Risultato: per festeggiare infornarono un dolce con la forma della bandiera del nemico "mangiato". Viennoiserie che ebbe un enorme successo e grazie ai rapporti commerciali con l'allora Serenissima Repubblica di Venezia si diffuse anche in Italia. 

Oggi il cornetto, il Re della colazioni al bar a base di burro (più spesso margarina), farina, uova, zucchero, acqua e un tuorlo spennellato sulla superficie dorarla, si trova nelle versioni dolci - la più diffusa è ripiena di marmellata all’albicocca, ma anche ai frutti di bosco, alle mele, al miele, al cioccolato e alla crema pasticciera) - e in quelle salate - al prosciutto e formaggio, ma anche alle verdure. Per il debutto in Francia, invece, bisogna aspettare il 1770 quando l'austriaca Maria Antonietta sposò il futuro re Luigi XVI facendo scoprire a lui (e tutti i sudditi), il cornetto viennese nella versione più burrosa battezzata croissant.   

Infine la brioche, il dolce da forno lievitato che spesso viene confuso come sinonimo di croissant. In realtà si distingue per forma, preparazione e gusto. Prodotto con la tecnica della sfogliatura, è sostanzialmente un pane con l’aggiunta di uova, burro e zucchero dalle forme più diverse e il sapore più neutro. Per questo è spesso farcito (notissima la versione palermitana della brioche con gelato) o arricchito nell’impasto con gocce di cioccolato (pain au chocolat), uva sultanina (pain aux raisins), frutta candita o frutti di bosco. Senza dimenticare le versioni salate: da quelle con foie gras a quelle con salmone passando per salsiccia, formaggio e verdure, ce né per tutti gli accostamenti.

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