Ernia iatale: di cosa si tratta?

Cristina Piotti
Ernia iatale, un disturbo che sentiamo nominare spesso ma che non sempre viene correttamente e tempestivamente riconosciuta dai pazienti. Come ci spiega la nostra esperta.

Ernia iatale, un problema che è asintomatico, quindi non sempre evidente.


Ernia iatale, un disturbo fastidioso, non sempre immediatamente riconosciuto, eppure che è fondamentale trattare, con l'aiuto del medico di famiglia e dello specialista. Come? Ce lo spiega la dottoressa Pamela Pacini, medico di Medicina Generale della ATS Milano città metropolitana.

Cos'è?

L’ernia iatale è la risalita di una porzione dello stomaco attraverso un foro del diaframma, lo iato esofageo, attraverso il quale normalmente l’esofago prosegue con lo stomaco, con il conseguente passaggio dall’addome al torace.

Da cosa è causata?

L’origine della risalita può dipendere da cause congenite, traumatiche, dietetiche, o dall’eccessiva pressione sull’addome, come nell’obesità, ma spesso le cause restano sconosciute.

I sintomi dell'ernia iatale?

Spesso i pazienti sono asintomatici. Alcuni riferiscono una “cattiva digestione”, cioè dispepsia: sazietà precoce, senso di peso e distensione addominale, eruttazioni frequenti. Quando all’ernia iatale si associa il reflusso gastroesofageo, ovvero la risalita di succhi gastrici dallo stomaco all’esofago, possono esserci sintomi come bruciore alla bocca dello stomaco o dietro lo sterno, rigurgiti acidi, raucedine e tosse stizzosa. In casi meno frequenti può manifestarsi dolore toracico con caratteristiche simili a quelle dell’infarto o dell’angina, come il senso di costrizione del petto e un dolore che si irradia verso il collo o il braccio sinistro.

Quali sono gli esami da fare?

Per la diagnosi di ernia iatale si usa la radiografia delle vie digestive superiori con mezzo di contrasto, capace di evidenziare anche piccole ernie, ma, soprattutto, la gastroscopia, che consente di valutare l’eventuale associazione con il reflusso gastroesofageo (erosioni, ulcere o stenosi) e permette l’esecuzione di biopsie della mucosa. Infine, in presenza di sintomi atipici di reflusso, come il dolore toracico, è opportuno eseguire una visita cardiologica per escludere la presenza di problematiche cardiache alla base del dolore.

Quali sono i rischi, se non si cura?

Le complicanze più frequenti sono rappresentate dai danni che il contenuto acido dello stomaco produce sulle pareti dell’ernia e dell’esofago, se si associa il reflusso. Anche la permanenza di cibo nel tratto soggetto all'ernia può provocare alterazioni della mucosa fino alla ulcerazione e al sanguinamento della stessa.

E la cura?

Non serve una cura farmacologica, a meno che l’ernia iatale non si associ al reflusso gastroesofageo, come spesso accade. Ed è importante soprattutto seguire alcune regole comportamentali: non consumare pasti abbondanti, non fumare, evitare di sdraiarsi subito dopo aver mangiato, mantenere il peso sotto controllo, evitare cibi troppo elaborati, che richiedono una lunga digestione, e cibi come cioccolata, menta, alcolici, caffè, agrumi e pomodoro che possono scatenare i sintomi da reflusso.

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