Mononucleosi: sintomi e diagnosi

La mononucleosi, detta anche infettiva, è una malattia contagiosa causata dalla maggior parte dei casi dal virus Epstein-Barr.


Mononucleosi infettiva

La mononucleosi è un termine che indica un’anomalia biologica data dall’aumento del numero di monociti, un tipo di globuli bianchi.
Questa anomalia è principalmente riscontrata nella mononucleosi infettiva, patologia benigna che è provocata da un tipo di virus appartenente alla famiglia dell’herpes, il virus Epstein-Barr. Questo virus intacca le ghiandole nelle quali può nascondersi e restare in uno stato latente. Essa non appare che una sola volta nel corso della vita di un individuo, momento, questo, in cui il corpo apprende a combatterla. Il virus poi, dimora, “addormentato”, fino alla fine della vita. La mononucleosi infettiva colpisce soprattutto gli adolescenti e i giovani, con picco di frequenza tra i 15 e i 25 anni. Mentre, d’altra parte, circa l’80-90% degli adulti europei presentano gli anticorpi anti-EBV.

Contagio

La mononucleosi si trasmette attraverso la saliva. La durata del periodo di incubazione è di circa 4-6 settimane, ma tende ad aumentare con l’età. Come patologia infettiva, essa è altamente contagiosa, anche se il periodo di contagio è lungo e può durare fin dopo a 20 mesi dalla guarigione.

Sintomi

I sintomi della mononucleosi sono notoriamente indicati da una stanchezza intensa, febbre, ghiandole a livello del collo, angina che spesso presenta un deposito biancastro, un’eruzione sul velo del palato, gola dolorosa e aumento del volume della milza.

Il contesto clinico della mononucleosi infettiva comprende anche sintomi quali cefalee, tonsille ingrossate ed eritematose (aspetto rosso), porpora sul velo del palato, infiammazione di naso, bocca e delle congiuntive. Questi sintomi possono manifestarsi durante un periodo che va da qualche settimana a diversi mesi. Da notare che la mononucleosi infettiva risulta asintomatica (a parte una leggera astenia) in circa il 50% degli individui infettati, e soprattutto nei casi di mononucleosi nei bambini.


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Diagnosi

La diagnosi è generalmente realizzata in due fasi: un prelievo delle secrezioni nella gola può scartare l’eventuale patologia correlata ad un’angina di origine batterica, mentre dei test sanguigni possono mettere in evidenza la presenza di anticorpi anti-Epstein-Barr, soprattutto se si è in presenza di sintomi non troppo evidenti.

La diagnosi della mononucleosi riposa nell’osservazione dei segni fisici. In caso di dubbio, un prelievo di sangue è effettuato in seno alla messa in evidenza dell’aumento del numero dei linfociti e dei monociti nel sangue. Se necessario un test sierologico completerà il bilancio sanguigno e determinerà la presenza degli anticorpi specifici all’infezione.

Cura

Oltre ad eventuali trattamenti sintomatici (ad esempio l’assunzione di paracetamolo in caso di febbre o di corticosteroidi in caso di aumento del volume delle tonsille), non esiste un trattamento specifico mirato a debellare il virus EVB, i segni della mononucleosi scompaiono generalmente spontaneamente nell’arco di qualche settimana. Per trattare questa patologia, favorendo la sua guarigione, è necessario molto riposo, bere molta acqua e in caso di complicazioni, verranno prescritti dal medico antidolorifici e cortisone.

Prevenzione

Non esiste un metodo preventivo della mononucleosi infettiva, ma si può evitare il contagio non abbracciando o entrando in contatto con la persona contagiata, evitando di usare gli stessi utensili di cucina (forchette, bicchieri, eccetera) e mantenere un’igiene delle mani attenta e costante.

Complicazioni

Nella maggior parte delle situazioni, l’evoluzione è benigna e la malattia guarisce spontaneamente in meno di un mese. La stanchezza, tuttavia, può prolungarsi per diversi mesi. Complicazioni più o meno gravi possono osservarsi in rari casi. Quest’ultimi riguardano diversi organi quali: il cuore (miocardite), il cervello, i polmoni, i neri e il fegato (epatite virale). Una lesione della milza in fase acuta dell’infezione è tra le altre complicazioni conosciute, ma, fortunatamente, molto rare. Infine il virus EVB può essere un fattore di rischio di sviluppo di eventuali tumori (quali i linfomi e cancro alla faringe).


Foto: © Roberto Biasini - 123RF
L'articolo originale è stato scritto da p.horde. Tradotto da ClaudiaScarciolla. Ultimo aggiornamento 29 marzo 2018 alle 10:49 da AnnaBellini.
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