Condizione femminile, nel mondo, oggi

Giulia Vola
  • Dal diritto all'aborto messo in discussione anche negli Usa al divario salariale, passando per femminicidio e tratta: ecco il peggio della condizione della donna del Terzo Millennio.

    L'ultimo ad aver messo in discussione il diritto all'aborto è il neoeletto presidente Usa Donald Trump. © Vadim Guzhva/123RF

     

    Aborto: un diritto che vacilla (anche negli Usa)

    Il diritto all’aborto volontario, una delle conquiste che hanno emancipato la condizione femminile nella società (e migliorato l’aspettativa di vita, dal momento che l'aborto clandestino resta la prima causa di morte per le donne in età fertile) non gode di buona salute. Dopo la Polonia, stato in cui ha rischiato di essere del tutto cancellato, è il turno degli Stati Uniti d’America: il neopresidente Donald Trump non ha mai fatto mistero di volerlo cancellare e, durante la sua prima intervista, ha dichiarato che nominerà giudici pro-vita alla Corte Costituzionale. L’obiettivo è rovesciare la sentenza della Corte Suprema che sancisce il diritto all’aborto rimettendo la questione ai singoli stati.

  • Discriminazione economica femminile

    Per appianare le diseguaglianze economiche bisogna aspettare 117 anni. © Goran Bogicevic/123RF

     

    Anche il Global Gender Gap del 2016 ha sancito la sproporzione economica tra la condizione della donna e quella dell'uomo: a parità di mansioni e qualifiche le donne italiane guadagnano il 10,9% in meno dei rispettivi colleghi. Nel mondo, per appianare la discriminazione dei salari, bisognerà aspettare 117 anni. Il fatto è che le donne lavorano di più (considerando anche la cura dei figli al lavoro domestico) ma, in media, guadagnano la metà di un uomo. Un soffitto di cristallo denunciato anche da star di Hollywood (da Patricia Arquette a Jennifer Lawrence passando per Robin Wright) e donne impegnate, prima tra tutte Christine Lagarde, direttrice del Fondo monetario internazionale, che oltre ad essere vergognoso, sottrae all’economia 9 mila miliardi di dollari.

  • Femminicidio

    La maggior parte dei femminicidi avviene tra le mura domestiche. © Peerayot To-im/123RF

     

    A proposito di condizione femminile e violenza, la cronaca racconta una società ancora da cambiare: sebbene il delitto d’onore sia stato cancellato dal codice penale quasi 30 anni fa, il femminicidio ha preso il suo posto. Solo in Italia succede una volta ogni tre giorni, 7 su 10 tra le mura domestiche, 4 su 10 il movente è passionale, 1 su 5 a causa di liti. Una strage che non solo uccide le donne ma spezza le vite anche ai figli della coppia che, in un attimo, perdono entrambi i genitori, trasformandosi in orfani. 

  • Stupri e violenze

    Il 25 novembre è la giornata per dire "basta" alla violenza sulle donne. © Peerayot To-im/123RF

     

    La condizione femminile non è ancora abbastanza tutelata dalla legge: mentre in oltre 100 paesi manca una legislazione che punisca la violenza domestica, più del 70% delle donne ha subito maltrattamenti fisici o abusi sessuali nel corso della propria vita. Numeri enormi, considerando che rappresentano la punta di un iceberg sommerso (anche) per paura di sentenze che condannano le vittime. Perciò, come ha sottolineato Michelle Bachelet, Vice Segretario Generale e Direttore Esecutivo di UN Women presentando la prossima Giornata mondiale contro la violenza sulle donne (il 25 novembre) "occorrono cambiamenti culturali per smettere di guardare alle donne come ‘cittadine di seconda classe’: dobbiamo creare una cultura di rispetto"

  • Infanticidio femminile

    India e Cina sono i paesi dove l'infanticidio femminile ha conseguenze più gravi sulla popolazione. © Paul Vasarhelyi/123RF

     

    Sebbene vietati dalla legge, l'infanticidio femminile e l'aborto selettivo, uccidono alla nascita 1,5 milioni di bambine ogni anno. Succede perché la condizione femminile è vissuta ancora come un peso, in molte società, prime tra tutte India e Cina, dove le "donne mancate" sarebbero 117 milioni. Una strage silenziosa che non solo è vergognosa ma anche molto pericolosa per gli equilibri demografici dei paesi interessati.

  • Non è un mondo per donne

    Negli Emirati Arabi Uniti la sproporzione tra il numero di donne e uomini è quasi di 1 a 3. © jackmalipan/123RF

     

    In un mondo popolato per lo più da uomini (secondo le stime Onu sono 101,8 ogni 100 donne), ci sono paesi in cui lo squilibrio è preoccupante e va di pari passo con la carenza di diritti e la condizione femminile vive realtà più difficili. Il podio della top ten va agli Emirati Arabi Uniti dove la sproporzione è di quasi 1 a 3 (le donne sono il 26,7% della popolazione) - e, tanto per fare un esempio, in un tribunale la testimonianza di una donna vale la metà -, in seconda posizione il Qatar (27,4%) e in terza l'Oman (33,7%), realtà più facili per le donne ma a patto che vivano nelle città. Seguono Bahrein, Arabia Saudita, Kuwait, Bhutan, India, Malesia e Afghanistan. Quest'ultimo è anche il paese che, in assoluto, è meno a misura di donna.

  • Diritto all'istruzione

    Più della metà dei bambini che non ha accesso all'istruzione è di sesso femminile. © Sam D Cruz/123RF

     

    Il diritto all’istruzione è un altro dei traguardi per migliorare non solo la condizione femminile ma del mondo intero: secondo un rapporto della Banca Mondiale se le donne dell'Africa sub-sahariana (una delle aree in cui le bambine sono meno alfabetizzate al mondo) avessero pari diritto di andare a scuola e accedere accredito e alla terra, il PIL della regione potrebbe crescere di quasi un punto all’anno.

    Eppure, come sa bene Malala Yousafzai, l'attivista pakistana premio Nobel diventata il simbolo della lotta, la strada è ancora lunga: nel mondo, due terzi degli analfabeti in età adulta è di sesso femminile e il trend non sta migliorando visto che dei 121 milioni di bambini che non sono mai andati a scuola, più della metà (il 54%) sono bambine.

  • Infibulazione e mutilazioni genitali

    Le bambine che rischiano mutilazioni ai genitali sono 1,5 milioni ogni anno. © bennymarty/123RF

     

    L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fatto i calcoli su uno degli aspetti più terribili della condizione femminile: le donne che hanno subito mutilazioni ai genitali. Ebbene, sono 130 milioni, le bambine a rischio sono 3 milioni ogni anno e, nonostante la circoncisione femminile sia la più praticata, gli orrori hanno più forme: escissione del clitoride, infibulazione o circoncisione faraonica e mutilazioni genitali, tanto per chiamare gli orrori con i loro nomi. Nel 2012 l’Onu ha stilato una risoluzione per la messa al bando: il problema è che, oltre ad essere ancora legale in molti paesi, la pratica è un retaggio culturale difficile da abbattere, anche tra le donne stesse. Il 6 febbraio di ogni anno ricorre l'International Day of Zero Tolerance for Female Genital Mutilation.

  • Donne schiave

    Dalla tratta delle donne alle schiave dell'Isis: le donne sottomesse e sfruttate sessualmente sono le schiave moderne. © loganban/123RF

     

    Anche nel Terzo Millennio, la condizione della donna nei paesi in guerra e non solo in quelli è segnata dalla schiavitù. Ci sono le siriane e le irachene trasformate in schiave dell'Isis e ci sono le donne che partono soprattutto (e ogni anno di più) dalla Nigeria (ma anche dalla Somalia, Gambia e Sudan) convinte di andare incontro a un futuro e si ritrovano su un marciapiede, alla mercé di aguzzini che le trasformano in prostitute e loro schiave.  

  • Spose bambine

    La difficile condizione femminile in Asia e Africa dove si concentra il maggior numero di spose bambine. © harshvardhan/123RF

     

    La condizione femminile dei tempi moderni fa (ancora) i conti con le spose bambine: se nel mondo 700milioni di donne sono state costrette ad esserlo in passato, ogni anno succede (ancora) 15 milioni di volte, per lo più in Africa, al punto che se la tendenza non cambia strapperà il primato all’Asia. Una piaga che non solo distrugge l’infanzia alle vittime e nella maggior parte dei casi ne spezza il futuro (strappandole all’istruzione), ma le mette anche in serio pericolo di vita a causa di gravidanze premature.

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