I diritti delle donne: in Italia e nel mondo ancora discriminazioni

Giulia Vola
Da Cortina d'Ampezzo alla Scozia passando per il Regno Unito e poi oltre: Iran, Arabia Saudita, India e Sud America, i diritti delle donne sono violati a tutte le latitudini.  

donne velate a Cortina, per protesta contro la mancata parità dei diritti e (anche) in Iran, controllate da “Squadre per la moralità”.


Tra i mancati diritti delle donne ci sono quelli che non fanno (quasi) più notizia ma è bene ricordare: in Arabia Saudita non possono guidare né uscire di casa da sole; nell’India del Gujarat le nubili non possono avere un cellulare; in Yemen non possono fare da testimoni in processi di adulterio, sodomia, furto e diffamazione; in Sud Africa la legge ammette spose bambine a patto che abbiano 12 anni. Stupisce un po' di più che nel Regno Unito non possano arruolarsi nel corpo della Royal Marines, meno che in Sud America l’aborto sia negato del tutto in alcuni paesi e concesso in altri (Haiti, Honduras, Venezuel, Ecuador, Guatemala, Argentina e Paraguay) solo in caso di pericolo di vita o di stupro (Brasile e Panama). O che in Madagascar, dopo il tramonto, debbano chiudere bottega e tornare al focolare. Fa male ricordare che in Bangladesh, a Singapore, in Sri Lanka, in Birmania e alle Bahamas lo stupro coniugale sia legale. O che in Israele la legge ebraica impedisce alle donne di chiedere il divorzio. O che in Giordania, Libano, Algeria, Tunisia e Iraq uno stupro si ripari con un matrimonio.

I (non) diritti delle donne oggi

Il triste elenco diffuso dalle Nazioni Unite in occasione dell'8 marzo 2016 ricorda poi che in Europa il gentil sesso guadagna il 16,1% in meno dei rispettivi colleghi uomini sebbene da 56 anni viga (in teoria) la parità di retribuzione, che troppe donne non lavorano e che non siano abbastanza rappresentate nella pubblica amministrazione e in politica. Quello che il rapporto non dice, fa altrettanto male. Per esempio, il fatto che di recente la corte di Starburgo abbia decretato che, a proposito di aborto in Italia, è "a rischio la salute delle donne" visto l'alto tasso di obiettori di coscienza. 

I diritti delle donne in Italia

Ma la lista della mancata parità tra i sessi va davvero da un estremo (e una latitudine) all'altro. Va a Cortina, dove le (medioevali) Regole d’Ampezzo impediscono alle donne di ereditare terreni (boschi, pascoli e campi) a meno che non abbiano fratelli maschi e a patto che non sposino forestieri o uomini che non appartengono a famiglie regoliere, quelle storiche, per intenderci. Incredibile ma vero: nell’evoluta landa tra Veneto e Alto Adige vigono ancora le leggi vecchie 1500 anni, vengono discusse alla "Ciasa de ra Regoles", la casa delle Regole, da 1200 regolieri (ovviamente uomini) che di adeguarsi alla (quasi) parità dei sessi del Terzo millennio non hanno nessuna intenzione. O meglio, qualcuno ce l’ha, visto che lo scorso aprile il 65 per cento ha votato a favore. Peccato che per cambiare la solfa dovevano essere d’accordo i due terzi dei votanti e per 18 voti la proposta è stata bocciata. Per protesta le donne hanno indossato il burqa. 

I diritti delle donne nel mondo

Va nella Scozia dove il primo ministro è una donna ma lo statuto vecchio più di 270 anni del Muirfield, il prestigioso club di golf vieta alle donne di far parte del consiglio. Ebbene: se per 16 volte, dal 1892 ad oggi, ha ospitato il British open, quest’anno il Royal and Ancient, l’organismo che gestisce l’importante torneo, lo ha depennato dall’elenco dei campi destinati a ospitare la competizione. Dal canto loro i membri hanno fatto spallucce: "Muirfield deve seguire la volontà dei suoi membri", ha risposto Henry Fairweather, il direttore del campo. "Le donne continueranno ad essere le benvenute sul percorso e nella club house come ospiti e visitatrici". E mentre Nicola Sturgeon, la prima ministra cinguettava su Twitter che "La Scozia ha donne leader in ogni settore. Siamo nel 2016, tutto ciò è indifendibile", Peter Allis, il commentatore sportivo della Bbc che da anni segue il golf ha suggerito al gentil sesso che vuole avere voce in capitolo di “sposare un membro”.             

E va nell'Iran che aveva promesso più emancipazione, dopo la notizie di modelle, truccatori, fotografi e gestori di saloni di bellezza arrestati per aver pubblicato su Instagram immagini di donne non velate e quindi colpevoli di aver diffuso “promiscuità e cultura immorale e anti-islamica”, da qualche mese sono spuntate per le strade le “Squadre per la moralità” che vanno a caccia di signore dagli usi e costumi ritenuti troppo occidentali. D’altra parte in Iran le donne non possono nemmeno cantare da soliste in pubblico, come ha di recente raccontato Kimia Ghorbani a The voice of Italy, né assistere a partite di pallavolo e calcio. 

E ancora, va in Egitto, dove il National Security Council ha formalmente denunciato lo zitellismo - circa il 40% della popolazione femminile in età da maritarsi è single, e il numero è in crescita - come un nuovo e allarmante pericolo per la sicurezza dello Stato (al pari o forse più del terrorismo), e va nella Turchia dove le donne - che “non dovrebbero ridere in pubblico” (parola del vice primo ministro turco, Bülent Arınç) - ora vengono invitate (con successo) alla Modest Fashion Week di Istanbul a sfilare con hijab, niqab e abaya. Per la serie i tempi cambiano, purtroppo in peggio.

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