"Trump è un viscido": Hillary Clinton dice la sua in un libro

Giulia Vola

In What Happened, il libro in uscita nelle librerie il 12 settembre, Hillary Clinton ripercorre la corsa elettorale, rivela ciò che pensava su Donald Trump e come si è censurata.

Hillary Clinton, l'ex candidata presidenziale, racconta in un libro i retroscena della corsa elettorale. © Kika Press


What happened, cosa accadde. Se lo sono chiesti in tanti quando Donald Trump vinse le elezioni. Se l’è domandato per prima Hillary Clinton, la sua sfidante, che dopo mezza vita vissuta a pane e Casa Bianca - prima nelle vesti di First Lady, poi di senatrice, poi di segretario di Stato - è stata sconfitta dall’uomo che, oggi, descrive senza troppi giri di parole “un viscido”.

Libera di dire quello che pensa (e pensava), lo fa nel libro edito da Simon & Schuster in uscita negli nelle librerie il 12 settembre. Fin dalle prime righe della prefazione, dove scrive: “quando mi si avvicinava da dietro mi si accapponava la pelle”. A metà strada tra una cronaca e una psicanalisi della débacle elettorale, la Clinton chiarisce: “voglio piuttosto levare i veli su un’esperienza che è stata esilarante e festosa, un’esperienza che rende più umili e a tratti fa infuriare o risulta incomprensibile. Scrivere tutto questo non è stato facile. Ogni giorno da candidata alla presidenza pensavo che milioni di persone contavano su di me, e non potevo sopportare di lasciarli soli. Invece è accaduto. Non ho finito il lavoro. E devo vivere con questo cruccio per il resto della mia vita”.

A proposito dei tre dibattiti in tv, s’interroga: “Dovevo stare calma, sorridere e andare avanti, anche se lui invadeva di continuo il mio spazio personale? O girarmi, fissarlo negli occhi e dire chiaro e forte 'stai indietro viscido, stai lontano da me. So che ami intimidire le donne, ma non puoi intimidire me'. Ho scelto l’opzione A”. Chissà se la storia sarebbe andata diversamente se l’ex First Lady avesse scelto di mettere da parte il suo aplomb e dire ciò che, realmente, pensava.

Un dubbio che l’ha attanagliata un mese prima del voto, quando il pussy-grabbing, l’afferrare per le parti intime le donne, ovvero la tecnica di seduzione di Trump offese (o avrebbe dovuto offendere) tutte le donne. “Quando si metteva dietro di me dicevo ‘questo non va mica bene’, era il secondo dibattito, poco dopo tutti avrebbero saputo del suo modo di approccio con le donne”, riflette la Clinton. E ancora: “Io camminavo e lui mi seguiva passo passo, fissandomi e facendo le facce strane, mi sentivo davvero a disagio, avevo il suo fiato sul collo, letteralmente parlando. É uno di quei momenti in cui vorresti spingere pausa, chiedere a chiunque ‘cosa faresti?’”. Come reagì è ormai cronaca: preferì la calma alla rabbia, come le aveva insegnato l’esperienza - “Mi mordevo la lingua, mi stringevo le mani, tutto pur di mantenere un viso composto davanti al mondo” - tecnica che, però, non la ripagò con la stessa moneta.

Va da sé che nella disamina trovano posto anche le ingerenze esterne, da quelle russe a quelle dell’ex direttore dell’Fbi, che a una manciata di settimane dal voto riaprì le indagini per sulle email private usate nell’esercizio di funzioni pubbliche.

Insomma, ce n’è per tutti. Chissà se tra le pagine c’è spazio anche per Melania Trump che, coincidenza vuole, ha scelto il giorno del lancio delle anticipazioni del libro per ringraziare via Twitter Chelsea Clinton, la figlia di Hillary, perché, ancora una volta, ha difeso il piccolo Barron vestito “troppo casual” al ritorno dalle vacanza (bermuda e maglietta) e per questo criticato dai media: “Grazie Chelsea Clinton - cinguetta la First Lady -, è importante sostenere che i bambini possano essere se stessi”. Considerazione, quest’ultima, che farà rosicare Hillary che, invece, ha scelto di non essere se stessa. E ha perso.

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