Elena Ferrante, L'amica geniale diventa una serie tv

Giulia Vola

Intervistata dal New York Times, Elena Ferrante racconta L'amica Geniale che approda sul piccolo schermo: sarà una serie tv diretta da Saverio Costanzo e targata Rai ed Hbo. 

L'amica geniale, il primo romanzo della tetralogia di Elena Ferrante ambientato a Napoli diventerà una serie tv. © Yulia Grogoryeva/123RF


La conoscono (quasi) tutti anche se (quasi) nessuno sa chi è. Poco importa perché dopo aver venduto milioni di copie in tutto il mondo, L’amica geniale di Elena Ferrante che approda sul piccolo schermo e diventa una serie tv diretta da Saverio Costanzo e targata Rai ed Hbo fa notizia anche senza il volto dell'autrice, perfino dall’altra parte dell’Oceano. Non a caso la notizia arriva da un’intervista del New York Times alla misteriosa scrittrice - tra le 100 persone più influenti al mondo secondo il Times - che, celata dietro al suo pseudonimo, è curiosa quanto gli spettatori di vedere il “cambiamento radicale” dalle pagine del primo romanzo di una tetralogia alle scene di un set di una serie tv.

Le protagoniste saranno sempre Lila e Lenù, due bambine che diventano grandi in una Napoli povera e degradata, ma personaggi e luoghi “lasciano il mondo dei lettori per entrare in quello molto più vasto dei telespettatori, incontrano persone che non hanno mai letto di loro e che per circostanze sociali o per scelta non l’avrebbero mai fatto” spiega la Ferrante, che aggiunge, “è un processo che mi intriga”.

Tanto più perché in questo processo, l’autrice si limita a guardare, al massimo a suggerire: “Non ho le capacità tecniche per farlo - spiega - ma sto leggendo tutti i testi e mandando note dettagliate. Non so se ne terranno conto. È molto probabile che le useranno più avanti, nell’ultima versione del copione”. Sarà come sarà, ma la Ferrante non ha paura. Non teme nemmeno che le due protagoniste appaiano diverse rispetto alle descrizioni nel libro. D’altra parte “nessuna persona reale combacerà mai con l’immagine che io o un lettore abbiamo in mente” conferma, consapevole che va sempre così, dal momento che “la parola scritta ovviamente definisce ma per la sua natura lascia molto all’immaginazione del lettore. L’immagine visiva invece (…) è destinata a escludere sempre qualcosa che le parole ispirano”. Insomma, la prima ad essere curiosa sarà proprio lei, che quelle due bambine e quegli scorci li ha creati.

A proposito del casting, la produzione - Domenico Procacci per Fandango e Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Wildside - fa sapere che, proprio per aderire meglio alla realtà, le piccole protagoniste saranno bambine dei quartieri napoletani e non attrici professioniste. Un azzardo, obietta il giornalista Jason Horowitz. Non del tutto, ribatte la Ferrante visto che “i bambini attori ritraggono i bambini come gli adulti immaginano che dovrebbero essere”, al contrario, spiega l’autrice, “bambini che non sono attori hanno qualche possibilità di uscire dallo stereotipo, specialmente se il regista è capace di trovare il giusto equilibrio tra realtà e finzione”.

Allo stesso modo Napoli sarà la Napoli plasmata dai personaggi perché l’energia di una città “deriva dalla densità della loro storia, dal potere della loro letteratura e delle loro arti, dalla ricchezza emozionale degli eventi umani che vi hanno luogo”. E siamo al nocciolo della questione: l’energia che la Ferrante è riuscita a concentrare nelle pagine e che ha inchiodato milioni di persone. Un’energia che, si augura, trapeli anche dal piccolo schermo: “Spero che il racconto visivo provocherà emozioni autentiche, sentimenti complessi e anche contraddittori. È questo che ci fa innamorare delle città”. E della letteratura, e del cinema che li rappresenta. E anche degli autori, pure senza volto.

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