Velo islamico nell'esercito: la Turchia dice sì

Giulia Vola

Il presidente conservatore turco Recep Tayyip Erdoğan fa cadere l'ultimo pilastro dello stato laico di Ataturk: le donne soldato potranno indossare il velo sotto l'elmetto. 

La Turchia laica fondata da Ataturk con la costituzione del 1924 ormai è solo più un ricordo. © Oleg Breslavtsev/123RF


Anche l’ultimo baluardo della Turchia laica di Mustafa Kemal Ataturk si è sbriciolato: il velo islamico è ammesso anche tra le fila dell’esercito, sotto il berretto o l’elmetto, a patto che sia in tinta con l’uniforme e senza disegni od orpelli.

Insomma, la battaglia iniziata nel 2013 dal presidente Recep Tayyip Erdoğan per smantellare i pilastri della laicità gettati nell’ormai lontano 1924 con una delle costituzioni più moderne ancora oggi, ormai è compiuta. Cominciò con le studentesse universitarie, proseguì con le impiegate negli uffici pubblici, ha chiuso con le donne soldato. Mancano pochi mesi al referendum presidenziale e la mossa è volta a consolidare il bacino del suo elettorato conservatore che, negli ultimi anni, si è sentito oppresso dai “turchi bianchi”, come vengono apostrofati i laici. Non a caso, sempre a loro, era diretto l’annuncio di una settimana fa di voler costruire una moschea in piazza Taksim, baluardo dell’Istanbul laica che fu.

Anche in Parlamento siedono donne velate. E ci sono donne velate perfino nei ministeri. Eppure le donne “non dovrebbero ridere in pubblico”, stando a quanto dichiarò il vice primo ministro turco, Bülent Arınç. E lo scorso autunno, per poco non è passata la legge che approvava il matrimonio riparatore (dopo uno stupro) e le spose bambine.

Non tira una buona aria in Turchia. Soprattutto se sei donna. Chissà se l’Europa si è pentita di essere stata così tiepida, dieci anni fa, quando la maggior parte dei cittadini voleva entrare nella Ue e il paese era ancora quello costruito da Ataturk. Oggi quel matrimonio tra Islam e democrazia sembra sfumato e Bruxelles sembra avere le mani legate.

Soprattutto dopo il fallito golpe di luglio 2016 e dopo il (desolante) silenzio rispetto alle purghe di massa di Ankara che hanno estromesso dalla società civile migliaia di professori, uomini dell’esercito e chiunque fosse ritenuto vicino a Fethullah Gulen, ritenuto la mente del putsch. Sulla base di semplici sospetti, s’intende.

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