Sharia: le donne musulmane contro il divorzio immediato

Giulia Vola

Le associazioni di donne musulmane indiane hanno presentato una petizione alla Corte Suprema affinché il divorzio immediato con il triplo “talaq” venga dichiarato incostituzionale.

Secondo un'interpretazione sunnita della Sharia basta che un uomo ripeta 3 volte "talaq" per divorziare. © Paul Prescott/123RF


Basta che il marito ripeta tre volte “talaq” e la moglie si ritrova senza fede al dito: succede in India, di persona, per sms e via email. Succede a causa di un’interpretazione sunnita della Sharia, la legge islamica, che ammette il divorzio immediato. Scenario che, finalmente, le associazioni di donne musulmane indiane sono riuscite a mettere in discussione presentando una petizione alla Corte Suprema.

Peccato che, prima di assistere alla fine di questa pratica superata perfino in paesi musulmani come Arabia Saudita, Pakistan e Bangladesh - dove per divorziare si va in Tribunale -, la strada sia ancora lunga. Stesso destino per l’halala, un’altra prescrizione coranica (anche in questo caso, un’interpretazione radicale) secondo cui una moglie abbandonata a suon di “talaq”, può risposare il marito che l’ha ripudiata solo se nel frattempo la donna si è risposata con un altro uomo, ha avuto un rapporto sessuale ed è stata poi nuovamente cacciata.

Il braccio di ferro con la Corte Suprema è tutt’altro che scontato: il governo di Delhi, chiamato in causa dall’Alta Corte di Allahabad che aveva bollato la pratica come incostituzionale e domandato se “le donne musulmane dovranno soffrire questa tirannia per sempre” e se “è giusto che la legge personale dell’Islam sia così crudele nei confronti di queste mogli sfortunate”, non ha esitato a definire il triplo talaq contrario all’eguaglianza tra uomini e donne garantita dalla Costituzione. Giudizio che ha indispettito il leader dell’Indian Muslim Personal Law Board, l’istituto musulmano che in India difende la legge personale o religiosa: “Meglio divorziare da una donna che ucciderla” ha tuonato rimandando al mittente le polemiche.

La questione, però, va contestualizzata in una nazione dove tra spose bambine, doti che indebitano le famiglie e uxoricidi travestiti da suicidi, le abitudini induiste non brillano per rispetto dei diritti delle donne. Il fatto è che anche se la Corte Suprema di Delhi dichiarerà incostituzionale la pratica, dovrà fare i conti con la minoranza islamica che, secondo la costituzione, ha il diritto di seguire la Sharia.

Insomma, oltre alla legge dello Stato, sarebbe necessario mettere mano anche al divorzio islamico secondo l’interpretazione della scuola Hanafi dell’Islam sunnita. Ipotesi che dilata a dismisura i tempi e le prospettive delle coraggiose donne musulmane indiane.

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