Sfida accettata su Facebook: dalla lotta al cancro all'album di famiglia

Giulia Vola

"Sfida accettata", la campagna di sensibilizzazione nata nell'estate 2016 su Facebook per la lotta al cancro, si è trasformata nello sfoggio delle vecchie foto.

"Sfida accettata", la challenge nata per la lotta al cancro si è trasformata nello sfoggio degli album di famiglia. © gekaskr/123RF
 


Nata per sensibilizzare l’opinione pubblica (social?) sulla lotta al cancro, la “Sfida accettata" si è trasformata nello sfoggio dei vecchi album di famiglia. Era agosto quando dal Regno Unito anche l’Italia fu contagiata dall’ennesima Challenge: “Dato che hai messo 'Mi piace' alla mia foto, - recitava il messaggio della catena - ora devi postarne una in bianco e nero, scrivendo “Sfida accettata”. Riempiamo Facebook di foto in bianco e nero per mostrare il nostro supporto alla battaglia contro il cancro”. Iniziativa che fece rumore quando, a settembre, MagicaDebby postò su Facebook un selfie sgargiante. Lei, malata di cancro al colon, che aveva trasformato la sua bacheca in un diario di “viaggio”, non ci stava a dipingere (tanto meno a onorare) di bianco e di nero i malati.
 

Deborah, 41 anni, malata di cancro, polemizzò con Sfida Accettata. © Facebook@MagicaDebby

Il Cancro non sono sfumature di grigio - scriveva Deborah, 41 anni, madre e moglie in quel post che in un giorno collezionò 13mila like -. Il grigio è sterile, arido, morto. Il Cancro ha tanti colori. Anche il colore della paura, ma ce l'ha! Perché il Cancro spiazza, fa paura, terrorizza”. Ecco perché, per sostenere chi ne soffre è meglio “immaginarsi senza capelli, con dieci chili di troppo per via del cortisone e senza forza per andare verso il bagno. Essere sensibile è chiedersi "come starei io?". Essere sensibili non è mettere una foto è poi sparire davanti ad un amico malato perché ci si sente impotenti. Forse bisognerebbe amare di più ciò che di prezioso si ha: la vita".

Quattro mesi dopo Deborah sta meglio e la sua battaglia per la sensibilizzazione la combatte girando l’Italia tra un workshop emozionale e l’altro. Il telefono senza fili della rete, invece, ha completamente frainteso il messaggio originale della campagna trasformandosi in un tripudio di immagini vecchie decenni che con la malattia non hanno nulla a che fare. Anzi: a guardare le foto, c’è piuttosto l’ombra di “Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia!”. Per la serie: “Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza”.

Insomma, una foto dopo l’altra mentre del cancro (e del messaggio) nessuno parla più, gli esibizionisti (in salute) si mettono in bella mostra. A richiamare gli utenti all’ordine, però, ci sono i malati, come la 36enne Rebecca Wilkinson, madre di due bambini che nel 2013 ha lottato contro un cancro al seno e subìto una doppia mastectomia: “Tutta questa “campagna” va contro quelli che hanno un tumore - ha scritto sulla sua bacheca -. Non li aiuta, non hanno bisogno di selfie. Qualcuno ha deciso di iniziare una campagna virale su Facebook che non serve a ottenere un bel niente. Stanno usando il cancro solo per il gusto di far diventare virale qualcosa. Fermatevi”. 

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