Kiran Gandhi: ho corso la maratona con il ciclo per abbattere il tabù

Giulia Vola
Kiran Gandhi risponde alla scia di polemiche sollevata dopo la sua partecipazione alla Maratona di Londra senza assorbente: "Esistono e le affrontiamo ogni mese eppure sono ancora un tabù". 

Kiran Gandhi, 26enne laureata alla Harvard Business School of Economics, ha corso la Maratona di Londra senza assorbente.


"Esistono, e le donne devono affrontarle ogni mese" eppure, ancora nel Terzo millennio, le mestruazioni sono un tabù. A fomentare il dibattito è Kiran Gandhi, 26enne laureata alla Harvard Business School of Economics, batterista professionista, che alla scorsa maratona di Londra ha corso senza assorbente scandalizzando mezzo mondo per quella macchia sull’inguine, a fine gara. Tanto che alla fine ha deciso di scrivere un lungo articolo sul The Huffington Post per mettere alcuni puntini sulle i.

Le mestruazioni sono arrivate inaspettate, la sera prima della sua prima maratona. Avrebbe potuto correre con un assorbente, ma non sarebbe stata la condizione più comoda per arrivare alla fine di quei 42 e rotti chilometri. Alla fine ha deciso che avrebbe corso senza. “Ho corso con il sangue che scendeva lungo le cosce per tutte le sorelle che non hanno accesso agli assorbenti e per quelle che, nonostante crampi e dolori, nascondono il loro disagio come se non esistesse. Ho corso per dire: esiste, e lo superiamo ogni giorno”. Kiran ha corso pensando “al modo in cui uomini e donne sono stati abituati a fingere che il ciclo non esista” riflettendo su come quest’omertà abbia privato il mondo di una discussione aperta e costruttiva. 

Mentre Kiran correva e pensava, qualcuno le ha fatto notare “sottovoce” che, per l’appunto, aveva il ciclo. Poi ha incrociato la sua famiglia: padre, madre, fratello: “Ho cercato goffamente di tirarmi la maglia giù fino alle ginocchia - racconta -, così che non vedessero il sangue. Ma, mentre mi avvicinavo, ho capito che volevano solo gridare, abbracciarmi e farmi delle foto per festeggiare insieme. Erano così in sintonia con me. In quel momento si respirava amore. Ho capito che a loro del mio ciclo non importava nulla”.

E così Kiran ha continuato a correre, sempre più orgogliosa della sua scelta: a metà strada c’era “chi correva scalzo, chi cantando il karaoke, chi portando uno zaino di 18 chili. Un ragazzo correva nei panni di Gesù, portando un'enorme croce sulle spalle! Tutti correvano per un loro scopo personale, per la loro missione. All'improvviso, affrontare la maratona con il ciclo mi sembrava una cosa perfettamente appropriata”.

Eppure, il suo gesto coraggioso, simbolico e libertario ha scandalizzato mezzo mondo per mesi. “Il dibattito globale che è seguito nelle ultime settimane -spiega Kiran -, ha dimostrato quanti pregiudizi ci siano ancora sul ciclo mestruale, molto più di quanto potessimo pensare. Per me, il problema insito nella nostra incapacità di parlare con sicurezza del nostro corpo, sta nel fatto che non possiamo decidere cosa sia meglio per noi. Inoltre, il cammino verso soluzioni migliori è ancora più impervio per le donne perché nessuno vuole parlarne”. 

Dall'assorbente interno a quello esterno passando per “la cosiddetta coppetta mestruale”, Kiran passa in rassegna le soluzioni inventate nel secolo scorso “per aiutare le donne a gestire, in maniera comoda, il ciclo". Ebbene: “dal momento che non abbiamo affrontato seriamente il dibattito sul nostro corpo, altri se ne se sono serviti per denigrarci” conclude. 

Nel mondo sono ancora tante, troppe le volte in cui le donne devono nascondersi a causa del ciclo. “In India, il 10% delle ragazze vede le mestruazioni come una malattia - spiega -. Secondo uno studio condotto da A.C. Nielsen e Plan International, circa il 23% delle ragazze lascia la scuola una volta raggiunta la pubertà. Milioni di loro non continueranno a studiare e questo avrà delle conseguenze dal punto di vista economico, sociale e di salute”. Basti pensare che “circa il 70% dei disturbi legati alla riproduzione in India è causato dalla scarsa igiene durante il periodo mestruale”. Un problema che si risolverà solo quando verrà infranto il muro del silenzio: “Se le donne continueranno a non prendere parte alla vita pubblica, durante il ciclo, saranno sempre svantaggiate economicamente. La segretezza impedisce un reale cambiamento, ostacolando la capacità di trovare soluzioni innovative”. A proposito, la Banca Mondiale ha calcolato che se le donne dell'Africa sub-sahariana avessero pari accesso all'istruzione, alla terra e al credito, il prodotto nazionale lordo della regione potrebbe aumentare di quasi un punto ogni anno. 

Quello di Kiran è un appello perché “le mestruazioni non scompariranno, la nostra generazione ha il potere di condurre il dibattito su questo argomento, per mettere fine a questa stigmatizzazione. Quindi, apriamoci ad un mondo di nuove possibilità per le donne, ovunque si trovino”. Oggi Kiran si guarda indietro e ripensa “a quello che ho fatto per combattere il dolore che provavo durante la maratona” a come si sia “appellata al bisogno di trasmettere positività, all'importanza di lavorare come una squadra e non solo per sé stessi. Penso alla necessità di stabilire degli obiettivi e perseguirli. Penso al dolore, alla paura, a come ci si sente quando li sconfiggi. Penso al femminismo, ad una percezione positiva del nostro corpo, a quanto sia importante avere le ovaie (e non le palle) di mettere in pratica i propri propositi”. 

Copyright foto: Facebook@Kiran Gandhi

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