Blue zones, dove si vive più a lungo e più felici

Giulia Vola
Iniziato dieci anni fa, il "Blue zones project" ha individuato e studiato le popolazioni con l'aspettativa di vita più lunga per cercare gli ingredienti della magica ricetta e replicarli su larga scala.  

Il Blue zones project è nato dopo lo studio demografico che ha identificato nella provincia di Nuoro la più alta concentrazione di arzilli novantenni.


Live longer & be happier, vivi più a lungo e sii più felice. Non è lo slogan dell'ultimo elisir miracoloso ma l'obiettivo del Blue Zones Project, l'idea tanto semplice quanto rivoluzionaria lanciata dallo studioso americano Dan Buettner e dal National Geographic. Tutto nasce dieci anni fa, quando dal lavoro demografico di Gianni Pes e Michel Poulain, viene fuori che la provincia di Nuoro è l’area con la più alta concentrazione di centenari al mondo e la sfida delle blue zones fa capolino nella testa dei due studiosi. Detto fatto: il team americano ha raccolto la sfida, ha individuato e studiato le abitudini delle popolazioni più longeve per offrire, a chi fosse interessato a campare fino a cent'anni, come si deve fare e dove si deve andare.

Mappa alla mano, le blue zones naturali che, come la Sardegna sembrano assicurare una vita lunga e felice, sono sparpagliate ai quattro angoli del Pianeta: c'è l’isola di Ikaria in Grecia, Okinawa in Giappone, la penisola di Nicoya in Costa Rica e il villaggio di Loma Linda nella California meridionale. Zone dove si vive bene, ci si ammala poco e gli ultra novantenni sono (ancora) arzilli.

Perché se è vero che "i geni determinano il 20% dell'aspettativa di vita, il resto dipende da noi", suggeriscono Buettner e colleghi. Secondo i loro studi, infatti, nelle zone prese in esame gli abitanti mangiano tante verdure e legumi, fanno molta attività fisica naturale - dalle scale agli spostamenti a piedi - e mettono al centro (delle giornate) la famiglia e, in generale, i rapporti umani che vivono in maniera intensa e profonda. Da non sottovalutare anche la fede religiosa che avrebbe un ruolo per nulla marginale. Si prenda, per esempio, Loma Linda, una comunità devota alla Seventh Day Adventist Church, che di per sé, incentiva uno stile di vita armonioso e salutare.

Come fosse una ricetta di cucina, Buettner ha proposto alle comunità decidevano di aderire all'ambizioso progetto di diffondere gli ingredienti ovunque: nelle case, nelle scuole, nei ristoranti, nei negozi, negli uffici. La prima a provarci è stata Albert Lea, in quel Minnesota dove solo di freddo ogni anno muoiono in parecchi. Ebbene, i risultati sono stati incoraggianti: dal 2009 ad oggi, secondo i dati forniti da Blue Zones, l'aspettativa di vita degli abitanti è cresciuta di tre anni

A ruota hanno aderito al progetto una serie di cittadine costiere della California - come Hermosa, Redondo e Manhattan Beach che hanno individuato nella riduzione di stress e obesità i primi punti da affrontare - e l'intero stato dell’Iowa che, invece, ha deciso di diventare lo stato più in salute d’America entro il 2016. La città di Naples in Florida, e le comunità delle Hawaii, Oregon e Texas stanno iniziando le pratiche. Per vedere i risultati ci vorranno anni, di sicuro decenni ma la strada è quella giusta. Ricordate: a far la vita bella e sana centenari si diventa.


Copyright foto: Istock

Vedi anche

Annunci Google

Nessun commento per il momento.