Traumi sportivi: prevenzione e terapia

Barbara Leoni

Slogature, strappi muscolari, lesioni del menisco? I traumi fanno parte della vita di una donna sportiva ma si possono prevenire e curare.
 

Educare corpo e mente alla propriocezione è il miglior modo per prevenire i traumi di tipo sportivo. © magiceyes / 123RF


Solo chi fa sbaglia e, parafrasando, si può dire che è più facile che ad incorrere in traumi fisici sia chi fa sport rispetto a chi se ne sta seduta sul divano davanti all’ultima serie del momento. I traumi riguardano, infatti, nella maggior parte dei casi le persone che in una fase della propria vita abbiano praticato un’attività sportiva. Perché accadono, come si possono prevenire e quali terapie adottare? Risponde a queste domande l’osteopata Mario Craviotto.
 

Come e perché avvengono i traumi?

"Voglio partire da un concetto paradossale: non esistono traumi accidentali, nella maggior parte dei casi abbiamo creato le condizioni ideali per il loro verificarsi, oppure nell’ipotesi migliore, non abbiamo fatto nulla o abbastanza per evitarli. Per prevenire un trauma, bisogna avere la consapevolezza che sia prevenibile e questo implica una seconda consapevolezza, quella del rischio implicito di farsi male".
 

Cosa fare quindi per prevenire i traumi di tipo sportivo?

"Il miglior modo per evitare traumi sportivi è sicuramente un buono stato di salute di partenza. Una donna che sta bene a livello di corpo e mente è meno soggetta a incorrere in un infortunio rispetto ad un’altra in stato di stress o di carenza fisica. Nello specifico è importante mantenere una buona elasticità dei tessuti, bevendo adeguatamente, in modo da preservare il contenuto liquido tra i tessuti che assicura la viscoelasticità, fattore essenziale nella prevenzione dai traumi. Un altro aspetto consiste nel tenere controllata la struttura muscolo-fasciale del corpo, ovvero il complesso delle membrane che rivestono i muscoli, i vasi e gli organi del corpo, volti a proteggere i muscoli a gestirne la coordinazione, a prevenire le infiammazioni e le infezioni e di conseguenza i traumi. Infine, da non sottovalutare nella prevenzione dai traumi, è l’aspetto psicologico: un sovraccarico emotivo negativo, la stanchezza e la tensione sono tutti responsabili di una perdita di elasticità spesso fatale davanti all’eventualità di un trauma.  È scientificamente provato che chi si dà al fitness con accanimento “per scaricarsi” da stress eccessivi sia più soggetto a farsi male".
 

Testa e corpo sono quindi interconnessi anche gli eventi di natura traumatica?

"La risposta è che non esiste una separazione tra mente e corpo. Abbiamo un organismo in cui questi due elementi coincidono e corrispondono: tutto quello che succede alla mente succede anche al corpo e viceversa. Bisogna quindi imparare a sviluppare un’attenzione sul nostro corpo oltre che sulla nostra mente. Bisogna educare alla psicomotricità perché è anche attraverso il movimento che si sviluppa la parte intellettiva e una volta acquisita questa conoscenza è per tutta la vita. Il nostro corpo è abitato da recettori che ci informano dello spazio (esterocezione), dell’interazione del nostro corpo nello spazio (propriocezione), dei messaggi che partono dal nostro corpo (interocezione) e dei messaggi negativi (nocicezione), ovvero la sensazione di dolore. Questi recettori possono essere educati permettendoci di essere più capaci a reagire agli stimoli dell’ambiente esterno e, tornando al discorso di partenza, a difenderci tempestivamente dai traumi. Come si educano? Tenendo il corpo in allenamento. Un movimento che, lo ricordiamo, deve essere finalizzato".
 

Qual è il ruolo dell’osteopatia terapeutica?

"L’osteopatia si rivolge quasi esclusivamente alla disfunzione. Trattiamo quindi parti del corpo che funzionano male. Non le fratture, non le lesioni. Per la lesione strutturale c’è la medicina classica, l’ortopedico o il chirurgo. Nell’osteopatia l’attenzione rispetto alla medicina classica si sposta dal muscolo alla struttura fasciale del corpo, con esercizi specifici che si differenziano rispetto alla riabilitazione classica. Noi ci occupiamo di tutto quello che attorno ad una frattura potrebbe funzionare male. Un trauma può comportare atteggiamenti compensatori che possono avere ripercussioni su muscoli, tendini o legamenti. Si tratta, quindi, di procedere alla normalizzazione delle funzioni. La terapia osteopatica riguarda il sia il trattamento di dolore che il percorso riabilitativo e si differenzia sensibilmente dalla fisioterapia per diversi aspetti: avviene in assenza di dolore e in completa assenza di macchinari con l’uso esclusivo delle mani dell’osteopata, riguarda il micromovimento di tipo ritmico per il recupero della funzionalità corretta e non il macromovimento ed è precoce, nel senso che si può ricorrere all’osteopatia fin da subito, a trauma avvenuto". 

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