Quinta malattia: contagio, sintomi e cure

Eleonora Chiais

La quinta malattia, o eritema infettivo, è una patologia fastidiosa ma benigna che rientra tra le patologie esantematiche ed è di origine virale.
 

La quinta malattia è un'infezione esantematica di origine virale che è riconoscibile al momento dell'eruzione cutanea ma è contagiosa nei periodi precedenti. © Andriy Popov/123rf


Quinta malattia: l’infezione esantematica che colpisce, nella maggior parte dei casi, i bambini e gli adolescenti è una patologia fastidiosa ma benigna che non richiede cure farmacologiche e che, una volta che è stata contratta, rende immuni. Ecco cos’è, come riconoscerla e – soprattutto – come comportarsi di fronte a questa patologia che, in termini più scientifici, è nota anche come eritema infettivo.
 

Cos'è la quinta malattia?

Cos'è la quinta malattia? Il nome di questo disturbo, più comune tra i bambini e gli adolescenti a partire dai 4 o 5 anni d'età, deriva dall'ordine che ricopre nella classifica numerica che caratterizza le malattie esantematiche, La quinta malattia, infatti, si colloca dopo morbillo, scarlattina, rosolia e “scarlattinetta” (o scarlattina atipica) e, come le altre patologie, è causata da un’infezione esantematica che – nel caso di questa malattia – è di origine virale ed è scatenata dal Parvovirus B19.
 

Quinta malattia - contagio: come avviene?

Normalmente la malattia è tipica dei bambini da 4-5 anni all’adolescenza. Visto che è di origine virale è più diffusa in alcuni periodi dell’anno, generalmente tra l’inverno e l’inizio della primavera. Si tratta di una patologia fastidiosa ma benigna che, insomma, guarisce da sé senza bisogno di una cura farmacologica. Il contagio avviene per via aerea (per esempio tramite il contatto con saliva infetta) ma, la difficoltà, è data dal fatto che i piccoli malati sono contagiosi solo nei giorni immediatamente precedenti l'eruzione cutanea quando è ancora piuttosto difficile che sia già avvenuta la diagnosi.
 

Sintomi quinta malattia: come riconoscerli?

L’incubazione dura generalmente da una settimana a dieci giorni anche se in alcuni casi può arrivare fino a due o tre settimane. Nell’ultima parte di questo periodo, però, il malato - come si diceva - è già contagioso anche se i sintomi  più evidenti della malattia (il cosiddetto, e distintivo, “volto schiaffeggiato”) non sono ancora visibili. L’eruzione cutanea, che si presenta quindi nell’ultimo periodo di malattia, appare dapprima sulle guance (che appaiono arrossate e calde) poi sulle braccia, sulle gambe e quindi sul tronco. In genere le macchie hanno circa un centimetro di diametro, sono rossastre e qualche volta possono dare un leggero prurito.
 

La quinta malattia: come intervenire

La quinta malattia non ha una cura farmacologica ed essendo una patologia “benigna” richiede solo un po’ di pazienza perché è destinata a passare da sola rendendo immune chi l’ha contratta. In alcuni bambini, però, la fase di incubazione può essere caratterizzata da sintomi simil-influenzali che si possono contrastare con i farmaci (a base, tipicamente, di paracetamolo) quando la febbre si alza troppo.
 

Quinta malattia e gravidanza: quali sono i rischi?

La quinta malattia è così comune nei bambini che, normalmente, le donne in gravidanza sono immuni a questa patologia perché l'hanno già contratta in precedenza. Quando, però, non è così, è necessario prestare una maggiore attenzione agli eventuali sintomi di malattie esantematiche perché il virus Parvovirus B19 è potenzialmente pericoloso per il feto al quale, nei casi più gravi, può portare un'anemia da curare attraverso trasfusioni fetali. Il rischio per il nascituro, però, è più alto se il virus si contrae nel corso delle prime settimane di gravidanza mentre la sua pericolosità si riduce al procedere della gestazione.

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