Tetraplegia e sessualità: un diritto non (ancora) tutelato

Giulia Vola

La sessualità dei tetraplegici è ostaggio dei tabù dei normodotati: mentre all'estero vengono formati gli assistenti sessuali, in Italia vige il fai da te. Con tutti i rischi del caso.

La sessualità delle donne tetraplegiche è ancora più complicata di quella degli uomini. © federicofoto/123RF


Una vita in carrozzina, condannati dalla malattia o da un incidente, obbligati a dover chiedere l’aiuto degli altri per fare tutto. Anche per fare sesso. Un sesso che viene poi consumato tra rimorso e vergogna, paura e pudore, pregiudizi e ignoranza. È il sesso di serie B di chi è bloccato dalla tetraplegia e, insieme a decine di diritti, perde anche quello a una dignitosa vita intima.


Il sesso fai da te dei disabili

Succede perché lo Stato non li considera e alla fine i disabili si arrangiano, cercano online e spesso si ritrovano con in mano un pugno di mosche o una denuncia. Matteo, 65 anni, ha sborsato quasi 20mila euro a una donna russa che l’aveva contattato su un sito di appuntamenti, gli aveva promesso l’amore nonostante tutto e poi è sparita nel nulla. A quelli che cercano il sesso a pagamento delle prostitute, magari con la complicità dei parenti, va anche peggio: oltre ai prezzi gonfiati, giuridicamente parlando rischiano di trascendere velocemente nel reato di favoreggiamento. Se poi la disabile è donna, lo scenario può rivelarsi disastroso. Lo sa bene Laura, tetraplegica da quando aveva 17 anni per colpa di un’auto che l’ha investita insieme alla bici su cui pedalava: “Ho chiamato un escort, volevo che fosse il mio regalo per il primo compleanno sulla sedia, da maggiorenne. Avevo organizzato tutto in un albergo con gli scivoli. Quando mi ha visto è scappato. Mi sono chiusa in camera e ho pianto tutto il giorno: ho capito che non avrei mai più avuto una vita normale, che nessuno mi avrebbe più guardata come prima. Ho iniziato ad accettarmi e non l’ho mai più chiamato”. Laura è ancora vergine. “Anche se in carrozzina siamo tutti alti uguali le donne disabili sono discriminate”.


Sesso, disabili, normodotati ed errori

Spesso sono i genitori, gli amici e talvolta gli operatori, le persone normali, normodotate, a commettere il primo errore. Come? Semplicemente non affrontando la questione. Tuttavia “i disabili non sono angeli senza sesso e senza età, non sono eterni bambini che passano dall’infanzia alla vecchiaia, senza relazioni né vita sociale”, chiarisce Claudio Foggetti, educatore e responsabile di Passepartout, il servizio del Comune di Torino, tra i pochi sportelli in Italia dedicati al tema Sessualità e disabilità.

Il secondo errore lo fanno loro, i tetraplegici, convinti che abbattere barriere architettoniche basti a restituire loro una vita normale, anche sessuale: “Arrivano in carrozzina, ventenni - spiega Foggetti -, magari dopo un incidente o affetti da malattie. O sessantenni, in pensione, illusi di poter vivere una seconda giovinezza”. Quando, invece, “devono ridisegnare la loro vita, accettarsi nella nuova dimensione, combattere la fascinazione del normodotato, dire addio alla performance, alla genitalità, altrimenti si ritrovano in un vicolo cieco”.


Assistenti sessuali sì o no?

Sebbene la sessualità sia un diritto tutelato perfino dalle Nazioni Unite e nonostante il monito del 2004 di Papa Giovanni Paolo II - “Il disabile come e più degli altri ha bisogno di amare e di essere amato, di tenerezza, di vicinanza e di intimità. Particolare attenzione va riservata alla cura delle dimensioni affettive e sessuali” - ad oggi l’Italia non offre tutele. Il nodo della questione è individuare quale tipo di cura offrire. In Parlamento giace ormai da 3 anni il disegno di legge dal titolo Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità depositato dal senatore PD Sergio Lo Giudice che lo ha scritto insieme a Maximiliano Ulivieri, disabile affetto da C.M.T.1A. cha da anni si batte per “i diritti del sesso”. Di recente i consiglieri lombardi del Movimento 5 Stelle hanno avanzato una proposta di legge dal titolo Sperimentazione regionale per l’assistenza emotiva, affettiva e sessuale per persone disabili o con patologie invalidanti. L'agenda politica, però, non ha ancora calendarizzato la questione, a differenza di quello che accade in molti paesi europei.


Love givers: come funziona all’estero

In Francia, per esempio, dove di recente, dopo un lungo dibattito, si sono diplomati i primi accompagnatori sessuali, anche detti love givers. O in Danimarca, dove lo Stato sovvenziona alcune prostitute perché offrano ai clienti disabili le loro prestazioni. Soluzioni simili le hanno trovate anche in Olanda, Germania e Gran Bretagna. In Italia mettere tutti d’accordo è tutt’altro che semplice visto che il sesso, soprattutto quello a pagamento, è un granitico tabù. A complicare la questione il fatto che, secondo un esperto come Foggetti, le assistenti sessuali “non risolvono il problema, sono scorciatoie, il problema è molto più complesso. Bisogna imparare l’affettività, giocare con l’amore, vivere una sessualità sostenibile: non un problema da risolvere, ma un piacere di cui godere”. E proprio a questo mira il disegno di legge che a questo punto chissà in quale cassetto è finito.

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