Sesso a scuola: il questionario del Ministero che indaga gli studenti

Giulia Vola

A settembre 20mila studenti italiani risponderanno alle domande del questionari dei Ministeri della Salute e dell'Istruzione. Contesta, rivisto e corretto ecco perché è così necessario.  

Il questionario dei ministeri della Salute e dell'Istruzione sonderà dai 16enni fino agli universitari. © Joana Lopes/123RF


All’appello manca sempre l’educazione sessuale. Nel 2005 perfino Rocco Siffredi si era proposto come prof in cattedra, al motto di “Ci metto la faccia e l’esperienza” con hashtag #cipensarocco. La provocazione naufragò e, due anni dopo, la grande assente tra le materie insegnate nelle scuole italiane, si accinge a trovare un posticino sui banchi degli studenti grazie al questionario redatto dai Ministeri della Salute e dell’Istruzione. Succederà a settembre 2017 quando circa 20mila adolescenti - prima i 16enni e poi i più grandi fino a sondare gli universitari - risponderanno alle domande dello Studio nazionale sulla fertilità. Obiettivo: sondare le loro competenze in materia sessuale e riproduttiva per invertire la tendenza. Considerando le passate (e sfortunate) iniziative della ministra Beatrice Lorenzin chissà che non sia la volta buona.


Lo Studio Nazionale sulla Fertilità: domande e obiezioni

Per la serie: domanda, “hai mai avuto rapporti sessuali?”. Tra le risposte possibili: “Sì, completi (rapporto con penetrazione)” e “Sì, incompleti (accarezzarsi, toccarsi, baciarsi)”. Il fatto è che, com’è arrivata la buona notizia - l’ultimo sondaggio in materia risale a 17 anni fa -, immediate sono scoppiate le polemiche di chi, pur riconoscendo il merito dell’iniziativa, ne ha contestato il metodo. Le perplessità maggiori riguardavano la scelta di mettere sullo stesso piano le gravidanze indesiderate e il rischio di malattie sessualmente trasmissibili e la definizione di “contraccettivo” per la pillola del giorno dopo (“laddove si tratta di un metodo abortivo”).

Contestato, in generale, anche il linguaggio adottato, giudicato troppo volgare e allusivo. L’obiettivo è avvicinarsi ai giovani, si giustificano dai Ministeri, il risultato, obiettano i genitori, è l’abbassamento del senso del pudore. Qualche esempio? A proposito del “coito interrotto”, il questionario specifica tra parentesi “venire fuori, retromarcia”. Chissà che cosa avrebbero obiettato se invece che ai 16enni, i Ministeri si fossero rivolti ai bambini di 4 o 5 anni (come funziona l'educazione sessuale in Olanda) o se, come succede in Austria, avessero chiesto ai genitori dei bambini delle elementari di partecipare alle lezioni. O, ancora, se come fanno in Svezia l'avessero introdotta come materia obbligatoria nelle scuole medie.


Il dissenso informato delle famiglie

Deciso a non far naufragare l’indagine che, come sottolinea nel frontespizio, non ha “nessuna intenzione e nessun interesse a dare giudizi”, i Ministeri hanno accolto le critiche, corretto il tiro e colto l’occasione per difendere il “‘dissenso’ e non il 'consenso informato’”, spiega dal ministero della Salute Serena Battilomo, responsabile del Settore donna e soggetti vulnerabili. “Nel secondo caso - aggiunge - avremmo dovuto attendere la restituzione di un modulo firmato. Con il 'dissenso' invece, una volta presentato in classe il progetto e distribuito il materiale informativo, i genitori potranno esprimere la loro eventualità contrarietà alla partecipazione. Ma può essere il ragazzo stesso a decidere di non partecipare. In ogni caso siamo a disposizione per fornire tutte le informazioni sia attraverso gli insegnanti sia attraverso personale formato proprio per questa indagine”.


Educazione sessuale: una necessità

Insomma, questo sondaggio s’ha da fare, con o senza il benestare dei genitori. Soprattutto alla luce dei (tragici) numeri demografici dell’Italia - il paese fanalino di coda per l’indice di natalità - e di quelli legati all’abbassamento del tasso di fertilità. Senza dimenticare (anche se forse trattandosi di educazione sessuale dovrebbe essere la priorità), le cattive abitudini degli adolescenti italiani. Vedi la ricerca di Skuola.net del 2015 condotta su 4mila studenti dalle medie alle università: 1 su 6 non usa mai il preservativo, altrettanti credono che la prima volta non sia a rischio gravidanza, 1 su 4 è convinto che il rischio non sussista se si fa sesso entro le 24 ore dalla fine del ciclo mestruale, mentre il 7% attribuisce alla Coca Cola poteri contraccettivi e un altro 6% al sesso consumato in piedi, in grado di scongiurare la fecondazione. E ancora: 1 su 4 è convinto che l’Aids sia una malattia guaribile. Ora è chiaro perché l’educazione sessuale è indispensabile e dovrebbe essere obbligatoria per tutti.

Vedi anche

Annunci Google

Nessun commento per il momento.