Identità sociale: come gli adolescenti la costruiscono e la sovvertono

Giulia Vola

Una ricerca americana ha analizzato il comportamento dei giovani nella costruzione (e decostruzione) dell’identità sociale: alle ragazze il compito di sovvertirla.

Sempre di più le ragazze sfidano gli utenti con immagini al naturale: uno strumento efficace per l'affermazione della propria identità sociale. © Antonio Guillem/123RF


Non è obbligatorio pubblicare un selfie prima, durante e dopo ogni attività. Per gli adolescenti, però, sembra sia una regola. Risultato: un giorno sull’altro il numero di like, le condivisioni e i commenti incassati si accumulano nelle loro menti e quello che inizia come un modo divertente per documentare e condividere le esperienze, si rivela determinante nella costruzione dell'identità sociale. Il fatto è che per alcuni - soprattutto per le ragazze - la deriva è dietro l'angolo: l'abitudine si trasforma in un'ossessione e l'approvazione ricevuta (o mancata) nel parametro più rilevante nel giudicare la propria immagine. Succede perché mentre si espongono sui social, le giovani si sottopongono al confronto senza avere gli strumenti necessari per gestirlo, fragili come sono.


Identità sociale e social network: il sondaggio

A fare il punto degli effetti dei social sui giovani americani - molto più immediati e intimi di quanto non si creda - è un sondaggio condotto da Common Sense dal titolo Children, Teens, Media and Body Image (Bambini, adolescenti, media e l’immagine del corpo) che ha rivelato quanto i ragazzi ​​si preoccupino di come vengono percepiti e quanto le ragazze siano particolarmente vulnerabili. Per la serie: il 35% del campione va in angoscia quando è taggata in foto in cui non si piace; il 27% è stressata da come viene vista in foto; il 22% sta male se le foto postate vengono ignorate.


Identità personale e identità sociale: il ruolo dei social

Scendendo nello specifico di quanto i feedback dei diversi social influenzino la psicologia e il benessere degli adolescenti, Instagram - il più amato - crea una vera e propria competizione in stile “concorso di bellezza” laddove il numero di followers, like ed emoji promuove il bello e marchia il brutto (tendenzialmente il diverso). Con Snapchat è diverso: qui conta quanto si è attivi, popolari, quante chat si mandano e ricevono, oltre - naturalmente - a quanti cuori o X incassano le foto postate. È la quintessenza del rating sociale che scatena la smania di essere chiamati in causa e tenuti in considerazione.

La fame di giudizi è tale e tanta che gli strumenti dei social non bastano più e a colmare il vuoti ci hanno pensato loro, i diretti interessati, inventandosi hashtag ad hoc. Vedi #tbh su Instagram che invita chi guarda ad esprimere valutazioni più oneste possibili. Soluzione che da un lato rafforza l’importanza dell’apparenza, dall’altra è devastante quando il #tbh accompagna un giudizio negativo.

Ecco, in sintesi, la SIT (Social Identity Theory) studiata in psicologia dagli anni 50 del secolo scorso, che vede nel gruppo l’origine (e l’approdo) dell'identità sociale: prima si creano le categorie discriminanti, tendendo a rimarcare somiglianze e differenze; poi ci si riconosce e adegua ai dettami del gruppo a cui si è scelto (più o meno consciamente) di voler appartenere. Infine ci si confronta contrapponendo le qualità della cerchia (eletta) a cui si appartiene a quelle degli altri, gli emarginati. Il fatto è che se nel secolo scorso impiegava anni e presupponeva il confronto vis-à-vis, oggi il processo è immediato e filtrato da uno schermo: è aperto a tutti e a nessuno e vale tutto e il contrario di tutto.


Identità e social: le buone notizie

Anche se, soprattutto per le ragazze, la continua ricerca dell’approvazione e il dubitare costantemente di se stessi è un’afflizione pubblica e privata, non mancano i primi segnali d'inversione. È il caso della moda no-filter che sta spingendo le ragazze a condividere il loro vero sé e accettare (e anche sfidare) le risposte che ricevono. Per stupire provocando basta aggiungere uno degli hashtag in stile uglyselfie e nomakeup e armarsi d’ironia. La tendenza si fa spazio anche grazie agli esempi delle celeb makeupfree convinte - da Alicia Keys a Julia Roberts e Cameron Diaz - e dalle inversioni di tendenza dei colossi del settore. Per esempio l’annuncio di Asos di dire no a modelle corrette con Photoshop.

Perché l’altra faccia della medaglia racconta quanto i social possano essere stimolanti per gli adolescenti, naturalmente predisposti al confronto con i loro pari. In particolare, come mette in evidenza lo studio, è interessante analizzare come si rapportano al concetto di perfezione, decisamente più fluido rispetto al passato. Secondo la ricerca, i social media sono lo strumento più efficace per combattere ideali e stereotipi irreali. Dopo tutto, i ragazzi vanno sui social per stare bene e passare il tempo a smontare falsi miti non lo è. Ecco perché, soprattutto all’inizio, i ragazzi andrebbero accompagnati alla ricerca della loro strada nel mare magnum dei social dove l’autostima, la fiducia in se stessi, la disciplina e l’empatia vanno ben al di là della mera comunicazione.


Identità nei social: il ruolo degli adulti

In che modo? Anzitutto parlando delle foto pubblicate: se sperimentare la propria identità è naturale ed è molto comune adottare pose provocanti nelle foto e nei video di YouTube, è importante capire se i ragazzi postano ciò che vogliono o ciò che pensano gli altri si aspettano da loro. In secondo luogo è importante parlare dei feedback e di ciò che scatenano. In generale è fondamentale aiutarli a sviluppare una sana immagine di sé, ridimensionando i like e sminuendo i non-like, sottolinenando che cosa si può fare con il proprio corpo anziché come appare ed evitando accuratamente di dare giudizi estetici. Molto importante è fornire modelli positivi a cui fare riferimento - dalle celeb agli amici di famiglia - così da offrire loro strumenti per sentirsi a proprio agio e, un domani, a mettere a proprio agio gli altri. L’obiettivo, infatti, è convincerli dell’importanza di essere costruttivi, sfruttando appieno le potenzialità della rete che va vissuta (sì, vissuta) con occhio critico.

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