Bullismo: significato, tipi e storie

Nella Prima Giornata Nazionale contro il bullismo delle scuole (7 febbraio) l'occasione per fare il punto e dire no al bullismo, un fenomeno in crescita, anche in Italia.

Le vittime di bullismo sono i bambini più timidi, spesso figli di immigrati. © Graham Oliver/123RF


Cos’è il bullismo?

Homo homini lupus, l’uomo è lupo per l’uomo, scriveva Plauto più di duemila e duecento anni fa. Oggi il lupo si è fatto (anche) cucciolo, bullo, e le sue prede sono (anche) altri cuccioli. Cuccioli di uomo troppo cuccioli, magari timidi o sovrappeso o con gli occhiali o stranieri o di un’altra religione o non abbastanza alla moda. Omosessuali. Diversi.


Il bullo

Diversi da che cosa, poi, è difficile dirlo. O meglio, è doloroso pensarlo. Perché ad entrambe, vittime e carnefici del bullismo, manca l’esperienza, la consapevolezza dell’età adulta e le conseguenze delle loro azioni sono senza filtri. Secondo tre indagini recenti (Università La Sapienza, Generazioni Connesse e Telefono Azzurro) quella dei bulli è un’infanzia sul web, trascorsa per più di 5 ore al giorno davanti a uno schermo, attraverso il quale è lecito insultare i compagni. Hanno paura di ricevere avances moleste dagli adulti ma nessuna remora a fiaccare i coetanei più deboli: per otto su dieci beffeggiare, ridicolizzare, insultare le loro vittime non ha conseguenze. E invece.      

E invece le vittime incassano - “Io li lascio fare perché penso che prima o poi smetteranno” dice il bullizzato Giancarlo Catino studente delle elementari  “che crede nell’amicizia” interpretato da Paola Cortellesi nel famoso monologo del 2016 - finché lo spazio nel cuore non si esaurisce. E a volte scoppia: “certe sere mi affaccio dalla finestra e mi chiedo come sarebbe volare via e sparire per sempre…. Di sicuro non mi chiamerebbero più sterco…”. Alle superiori Giancarlo crede di aver trovato la soluzione nel silenzio: “ho capito che la cosa migliore è parlare il meno possibile così non mi vedono. Invece che palle non è servito a niente”. Al contrario, servirebbe chiedere aiuto ma “la verità è che mi vergognavo a parlare con i miei. La verità è che vorrei essere diverso…”. Quel Giancarlo lì ce la fa, sconfigge il bullo con un abbraccio. Un lieto fine che purtroppo, nella vita vera, va in scena troppo di rado.


Bullismo a scuola (e non solo)

Sboccia e serpeggia tra i banchi delle elementari: la cronaca del bullismo al San Carlo di Milano racconta che nessuno è escluso. Nella prima Giornata Nazionale contro il bullismo a scuola (7 febbraio), i dati rivelano che solo un alunno su cinque non ne è mai stato vittima mentre uno su dieci ci fa i conti tutti i giorni. Alle superiori la solfa è più o meno la stessa. La sconfitta è l'omertà, il silenzio delle vittime, degli insegnanti, dei genitori stessi: "l'81% dei genitori minimizza", chiosa Roberto Sgalla, direttore delle specialità della Polizia di Stato che cita una ricerca recente del Censis: "Tanto che il 49% dei presidi denuncia la difficoltà di rendere consapevoli i genitori dei cyberbulli della gravità di tali comportamenti".

La questione, come ribadisce da sempre Teresa Manes, la mamma di Andrea Spezzacatena - il 14enne che si tolse la vita quando scoprì la pagina Facebook sulla sua presunta omosessualità - “è culturale” e va gestita tanto a casa, quanto a scuola e nei luoghi di aggregazione giovanile, all’insegna di una responsabilità collettiva per educare e coltivare l'empatia e il rispetto degli adulti di domani. “Nelle classi - conferma e sottoscrive Gianmario Gazzi, Presidente del Consiglio nazionale degli assistenti sociali - si verificano sempre più spesso episodi nei quali ragazzi e bambini mostrano scarsa competenza emotiva e non sono in grado di affrontare il conflitto con il coetaneo come occasione di scambio, crescita e cambiamento. Ecco perché - sottolinea - sono necessari interventi finalizzati allo sviluppo di quegli strumenti relazionali che possano permettere loro di attivare rapporti sani, rispettosi dell'altro e non violenti sul piano fisico e psicologico".


Storie di bullismo

Tiziana Cantone aveva 32 anni quando a settembre 2016 si è suicidata nella cantina di casa, esausta della gogna virtuale in cui era stata scaraventata. Carolina ne aveva 14 quando, nel gennaio del 2013, si è lanciata dalla finestra. All’origine delle due tragedie c’è lo stesso dolore, la stessa umiliazione per quel video che l’ex fidanzato di turno ha fatto rimbalzare da uno smartphone all’altro via Whatsapp con tanto di insulti, commenti, giudizi, pregiudizi
 

Come combattere il bullismo

Ai tempi di Carolina l’indignazione della società fu tale che a lei fu dedicata la legge contro il cyberbullismo che tre anni dopo il Parlamento - si è augurata la presidente della Camera Laura Boldrini - dovrebbe approvare entro la fine della legislatura. Una legge necessaria ogni ora che passa perché “armati di uno smartphone gli adolescenti sono capaci di rovinarsi la vita”. Parola di Paolo Picchio, il padre di Carolina, un uomo dalla vita distrutta.

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