Donna felice: il nuovo obiettivo del movimento femminista

Giulia Vola

Non più la parità dei sessi in un mondo creato a misura di uomo ma la felicità: ecco il nuovo obiettivo del movimento femminista spiegato nel libro di Jill Filipovic.

Inutile aspirare alla felicità in una società costruita a misura di uomo: le donne devono ripensare il loro benessere, più che aspirare all'uguaglianza. © yarruta/123RF


L’americana Jill Filipovic, giornalista, scrittrice, avvocato e professionista del femminismo, sposta il traguardo del movimento un po’ più in là quando, nel suo nuovo libro The H-Spot: The Feminist Pursuit of Happiness (l’inseguimento femminista della felicità), invita a inseguire la felicità delle donne, più che la parità dei sessi. “Lodevole, certamente”, ma il fatto, spiega, è che “stiamo cercando l'uguaglianza agli uomini in un sistema costruito da e per gli uomini, secondo i loro modelli di vita, i loro desideri e ciò che li rende felici. E gran parte di ciò che ha permesso agli uomini, e in particolare agli uomini bianchi, relativamente ricchi, negli Stati Uniti, di perseguire felicità nella loro vita è stato il lavoro invisibile delle donne e delle persone di colore”. Ecco perché la vera domanda è: se potessimo ricominciare, come costruiremmo la società per garantire la felicità delle donne?


Che cos'è la felicità?

La domanda non ha risposta facile perché, anzitutto, presuppone di sapere che cosa sia la felicità: “non c’è una risposta univoca - spiega la Filipovic - nell’universo scientifico è qualcosa di soggettivo ed estemporaneo che regala piacere a uno o più dei cinque sensi, mentre una visione più oggettiva, filosofica e sociologica la riconduce alla realizzazione personale del singolo nella società”. Tenendo in considerazione queste due visioni, “è evidente quanto la felicità - soggettiva e oggettiva  - non sia ugualmente alla portata dei sessi”. Perché le donne di oggi “vivono in un mondo di femminismo incompiuto, dove ci viene detto che siamo tutti uguali, ma i diritti fondamentali sono difficili da afferrare,  e allora ci viene detto di spingere più a fondo sul lavoro o di riconoscere che non possiamo avere tutto o di sposare il buon partito”. La soluzione a questo scollamento non è l’uguaglianza con l’altro sesso ma la ricerca della felicità, a prescindere. Soprattutto in un paese, gli Stati Uniti, dov’è inscritta nella Dichiarazione d’Indipendenza.


Femminismo, quello vero

Da qui il sottotitolo del libro, Sex for fun is good, even for women (il sesso per divertimento fa bene, anche alle donne), provocazione lanciata anzitutto alle donne, con l’intento di liberarle dai lacci e laccioli che, oltre ad averle mortificate nel passato, hanno confuso i piani nel presente. Si prenda Ivanka Trump, madre, moglie, figlia, consigliera (a volte rimpiazzo, vedi all’ultimo G-20) dell’uomo più potente al mondo: ebbene, il suo, scriveva a gennaio sul New York Times la Filipovic, è un femminismo “finto e pericoloso”. Ovvero: “se ha costruito il suo successo sia personale sia professionale godendo di molti benefit del femminismo, è lungi dall’esserne un futuro avatar. Piuttosto, è una piazzista del post femminismo, che vende femminilità tradizionale e supporto del potere maschile ben infiocchettati nel femminismo”.

Per completare il femminismo, sostiene Filipovic, si deve partire dalla pianificazione familiare e, ancor prima, dalla sessualità e dal piacere sessuale, uno dei pilastri della felicità individuale ma ancora tabù in quasi tutte le società moderne quando si parla di quella femminile. “In paesi come la Scandinavia, dove l'assistenza sanitaria è accessibile, la pianificazione familiare è accessibile e si parla di sesso in termini di piacere e responsabilità, i livelli di felicità sono più elevati. Creare politiche che supportano tale visione può realmente costruire una società più felice nel suo complesso, utile non solo alle donne, ma a tutti”.

Altro pilastro della (mancata) felicità delle donne è la mancanza di tempo in una società organizzata sui ritmi maschili. “Quasi tutte le donne con cui ho parlato - madri single, sposate, lavoratrici e donne senza figli - hanno dichiarato di sacrificare costantemente qualcosa che potrebbe renderle felici a scapito di qualcos’altro che ‘avevano bisogno di fare’, generalmente per per qualcun altro”. Ed ecco che il mondo ipotetico, a misura di donna, inizia a prendere forma scandendo diversamente il ritmo e chiamando in causa l’intervento della politica che deve iniziare a occuparsi del benessere dei suoi cittadini. “Il fatto che l’infelicità sia così tanto diffusa non è la dimostrazione di svariati fallimenti personali bensì del fallimento della politica”.   

Ecco perché The H-Spot, in un’affascinante viaggio tra voci di donne, storie, aneddoti e visioni, è un invito al sesso debole affinché diventi quello forte, ma senza competizioni di sorta perché il traguardo, una volta raggiunto, regala quasi sempre una felicità sbagliata, come una giacca troppo larga che non si ha nemmeno il tempo d’indossare.

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