Jack Savoretti: "Ecco le cose che mi tengono sveglio la notte"

Grazia Fontana

Intervista a Jack Savoretti, cantante inglese di origini italiane, che con il suo ultimo album Sleep No More, dedicato anche alla moglie, fa emozionare il pubblico di tutta Europa. E il concerto a cui abbiamo assistito non ha deluso le nostre aspettative!
 

Intervista a Jack Savoretti che ci ha parlato dell'album Sleep No More, della sua famiglia, delle sue passioni e delle sue responsabilità. © Bruna De França / Magazine delle Donne


Jack Savoretti, classe 1983, è un cantante inglese di origini italiane. All'attivo ha ben 5 album; l'ultimo, Sleep No More, pubblicato nell'ottobre 2016, lo ha portato in tour per l'Europa tra Regno Unito, Svizzera, Italia e Francia. Con un sorriso dolce e un miscuglio di accento ligure (regione d'origine di suo padre) e inglese,  il cantante ha risposto a tutte le nostre domande sulla sua carriera, sul suo nuovo album e sulla sua famiglia, fonte di ispirazione per il suo ultimo lavoro. Ma non solo "suo". Jack, infatti, non parla mai in prima persona: il suo "noi" nelle risposte ci fa capire quanto il suo successo sia frutto di un lavoro di squadra e quanto sia soddisfatto del suo gruppo. Passione e responsabilità trovano il giusto equilibrio nella sua vita, come ci ha spiegato lui stesso e come abbiamo potuto vedere con i nostri occhi durante il concerto al quale abbiamo assistito. Mille cambi di chitarre, ritmi diversi, timbro accattivante, Jack ha saputo veramente intrattenere il pubblico con la sua musica e la sua simpatia. Ecco il nostro before-the-show con una dedica speciale alle lettrici del Magazine delle Donne!


Dalle serie tv al successo sul palco, come è iniziata la tua ascesa?

“È stato un percorso atipico. Siamo partiti con una casa discografica indipendente e non avevamo alcuna esperienza. Ci hanno graziato le serie tv: la fortuna è stata che gli show televisivi non avendo i soldi per andare dalle grandi etichette andavano da cantautori un po' meno conosciuti, perché costavamo poco”.


Non hai mai pensato di partecipare ad un talent per accelerare i tempi?

“No, mai. Non ho niente contro i talent. Anzi, lavoro con gente che l'ha fatto . Ma è un po' come se volessi diventare cuoco e poi vai a lavorare da McDonald. A me piace il fast food, però non da mangiare ogni giorno. A volte la cosa veloce aiuta, ma non è in questo modo che vogliamo raggiungere il nostro obiettivo. Per esprimere quello che voglio preferisco farlo da solo piuttosto che dettato da grandi macchine”.


Qual è allora la cosa che ha fatto esplodere il tuo successo?

“Nulla in particolare. Ho paura dell'evento che ti cambia la carriera perché se viene veloce se ne va via veloce di solito. Il reality è un po' l'esempio di questo: per 3 mesi sei sulla bocca di tutti e un anno dopo nessuno sa chi sei. Forse sanno di chi ti sei innamorato, ma nessuno conosce la tua musica, diventi solo un personaggio. Questo era proprio quello che non volevamo fare e per fortuna credo che siamo riusciti a costruire, mattone dopo mattone, questa forma di carriera che abbiamo adesso e che è nelle nostre mani. Scegliamo noi quando lavorare, quando vogliamo farlo, quando andare in tournée, come guadagnare… Non significa che non fai degli errori, però anche quelli ti aiutano ad imparare”.

 

Jack Savoretti in tour per l'Europa con l'album Sleep No More. © Bruna de França / Magazine delle Donne

Quali sono stati i cantanti italiani, di ieri e di oggi, che ti hanno ispirato?

“Lucio Battisti per la produzione: puoi ascoltare un suo album adesso ed è forse più relativo a cosa sta accadendo alla musica italiana oggi piuttosto che tanti album prodotti nei nostri giorni. Era più innovativo, coraggioso, più onesto. Battisti ha portato l'onestà alla musica pop, non voleva fare quello che facevano tutti. Oggi invece c'è un gruppo che si chiama Lo Stato Sociale che mi piace molto ed anche un ragazzo che si chiama Zibba”.


E la collaborazione con Elisa?

“Stavo per dire anche Elisa, lei ormai fa parte della nostra famiglia e noi della sua”.


Qualche altra collaborazione futura in programma?

“Spero di si, chi lo sa. La cosa bella del lavoro con Elisa è che è stato sempre tutto molto spontaneo e lei è stata super generosa con me: ci ha iniziati a contattare in un momento in cui onestamente in Italia non eravamo molto considerati. Quindi è stata coraggiosa in quello”.


I tuoi concerti spaziano tra UK, Italia, Svizzera e Francia, quale paese ti ha riservato l'accoglienza più calorosa?

“Le vendite sono maggiori in Inghilterra, però come affetto e calore del pubblico l'Italia è la migliore senza dubbio. Ma è cosi un po' nella vita in generale: il calore che l'Italia regala… forse lo regala troppo a chi viene dal di fuori, dovrebbe regalarlo più a chi c'è già dentro”.

 

Jack Savoretti è nato e cresciuto in Inghilterra, ma suo padre è originario di Genova. © Bruna De França / Magazine delle Donne

Beh, tu sei anche un po' nostrano, no?

“Si, adesso sono visto come italiano. All'inizio l'industria non mi ha accolto cosi. Quando siamo andati in Italia le prime tre volte non sapevano come piazzarmi: l'italiano nato in Inghilterra, che parla in inglese, non è veramente italiano… Poi dopo il successo tutti a dirmi 'ehi, sei italiano!'. In Inghilterra è ancora più difficile e ho sofferto molto per questo: non sono mai stato accolto come un'artista inglese. Ancora adesso in moltissime interviste per giornali importanti mi chiedono 'Com'è essere un artista italiano in Inghilterra?'. Ma io non sono un artista italiano: sono nato in Inghilterra, sono cresciuto qui! Solo perché ho il cognome italiano non mi hanno mai inserito nel movimento musicale inglese. Da ragazzo mi dava fastidio, adesso invece non far parte di nulla mi dà sicurezza, sono più libero, posso sempre andare fuori dagli schemi senza esser attaccato a qualche movimento musicale di un paese”.


Il tuo ultimo album si intitola Sleep No More, non dormire più, perché?

“In questo mestiere si dorme poco, in più son diventato papà allo stesso tempo. Più che altro però il tema si basa sulle cose che ti tengono sveglio la notte. Il punto, quando ho scritto la canzone Sleep No More (che dà il titolo all'album, ndr) era 'adesso non si scherza più'. È quel passaggio dall'adolescenza all'età adulta e a quando ti accorgi che adesso la responsabilità ti tocca”.


Quindi è la paternità che ti ha cambiato?

“Sì, ma anche il lavoro. La paternità te la cambia in modo strano. Il tuo collega che era solo un collega fino al giorno prima diventa la ragione per cui tu possa lavorare e mantenere i figli. Quindi cambia il modo in cui vedi le altre persone, in cui vedi la tua carriera. Sleep No More è accorgersi dei cambiamenti della vita”.


Le canzoni dell'album parlano anche dell'amore per tua moglie?

“Si, tanto”.


E secondo te come si può far durare un amore nel tempo? Hai trovato la soluzione?

“La soluzione non c'è nell'album però c'è l'osservazione. Avevo 30 anni , arrivavo ad un punto in cui avevo un po' di successo e di controllo della mia carriera e della mia passione. Nel frattempo però c'era la responsabilità. Quando sono andato a cercare conforto nella musica non trovavo nulla: gli album erano sempre su come ci si innamora o come ci si lascia, nessuno parlava di come si mantiene un amore, una famiglia, come si cura una cosa importante, non solo tra marito e moglie, ma in tutti i rapporti. Credo che appena inizi a cercare la soluzione ti rendi immediatamente conto che la risposta è tenere sempre la luce accesa: solo quell'accorgersene fa si che il pensiero che quella luce possa spegnersi ti fa impegnare a tenerla accesa. Non vuol dire che non arrivi il botto di vento che spegne tutto, però sei più cauto. All'inizio ero meno cauto, mi dicevo 'se la candela si spegne pazienza, altrimenti tanto meglio'. Era la mentalità del giovane, così come il pensiero dell''a me non succederà mai'. Poi vedi in giro la gente che perde le proprie fiamme e allora ti dici 'aspetta, io non voglio che la mia si spenga'. Il gioco comincia lì. Iniziare ad accorgerci che un rapporto va curato è il primo passo”.

 

Jack Savoretti è sposato con l'attrice Jemma Powell da cui ha avuto due figli. © Bruna De França / Magazine delle Donne

Che marito e che padre sei?

“Ancora nelle fasi amatoriali in cui bisogna inventarsi ogni giorno. Siamo la prima generazione ad avere la fortuna di riuscire a combinare la passione e la responsabilità. In passato dovevi scegliere, ora tutti possiamo far tutto, donne e uomini. Però ciò non significa che non sia difficilissimo. E credo sia difficilissimo di più per le donne: vedo mia moglie dedicarsi ai nostri due figli; da 4 anni il suo ruolo e la sua identità sono cambiati e sono diventati una cosa che lei non era pronta a fare, ma per fortuna è stata subito in grado di lasciarsi andare sino in fondo. Poi però c'è la sua passione, che cerca di ritrovare, anche se alla fine non sa nemmeno lei se ha davvero voglia di riprendersi quello che ha perso. Ogni tanto le manca, si chiede chi sia lei realmente, se è solo una mamma, ma non non vuole nemmeno essere una mamma che pensa solo al lavoro. Succede comunque anche agli uomini, anche se si parla poco di questo peso psicologico che l'uomo prova nel non sentirsi mai di valore”.


Domanda importantissima: hai insegnato l'italiano ai tuoi figli?

“Ho fallito tremendamente con mia figlia. Per i primi tempi ho parlato solo italiano, ma quando lei ha iniziato a dire le prime parole, appena ho visto che non mi considerava più di tanto, ero talmente emozionato dal fatto che avesse iniziato a parlare che ho cominciato a parlarle anche io in inglese. Quando ho avuto il secondo figlio ho pensato subito che essendo un maschietto avrebbe voluto copiare il papà e allora mi son deciso a parlare italiano con lui. Quando ho iniziato, anche mia figlia ha cominciato ad interessarsi ai nostri discorsi, veniva a chiederci cosa stessimo dicendo e la mia risposta era sempre 'devi imparare l'italiano se vuoi parlare con noi' allora a partire da quel momento ha voluto imparare. In fondo, io l'italiano l'ho imparato a 8 anni, quando i miei genitori mi hanno iscritto ad una scuola italiana a Lugano”.


E allora pubblicherai prima o poi un album in italiano?

“Non ti nego che ci abbia pensato, ma non credo di avere la padronanza del linguaggio necessaria per scrivere un testo in italiano. È super facile scrivere una canzone di poco peso e lo senti ogni giorno in radio: ci sono tante di quelle canzoni dello stile 'ho bisogno di te'… Scrivere canzoni come Anna e Marco, Pensieri e Parole, o La canzone di Marinella, non è per nulla facile. Quelle sono le canzoni a cui aspiro e so che adesso non sarei in grado di arrivare neanche un po' vicino”.


Escludiamo quindi un'eventuale partecipazione a Sanremo un giorno?

“No, come competizione mai. Non capisco l'idea di una competizione con la musica”.


E giudice in un talent?

“Non credo, tutto dipende. In passato mi è capitato di storcere il naso e poi convincermi a fare determinate cose che alla fine ero contento di fare. Sicuramente non è una cosa a cui aspiro, poi se c'è la persona giusta chissà… Conosco Skin molto bene e lei era contro i talent, poi l'ha fatto e la cosa più bella è che si è divertita. A me non piace quando un reality è collegato ai sogni della gente; che sia divertente sono super d'accordo, ma mi dà fastidio quando viene venduto il sogno individuale e poi viene scartato come se fosse niente”.


So che ti piace tanto la poesia, ne consiglieresti una alle lettrici del Magazine delle Donne?

“C'è una poesia di Pablo Neruda che si chiama I tuoi piedi che sarebbe perfetta per una canzone. Il poeta definisce le forme di una donna e ringrazia i suoi piedi per averla portata a lui, in un luogo in cui lui è riuscito a vederla. È simpatica, ma è anche romanticissima allo stesso tempo. Andatela a leggere!”.


E noi abbiamo seguito il suo consiglio! Ecco il testo de I tuoi piedi di Pablo Neruda:

Quando non posso guardare il tuo volto
ecco, guardo i tuoi piedi.

I tuoi piedi d'osso inarcato,
i tuoi piccoli piedi duri.

Io so che ti sostengono,
e che il tuo dolce peso
su di essi s'innalza.

La tua cintura e i tuoi seni,
la duplicata porpora
dei tuoi capezzoli,
la scatola dei tuoi occhi
che hanno appena volato,
la bocca ampia di frutto,
la tua chioma rossa,
piccola torre mia.

Ma non amo i tuoi piedi
se non perché camminarono
sopra la terra e sopra
il vento e sopra l'acqua,
fino a che m'incontrarono.

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