Sessuologa: 10 risposte dalla personal trainer della sessualità

Giulia Vola
  • La sessualità spiegata da Anna Gualerzi, psichiatra e sessuologa, attraverso le 10 domande più frequenti che le fanno i suoi pazienti.

    Il primo organo della sessualità è il cervello, mentre ancora molti uomini hanno una visione "penocentrica". © Andrey Guryanov/123RF


    Perché non lo comando?

    È la domanda più frequente e la risposta è la chiave della sessualità: l’organo principale è il cervello, non i genitali. È il cervello che, alla pari di un sistema idraulico “apre e chiude il rubinetto” quando è eccitato dagli stimoli provenienti dagli organi di senso e, soprattutto, dalle fantasie erotiche. Ed è il cervello che con la sua tripartizione in rettiliano - il più antico, sede degli istinti primari -, limbico - sentimenti ed emozioni - e corticale - preposto alle funzioni cognitive e razionali - determina il significato e la riuscita del rapporto sessuale. Purtroppo sono in molti ad avere ancora una visione penocentrica. Risultato: un’erezione mancata o persa prima della penetrazione causa angoscia e spavento con conseguenze che vanno al di là della sessualità.

    Spesso all’origine ci sono cause psicogene - le più frequenti sono partner esigenti e la paura di non essere all’altezza - che scatenano un’ansia da prestazione simile a quella che si prova di fronte a un esame, dove si temono il giudizio, le conseguenze personali e sociali. Si prova un vero e proprio attacco all’autostima. Quando succede, l’ansia si traduce in meccanismi di difesa, inibenti a livello centrale e periferico, che spesso sfociano in psicosomatizzazioni - di frequente i pazienti dicono “non lo sento più”, nei casi più gravi, con la Sindrome di Koro, di sentirlo nella pancia - che, inevitabilmente, provocano la perdita dell’erezione. Succede perché i pensieri negativi (per nulla erotici), oltre a deconcentrare, creano una sorta di barriera che impedisce la percezione delle sensazioni. A questo punto l’ansia produce noradrenalina, un vasocostrittore che chiude i corpi cavernosi del pene e causa la perdita dell’erezione.

    La pillolina blu o analoghi sono molto utili nei casi di disfunzione erettile soprattutto psicogena  perché, diminuendo le resistenze periferiche, favoriscono l’afflusso del sangue nei corpi cavernosi e quindi l’erezione che, per avvenire,  necessita tuttavia di stimoli erogeni adeguati atti ad aprire il rubinetto senza il quale, altrimenti, non potrebbe esserci l’erezione.

  • Tutto qui?  

    Molte donne, di fronte a un'eiaculazione precoce o un'erezione mancata provano rabbia e si sentono poco desiderabili. © bialasiewicz/123RF


    Ecco la domanda più temuta dagli uomini che hanno problemi di disfunzione erettile o eiaculazione precoce. Per fortuna le coppie che si rivolgono a un sessuologo (e sempre di più l’imput parte dalla donna) vengono per imparare, si affidano al personal trainer della sessualità e 8 volte su 10 superano i loro problemi. Perché, anche in questi casi, spesso il problema (e la soluzione) sta nel cervello di entrambi i partner. Se da un lato c’è l'ansia da prestazione, dall’altro c’è una bassa autostima. Ovvero: l’uomo riesce ad avere l’erezione ma poco dopo la penetrazione ha un orgasmo e la partner si sente svilita, come se la brevità del rapporto dipendesse unicamente da lei reagendo, sovente, con rabbia. L’incapacità dei partner di spostare il focus a livello cerebrale non fa che generare altra ansia e, di conseguenza, altri rapporti insoddisfacenti.

    Ecco perché sarebbe così importante un’educazione alla sessualità a tutto tondo che considerasse non solo gli aspetti tecnici ma anche la reciprocità necessaria in un rapporto. Così come mangiare è ben diverso da saper mangiare, allo stesso modo, un conto è fare sesso un altro è saper fare l’amore. Sono entrambi istinti che, però, possono essere educati. Purtroppo, mentre per l’alimentazione esistono infiniti corsi, la sessualità è ancora vista come un tabù.

  • È normale non raggiungere sempre l’orgasmo?

    All'origine di un mancato orgasmo femminile c'è spesso l'assenza dei preliminari. © Andrey Guryanov/123RF


    Lo chiedono le donne e la risposta è no: non è non normale non raggiungere sempre l'orgasmo, ma succede ancora troppo spesso. Di nuovo il discorso ha a che fare con la visione penocentrica dell’uomo che si preoccupa troppo della penetrazione quando, invece, per raggiungere l’orgasmo, la donna ha bisogno dei preliminari. Questo perché deve abbandonarsi completamente al partner per arrivare al punto di non ritorno. Naturalmente ci sono casi in cui all’origine c’è un pudore, una vergogna e un senso di colpa eccessivo nel lasciarsi andare e allora bisogna intervenire con una psicoterapia. Le cause possono essere psicogene, psico-educative e fisiche (interazione con alcuni farmaci). Sovente, poi, succede dopo la maternità: dalla paura delle donne legata ai cambiamenti del corpo (che determinano un calo del desiderio), alla focalizzazione sul ruolo di madre. In particolare, con la seconda maternità il blocco più frequente riguarda la paura di essere scoperti dal figlio. Negli uomini, invece, spesso si verifica un calo del desiderio dovuto al non sentirsi più al centro dell’attenzione oppure, se, durante il parto non è stato accanto alla donna ma di fronte: l’uomo deve partecipare alla creazione, solo in questo modo riuscirà a vedere in lei la donna “amante” e non solo la donna “madre”.

  • Sarò gay?

    Spesso i ragazzi che non riescono ad avere un'erezione con la loro partner si domandano se non siano omosessuali. © Andriy Bezuglov/123RF


    La domanda è frequente tra i ragazzi giovani che per motivi psicogeni non riescono ad aver il controllo dell’erezione con una donna, sovente la loro partner. In questo caso la frase che sintetizza il concetto è: "Non desidero la donna che amo, non amo la donna che desidero". Ancora una volta il problema va ricercato e risolto a livello cerebrale. A proposito di orientamento sessuale (ovvero verso chi si prova attrazione) il discorso è articolato e si fonda sul presupposto che non esistono solo etero, omo o entrambi i sessi. Nel 1948, Kinsey ha elaborato una scala che ne presuppone 7: eterosessuale esclusivo, prevalente che può essere solo occasionalmente omosessuale, più che occasionalmente o egualmente eterosessuale e omosessuale, e omosessuale esclusivo, prevalente a sua volta solo occasionalmente eterosessuale o più che occasionalmente. Nel Terzo Millennio, poi, le identità sessuali si sono sfaccettate ancora di più. 

  • Dimensioni del pene: quanto contano per il piacere della donna? 

    Spesso le dimensioni del pene contano più per gli uomini che per le donne. © Zoran Mladenovic/123RF


    A questa domanda rispondiamo che spesso le dimensioni del pene sono importanti per l’uomo, molto meno per la donna. A riprova di ciò di pensi alla masturbazione femminile o al sesso tra lesbiche (dove il raggiungimento dell’orgasmo è statisticamente più elevato). Tuttavia, fin dall’infanzia, gli uomini misurano le dimensioni del proprio organo, facendone, in alcuni casi, una malattia: la Sindrome dello Spogliatoio, dove il confronto (spesso con maschi più avanti nello sviluppo fisiologico della pubertà) è all’origine di veri e propri traumi che si trascinano nell’età adulta. In generale, più che un grande pene, per soddisfare una donna serve una grande mente. Va pur detto che alcune donne si eccitano vedendo peni di grandi dimensioni ma, di nuovo, la questione non è fisica bensì cerebrale.

  • Voglio un pene più lungo. Voglio una vagina più bella

    La chirurgia intima, laddove non ha scopi terapeutici, ha effetti più che altro psicologici. © Andrey Kryuchkov/123RF


    È importante chiarire che esiste una chirurgia intima estetica e una terapeutica. Quest’ultima corregge difetti evidenti (per esempio un pene curvo o l’atrofia vaginale) mentre quella estetica, richiesta dagli uomini per lo più per l’allungamento del pene e (sempre di più) dalle donne decise ritoccare le piccole labbra, ha più che altro ricadute psicologiche.

  • Orientamento e identità sessuale: si può scegliere?

    Sovente i genitori chiedono ai sessuologi di correggere l'orientamento sessuale dei figli. © blueskyimage/123RF


    Ancora oggi si presentano in studio familiari che chiedono al sessuologo di correggere l’orientamento e l’identità sessuale dei figli. Richiesta impossibile, ovviamente, dal momento che seppur non sia ancora così chiaro l’origine né dell’orientamento né dell’identità e si prospettino origini multifattoriali che prevedono interazione tra componenti biologiche e genetiche, esperienziali e sociali, tuttavia si sa che l’orientamento non può essere corretto con nessuna terapia psicologica.

  • Trans: chi è?

    Il transessuale soffre della disforia di genere che, se non viene riconosciuta, sfocia in nevrosi. © bialasiewicz/123RF


    Premessa: la disforia di genere di cui soffrono i transessuali non è una scelta. Non lo è a tal punto che la legge ha normato con una sentenza della Cassazione la possibilità di cambiare la propria anagrafica anche se non è stato fatto alcun intervento per il cambio di sesso. All’origine vi è, per l’appunto, un'incongruenza tra il sesso assegnato alla nascita ed il sesso psicologico, ovvero una dissociazione tra la mente ed il corpo. Queste persone possono avere orientamenti diversi: essere attratti da donne, uomini, trans  o da nessun sesso. Quindi l'identità sessuale, ovvero chi sentiamo di essere, è diversa dall'orientamento, cioè verso chi ci sentiamo attratti.

  • Droghe e alcol: alterano la sessualità?

    Alcole e droghe assunti in maniera cronica causano la perdita della libido e dell'erezione. © bialasiewicz/123RF


    Usando la massima cautela, si può dire che assunte in maniera occasionale e moderata, l'alcol e le sostanze possono agevolare la sessualità nella misura in cui moderano l’ansia e hanno un effetto disinibente. In generale, però, un uso cronico determina il crollo della libido, l’impotenza e, in generale, una sessualità profondamente disturbata. 

  • Fantasie erotiche: sono da pervertito?

    Le fantasie erotiche sono il più potente acceleratore della sessualità. © arturkurjan/123RF


    Assolutamente no: le fantasie erotiche non sono sintomo di perversione a patto che non pervadano tutta la sessualità. In questo caso si sfocia nella parafilia per cui l’eccitazione non si concentra più sulla persona ma su un dettaglio. In condizioni normali le fantasie erotiche sono il più potente acceleratore della sessualità al punto che uno degli esercizi per il controllo dell’eiaculazione precoce è volto a modulare gli stimoli e le fantasie che scatenano così da ritardare il punto di non ritorno. Ancora un volta, parte tutto dal cervello.  

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