Dominazione femminile: racconti di donne che sottomettono gli uomini

Giulia Vola

Le ultime arrivate sono le moneymistress, adepte della Findom, la "Financial Domination" ma la storia della dominazione femminile è molto altro, come raccontano le dirette interessate.

La dominazione femminile trasforma le donne in padrone e gli uomini in sottomessi, non solo fisicamente. © sakkmesterke/123RF

 

Le più discusse (e in voga) degli ultimi tempi sono le moneymistress, le padrone che ordinano ai money slave, gli schiavi dei soldi, che eseguono. Pagando, visto che in questo caso la dominazione femminile riguarda il denaro. Anche detta Findom, che sta per Financial Domination, la pratica sadomaso consiste nel piacere degli uomini ad assecondare i capricci delle signore senza badare a spese, fino a rischiare la bancarotta. Scarpe costose, biancheria pregiata, vestiti firmati, gioielli (ma vale tutto, incluse le ricariche del cellulare) in cambio di insulti. E, a cercare in rete (dove prolifera) le testimonianze raccontano di veri e propri harem.

 

Moneymistress: dominatrici finanziarie

Ho schiavi da Cina, Turchia, Giappone, e da molti paesi europei, anche italiani” ha raccontato a Findom.com la statunitense Princess Rene.Molti semplicemente impazziscono all’idea di farsi dominare da una donna giovane e bella, altri accompagnano la Findom ad altri feticismi, come la castità forzata, la femminilizzazione, l’adorazione dei piedi o delle scarpe, l’umiliazione verbale”. Altri ancora vogliono deliberatamente farsi fregare. Vedi il successo della sezione Si fotta tua madre, “una delle mie idee spilla-soldi più brillanti - spiega Princess Rene -. Convinco lo schiavo di turno a non comprare nulla per il compleanno di sua madre o di uno dei suoi cari. I soldi non spesi confluiscono direttamente sul mio conto”.

Soldi che arrivano a palate anche a Valentine DeVille, una che i suoi schiavi li chiama “cuccioli addomesticati”, che negli ultimi 10 anni non ha mai dovuto lavorare per vivere - “La mia vita è sempre stata puro divertimento finanziato dai miei moneyslave” - e che ha redatto anche un codice di comportamento: “Io devo essere l’unica donna della loro vita, è solo a me che devono pensare, è solo per me che devono spendere soldi. Vieto loro sia di fare sesso, sia di masturbarsi. Li eccito fino al limite, e poi gli proibisco di godere. Li umilio. Gli fotto il cervello. Mi cercano apposta”.

L’italiana Dea Chiara non va per il sottile ma la vede un po’ diversamente: “Sono io che decido le somme che devono darmi. Sono loro al mio servizio, non il contrario. Un moneyslave non va biasimato affatto: si sottomette per libera scelta, lo fa in totale umiltà e ne è felice”. Come? “Come fa un cagnolino scodinzolante davanti alla pappa” mentre lei lo ignora, innamorata come del suo fidanzato (che sa tutto ed è pure diventato amico di uno di loro). D’altra parte, fa parte del gioco: “Per essere delle vere moneymistress serve grande capacità di manipolazione e una certa abilità per entrare nella mente di un’altra persona e dominarla”, sottolinea Dea Chiara, che aggiunge “sono talenti che noi donne possediamo per natura”. 

 

La storia della dominazione femminile: Mistress Carl

A proposito di dominazione femminile tradizionale però, la più esperta è Charlayne Grenci, la donna che per prima, nel 1980 aprì nel garage di casa a Pompano Beach, in Florida, una “segreta sexy”, si trasformò in Mistress Carl divenne la padrona di centinaia di uomini, ebbe (non pochi) problemi legali, finì in carcere e che oggi passa da una conferenza all’altra nelle università americane da sessuologa che è diventata. “Più vai a fondo, più la pratica diventa hardcore, sia fisicamente che psicologicamente - racconta -. Non è per i deboli di cuore”.

Iniziò quasi per caso, nel 1979, introdotta da un’amica alla ricerca di dominatrici: “Si guadagnava bene, 100 dollari l’ora e non dovevo nemmeno spogliarmi o fare atti direttamente sessuali. Uno dei primi clienti mi chiese di mettergli una scarpa in bocca e uno stivale nel culo. Piaceva anche a me. Mi affascinava il sesso e la psicologia dei clienti”. Quella che doveva essere un’esperienza si trasformò nella sua professione e da allora ne ha viste, fatte e perfino bandite di tutti i colori.
 
In 34 anni da dominatrice, l’esperienza più forte gliel’ha regalata T.J., un tizio che sopportava molto bene il dolore: si faceva frustare così tante volte da farle venire una tendinite; quella più truce un professore della Georgetown University che amava farsi minacciare con un ago sugli occhi, sui capezzoli, perfino sullo scroto. Troppo per la Grenci che bandì la pratica e colse l’occasione per bandire anche lo “scat” (defecare sul sottomesso) e il “fisting” (la penetrazione vaginale o anale con un pugno). Nonostante la sua etica, il 4 febbraio 1983 la polizia perquisì il suo garage e lei si beccò una condanna per prostituzione. Dopo 3 anni di processo se la cavò con 90 giorni di prigione, poi ricominciò a fare il suo lavoro e nel 1991 aprì Command Performance, il primo dungeon club della Florida. 

Ha conosciuto “gli uomini che vogliono essere sottomessi, così come le donne di oggi, indipendenti e cariche di responsabilità, che cercano un’inversione di ruolo. Nella vita e nella professione sono dominanti, nell’intimità desiderano essere umiliati”; ha capito che “non tutto il fetish è doloroso. Anche il gioco di ruolo è da considerarsi una pratica fetish” e che “i più appassionati, per la mia esperienza, sono i docenti. Ma ho avuto anche avvocati, amministratori delegati”. Così come, con il senno di una donna cheta visto e vissuto di tutto, ha capito che la moda fetish degli ultimi tempi è tutta apparenza. Da Madonna a Rihanna passando per le 50 Sfumature: “Quelle sono fantasie, io l’ho vissuto per davvero”. Una vita all’insegna della dominazione femminile, anche se al servizio del piacere maschile. Sembra un controsenso, non lo è. È uno dei paradossi del sesso fuori dall'ordinario, BSDM, dove tutto è una questione di ruolo, al di sopra di tutto.

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