Divorzio consensuale: tempi, procedura e costi

Giulia Vola

In Comune, in tribunale e con la negoziazione assistita: ecco i tempi, le procedure e quanto costa il divorzio consensuale. 

Il divorzio consensuale è un procedimento più snello, veloce ed economico di quello giudiziale. © bacho12345/123RF


Divorzio congiunto: i tempi

Sei mesi dopo la separazione consensuale e 12 dopo quella giudiziale, gli ex coniugi possono presentare il ricorso per la domanda di divorzio consensuale (anche detto congiunto) in Comune, al tribunale di competenza o con la negoziazione assistita. Il procedimento, decisamente più veloce, snello ed economico rispetto a quello giudiziale soprattutto alla luce delle novità introdotte dalla legge sul divorzio breve, ha tempistiche differenti. Se in Comune si risolve in un mese e in poco più con la negoziazione assistita, in Tribunale possono essere necessari un paio di anni per completare l’iter.


Divorzio consensuale senza avvocato

Le coppie senza figli, che nel sciogliere il matrimonio hanno trovato un accordo e non prevedono il trasferimento di beni mobili o immobili possono avvalersi del divorzio senza avvocato. In questo caso il procedimento avviene alla presenza di un ufficiale di Stato civile e l’iter si risolve in due incontri. Nel primo vengono depositate e raccolte le volontà (che devono essere consensuali) degli ex; nel secondo, un mese dopo, viene confermato l’accordo.


Divorzio veloce: la negoziazione assistita

Rappresentati dagli avvocati divorzisti (ciascuno deve avere il proprio), gli ex coniugi con figli possono avvalersi della negoziazione assistita, procedura che accorcia i tempi, riduce i costi ed evita il tribunale. Laddove siano presenti figli minori o maggiorenni incapaci, economicamente non autosufficienti o portatori di handicap grave, una volta raggiunto l’accordo è necessario, entro 10 giorni, inviarlo al Procuratore della Repubblica competente che verifica e trasmette o rigetta l’autorizzazione che dà il via agli avvocati. Una volta ottenuto il nullaosta e dopo il tentativo - di rito - di riconciliazione delle parti, gli avvocati procedono con la sottoscrizione della convenzione di negoziazione che dovrnno poi inviare - sempre entro 10 giorni - all'ufficiale dello stato civile del Comune dov’è stato celebrato il matrimonio per l’adempimento delle trascrizioni. In questo caso l'iter può concludersi nell'arco di un paio di mesi.


Divorzio consensuale in Tribunale

Optando per il tribunale, invece, i tempi si allungano notevolmente. Anzitutto va redatta, in presenza di un legale, la domanda di divorzio che consiste in un ricorso che annota le motivazioni dello scioglimento, l’indicazione di eventuali figli, la loro gestione e i rapporti economici. Per tanto tra i documenti necessari, oltre all'atto di matrimonio, lo stato di famiglia, il certificato di residenza e la sentenza di separazione, vanno allegate anche le recenti dichiarazioni dei redditi.

Una volta presentato il ricorso per divorzio congiunto, la cancelleria del tribunale iscrive la causa e dopo alcuni mesi (in media da 6 a un anno) convoca le parti davanti al giudice per il tentativo di conciliazione e l’audizione volta ad accertare l’effettivo accordo consensuale degli ex e la tutela dei figli. In caso positivo emette la sentenza di divorzio.


Costo divorzio consensuale

Il costo del divorzio consensuale varia a seconda delle modalità con cui viene presentato: se quello senza l’intervento di avvocati, in Comune, ammonta a soli 16 euro (i diritti all’ufficio di stato civile), con la negoziazione assistita, essendo necessaria la presenza di 2 legali, a far lievitare la spesa sono i loro onorari, mediamente compresi tra i 1500 e i 3mila euro. In questo caso, però, non sono previsti né bolli, né tasse specifiche. Diverso il caso del divorzio in tribunale, più economico visto che prevede la possibilità di avvalersi di un solo avvocato (e quindi una sola parcella, magari da dividere), mentre il contributo unificato è pari a 43 euro (che possono essere divisi tra i coniugi).


Divorziare: l’assegno divorzile e il mantenimento

A proposito dei costi del divorzio, l’ex coniuge con il reddito più alto deve considerare anche quelli che ne derivano. Nello specifico: l’assegno divorzile all’ex coniuge (anche detto di mantenimento, che può durare a vita salvo cambiamenti nelle condizioni economiche di entrambi, naturalmente da valutare caso per caso) e il mantenimento ai figli, oltre al sostentamento della metà delle spese straordinarie, che, invece cessa nel momento in cui acquistano l’indipendenza economica.

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