Melanconia: la tristezza di fine estate

Cristina Piotti
La depressione post-vacanze colpisce quasi la metà degli italiani. C’è una teoria umorale secondo la quale la tristezza prende il sopravvento, in questi giorni di rientro. 

La sindrome del rientro va a braccetto con un temperamento flemmatico.


Sindrome del rientro? No grazie. Che si torni sui banchi di scuola o in ufficio, è lo stesso. Gli inglesi lo chiamano post-summer blues: l'estate va calando, e con essa l'umore generale.

La fine delle vacanze, l'inizio della depressione

Lo scorso anno l'agenzia Adnkronos riportava che per quasi la metà degli italiani il rientro è il periodo più triste e depressivo dell'anno. "La fase del rientro risulta talvolta insidiosa e la ripresa lavorativa, oltre che delle abitudini quotidiane, può generare disagio", ha spiegato all'agenzia Michele Cucchi, psichiatra e direttore sanitario del Centro medico Santagostino di Milano. "La sintomatologia della post-vacation blues può essere caratterizzata da senso di stanchezza, difficoltà di concentrazione, mal di testa, sensazione di stordimento, confusione e non presenza, come vivere all'interno di una bolla".
 

La teoria umorale

Va però fatta una chiara distinzione tra chi è di umor nero in piena estate e chi invece guarda con angoscia al finire della stagione delle vacanze. Nel primo caso, si tratta a tutti gli effetti di un disturbo depressivo di stagione, ha spiegato alla rivista americana Quartz il neuropsichiatra Norman Rosenthal, secondo il quale le cause risiederebbero nel malfunzionamento di alcuni neurotrasmettitori, ma servono ulteriori studi per provarlo (e capirne le cause). Si tratterebbe di un problema di adattamento a giornate più lunghe e soleggiate, che colpisce una piccola percentuale di abitanti dell'emisfero nord. 

Malinconia di fine estate 

Quando invece a colpire è il finire della bella stagione (e delle vacanze) si parla di una forma di ansia o stress da rientro. Che, ovviamente, non colpisce solo gli italiani: stando all’UC Davis Department of Psychiatry and Behavioral Sciences, in California, le cause sono il cambio delle abitudini e quindi degli orari, un eccessivo consumo di alcolici, una riduzione delle ore di sonno e una ridotta pianificazione, tipici della vacanza spensierata. Tutto questo svanisce nel giro delle poche ore che ci separano dall’ingresso in ufficio. E il ritorno alla vita di tutti i giorni, fatta di impegni e frenesia, diventa davvero deprimente. Meglio tornare a dormire e mangiare sano (molta acqua, frutta e verdura) qualche giorno prima, ma anche cercare di fare un po’ di esercizio fisico, evitando il workout intensivo. Infine, mitigare la tristezza regalandosi qualche momento di benessere, come un paio di ore alle terme o un massaggio. 

Sindrome da rientro (di famiglia)

Sul giornale inglese Telegraph la psicologa e autrice di libri sul tema Erica Reischer parla di una serie di trucchi per rendere meno traumatico il rientro dell'intera famiglia, così da non acuire lo stato di ansia di uno dei componenti. Fondamentale programmare il ritorno “della truppa”, dando anche ai più piccoli dei compiti per aiutare spacchettamenti e riordino della casa. Secondo Reischer sarebbe bene staccarsi per un po' da telefono e telefonini, social e amicizie virtuali, per un graduale ritorno alla vita iper-connessa. Infine, può essere interessante pianificare delle mini-gite per l’autunno, iniziando subito la programmazione e coinvolgendo tutti nella ricerca e raccolta di idee: avere una nuova (piccola) partenza già segnata sul calendario renderà il rientro meno triste. 

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