Solidarietà per Karim: campagna social a occhio coperto per il piccolo

Giulia Vola

Un selfie a occhio coperto: dilaga la campagna social lanciata dal fotografo Amer Almohibany in solidarietà a Karim, il piccolo di due mesi colpito da un bombardamento in Siria.


Quando l'artiglieria di Bashar al-Assad ha scaricato le bombe sul mercato di Hamuriyah, nell'ovest del Ghouta, vicino a Damasco, il piccolo Karim, 2 mesi, ha perso la mamma e l'occhio sinistro. Il 16 dicembre 2017 Amer Almohibany, fotografo siriano, lo ha raccontato al mondo in uno scatto postato su Twitter. Due giorni dopo Amer ha rincarato la dose postando la foto di “mio figlio di 3 anni e mezzo, solidale con Karim”: il piccolo si copre l'occhio sinistro con la mano e in breve si trasforma nel simbolo di una campagna social che rimbalza in tutto il mondo.

Oggi gli hashtag #solidaritywithKarim e #StandwithKarim creati dagli oppositori al regime di Assad sono carrellate di selfie di uomini, donne, bambini, giovani, vecchi e perfino ambasciatori all'Onu, come Matthew Rycroft, del Regno Unito, immortalati a occhio coperto. Migliaia di volti solidali con Karim, orfano di madre, abitante di un paese tutto da ricostruire.

Come ha raccontato il giornalista locale Qussai Nour, il papà di Karim si prende cura dei figli ma non ha un lavoro: “I dottori del Ghouta stanno cercando di curare il piccolo - ha sottolineato Nour - ma Karim ha bisogno di specialisti in neurologia, oftalmologia e chirurgia plastica”. 

Karim come tanti altri bambini, da quelle parti, nel Ghouta orientale: ora sono 137 quelli che, secondo l'Unicef andrebbero evacuati immediatamente ma “se i bombardamenti non si fermeranno ce ne saranno migliaia” ha dichiarato Moayed al-Halafi, membro della Syrian Civil Defense.


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