Rifiuti tossici vicini a una scuola: "I bambini? Che muoiano"

Giulia Vola

Una maxi inchiesta della Dda di Firenze ha sgominato un sistema criminale di smaltimento dei rifiuti tossici: in un'intercettazione i trafficanti commentano una discarica vicina a una scuola. 

I trafficanti smaltivano i rifiuti tossici come fossero spazzatura normale. © kanvag/123RF


Rifiuti tossici smaltiti come pattumiera comune, bambini che si ammalano, trafficanti senza scrupoli che ridono: sono raccapriccianti gli ingredienti della maxi inchiesta condotta dalla Dda di Firenze che ha arrestato sei persone per traffico di rifiuti, associazione per delinquere e truffa aggravata, ne ha indagate una trentina, ha sequestrato due aziende toscane e ha portato alla luce un giro da 200 mila tonnellate di rifiuti tossici. Smaltiti come pattumiera comune anche vicino alle scuole: "Ci mancavano anche i bambini che vanno all’ospedale - si ascolta in una delle intercettazioni -. Che muoiano, m’importa niente dei bambini che si sentano male. Io li scaricherei in mezzo di strada, i rifiuti". I presenti ridono, mentre i piccoli, che hanno gli occhi e la gola che bruciano per le esalazioni stanno sempre peggio.

Coordinati dal procuratore di Livorno, Ettore Squillace Greco, gli inquirenti hanno identificato decine di aziende  che "ripulivano" di tutto - "c’è di tutto, tanto mercurio" sottolinea un’altra intercettazione - mettendo in atto raggiri amministrativi con cui si facevano beffa delle autorità di controllo competenti. In un sistema criminale, i trafficanti cambiavano documenti e codici ai rifiuti tossici così da poterli smaltire come spazzatura normale. Una modalità che, come ha spiegato Ettore Squillace Greco, ricorda quello ben noto alla camorra della Terra dei fuochi. Un business superiore a 26 milioni di euro, una truffa alla Regione Toscana di 4 milioni almeno. Il sospetto è che ci fosse della connivenza: "uno dei meccanismi di autotutela attivati dall’associazione criminale - ipotizza a proposito il pm - è proprio quello che prevede sistematiche pressioni su soggetti legati alle istituzioni per indurli a captare notizie utili su eventuali indagini o comunque suggerimenti per eluderle". A questo punto non resta che capire che fossero le persone designate.

Agli arresti domiciliari sono finiti Stefano Fulceri,  Emiliano Lonzi, Marco Palandri, Stefano Lena, Anna Mancini e Alessandro Bertini; le aziende sequestrate sono (la Lonzi Metalli srl e la Rari srl) ma secondo gli inquirenti prima di essere smaltiti i rifiuti sarebbero passati da due discariche gestite da due aziende a partecipazione pubblica, la Rea di Rosignano Marittimo e la Rimateria di Piombino. Mentre le indagini accerteranno ruoli e responsabilità, si scopre che cosa è arrivato in discarica camuffato da rifiuti ordinari e innocui: toner, filtri per olio motore, stracci fradici di sostanze tossiche, mercurio, tre tir a settimana stracolmi di scarti pericolosi. Scarti che hanno spedito i piccoli all'ospedale e ora, c'è da augurarsi, i responsabili in aula di Tribunale.

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