Salma Hayek-Weinstein: "Per anni è stato il mio mostro"

Giulia Vola

Salma Hayek ha raccontato su New York Times l'incubo vissuto sul set di Frida quando ingaggiò una vera e propria guerra con l'ex produttore Harvey Weinstein.

Salma Hayek disse sempre no alle richieste di Weinstein che trovò altri modi per vendicarsi. © Kika Press


"Per anni, è stato il mio mostro": la 51enne Salma Hayek ha scelto il New York Times per raccontare la sua guerra alle avance moleste dell'ex produttore Harvey Weinstein. L'attrice messicana ha aspettato due mesi dallo scandalo e dopo aver ripercorso l'incubo quotidiano vissuto durante le riprese di Frida (2002), ha finalmente trovato le parole per raccontarlo, allungando la lista delle Silence Breakers, le donne che hanno spezzato il silenzio e che il Time ha eletto Persona dell'Anno 2017.

Lo ha fatto ora perché prima non ne aveva la forza mentre adesso "sono ispirata da chi ha avuto il coraggio di parlare, soprattutto in una società che ha eletto un presidente che è stato accusato di molestie sessuali da più di dieci donne e da cui tutti abbiamo sentito dire che un uomo potente può fare ciò che vuole alle donne. Beh, non più". Quando in autunno fu contattata dai giornalisti che stavano lavorando allo scoop, Salma declinò: "ero convinta di aver fatto pace. Mi ero fatta il lavaggio del cervello pensando che fosse roba passata, l'importante era che fossi sopravvissuta. Non parlavo nascondendomi dietro alla scusa che fosse già abbastanza quello che in tanti avevano rivelato del mio mostro. Pensavo che la mia voce non fosse importante, che non avrebbe e fatto la differenza. In realtà, stavo cercando di evitare la sfida di spiegare tante cose ai miei cari". Una verità che ora è emersa come un fiume in piena e ha tratteggiato un inferno.

"Per lui non ero un’artista, non ero nemmeno una persona. Ero una cosa, un corpo”. Siamo all'inizio degli anni Duemila, Salma è un'attrice messicana che sogna Hollywood e sa anche come raggiungerlo: portando al cinema la storia di Frida Kahlo. E siamo negli anni in cui Weinstein e il suo impero "era diventato sinonimo di qualità, un vivaio di artisti coraggiosi e provocatori. Tutto quel che Frida rappresentava per me e ciò che io volevo essere". Weinstein era il produttore perfetto per il suo progetto: "sapevo che era un uomo di grande intelligenza, un amico leale e un buon padre di famiglia".

Salma aveva ragione, il produttore accettò ma la realizzazione del film fu una corsa ad ostacoli: "nella mia ingenuità pensavo che i miei sogni si stessero realizzando. Mi aveva dato un'opportunità, mi aveva detto sì. Di lì a breve avrei capito che era venuto il momento di dire no: non aprirgli la porta a qualsiasi ora della notte, hotel dopo hotel, location dopo location, quando si presentava a sorpresa, incluse location in cui stavo girando film con cui non c'entrava niente. Rispondere no alla richiesta di farsi una doccia con lui, di guardarmi mentre mi facevo la doccia, di farmi un massaggio, di lasciare che un suo amico nudo mi facesse un massaggio, di fare sesso orale, di vedermi nuda con un'altra donna".

Weinstein alternava “parole dolci” a minacce del tipo "ti ucciderò, non credere che non sia capace di farlo". Forse, si domanda Salma, a graziarla "dall'essere stuprata" fu il fatto che fosse amica di persone del calibro di George Clooney, Quentin Tarantino ed Elizabeth Avellan. Sia come sia, il produttore trova il modo di fargliela pagare: una volta le annuncia che l'avrebbe sostituita, ma lei va dagli avvocati e allora lui la costringe a riscrivere gratis la sceneggiatura e a trovare 10 milioni di dollari per la pellicola. Salma non molla, aiutata "da un esercito di angeli che vennero in mio soccorso, come Edward Norton che riscrisse tutto e non volle alcun credito, e l'amica Margaret Perenchio, produttrice della prima ora, che trovò i soldi. Julye Taymor accettò di dirigere il film, altri amici accettarono i ruoli minori: Antonio Banderas, lo stesso Norton, Ashley Judd, Geofrey Rush. Weinstein ora era costretto a fare quel film che non avrebbe voluto fare".

Weinstein però, è tenace: "perché le riprese andassero avanti, voleva che facessi una scena di sesso con un'altra donna, con nudo frontale". Alla fine i due trovarono un compromesso: Salma avrebbe ballato un tango e alla fine ci sarebbe stato un bacio. Il giorno delle riprese, però, l'attrice ebbe un crollo, era esausta. Tuttavia, dopo le battaglie, aveva vinto la guerra: Frida fu candidato a 6 Oscar, se ne aggiudicò 2. "Non ha mai saputo cosa significassero per me quelle parole né quanto mi avesse ferita - conclude l'attrice -. Non gli ho mai mostrato quanto avessi paura di lui". Ora l'ha fatto, ora ha trovato la forza per unirsi al coro delle denunce e anche l'occasione per lanciare una frecciata a chi si diverte a fare del victim blaming: "finché non ci sarà parità di trattamento nell'industria cinematografica la nostra comunità continuerà a essere terreno fertile per i predatori. E sono grata a tutti coloro che stanno prestando attenzione alle nostre esperienze. Spero che la mia testimonianza serva a spiegare perché è così difficile e perché tante di noi hanno aspettato così a lungo".

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