Michela, suicida per un video hard: "Gli scheletri sono tornati"

Giulia Vola

Michela Deriu, 22 anni, si è suicidata nella notte tra il 4 e il 5 novembre. Gli inquirenti hanno indagato tre amici per istigazione al suicidio, diffamazione aggravata e tentata estorsione.
 

Michela Derio si è suicidata a casa di un'amica. © YouTube

Un video hard girato a sua insaputa l'avrebbe condannata: Michela Deriu aveva 22 anni, i capelli neri a caschetto e due occhi grandi che si sono spenti nella notte tra il 4 e il 5 novembre quando si è suicidata con un laccio a casa di un'amica, schiacciata dalla vergogna, dalla paura e dal tradimento di quei tre amici che si sono rivelati tre mostri. La tragedia che ricorda quella di Tiziana Cantone, è andata in scena in Sardegna, dove la Procura di Tempio Pausania ha aperto un'inchiesta per istigazione al suicidio, diffamazione aggravata e tentata estorsione a carico dei tre ragazzi che avrebbero spinto la giovane a farla finita.

Tre amici di Porto Torres che dalla fine di ottobre erano diventati il suo incubo: la perseguitavano, la tempestavano di chiamate e sms. Il video circolava, le minacce di diffonderlo la ossessionavano. Michela è scappata da Porto Torres, si è imbarcata per la Maddalena, si è rifugiata a casa di un'amica, in attesa di andare a trovare la sorella. Aveva già il biglietto per il viaggio, non voleva farla finita, voleva dimenticare. La fuga, però, non è bastata. Michela continuava ad essere bersagliata e quando si è ritrovata da sola, non ha retto: "Scusami, ma a Porto Torres non sarei riuscita a farlo", ha lasciato scritto in un bigliettino destinato all'amica che l'ha trovata quando è ritornata dal lavoro. In un altro ha scritto invece che "...sono riaffiorati quegli scheletri di due anni fa...", poi l'ha appallottolato ma l'ha lasciato lì dove sapeva che qualcuno l'avrebbe trovato. Così è stato: gli inquirenti l'hanno recuperato, hanno iniziato a indagare e quando hanno trovato quel video in uno dei computer dei tre ragazzi, hanno capito che dietro quel gesto c'era un ricatto a sfondo sessuale.

Ad aggravare la situazione, c'è poi anche quell'aggressione che Michela aveva raccontato al bar: era il primo novembre, era notte, stava tornando dal lavoro, qualcuno l'aveva seguita, si era infilato nel suo portone, l'aveva narcotizzata con una bomboletta e "Quando mi sono risvegliata non c'era più il borsellino con i soldi, avevo 1.100 euro". La voce era circolata, il racconto era finito sul giornale e i Carabinieri l'avevano convocata per interrogarla. Lei, timorosa e riluttante, aveva confermato senza però sporgere denuncia. Lei, che già era stretta in una morsa che le toglieva il fiato, lei che pochi giorni dopo ha esalato l'ultimo respiro.

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