Strage al Bataclan: i tatuaggi dei sopravvissuti per non dimenticare

Giulia Vola

Per commemorare il secondo anniversario della strage al Bataclan di Parigi, il fotografo Joel Saget ha immortalato i sopravvissuti che si sono tatuati moniti e mementi sul corpo.



Il 13 novembre 2015 Laura Leveque era al Bataclan. È sopravvissuta grazie ai cadaveri che l'hanno sepolta: "Ho navigato nel sangue, ricoperta di corpi. Sono stata imbevuta di vittime e ho avuto la sensazione di camminare con dei corpi sulle spalle". Lei, il peso di quella notte che ha fatto 90 morti e 360 feriti, se l'è caricato sulla spalla sinistra: "Ho voluto farmi tatuare il corvo, simbolo di un tormento che non se ne andrà mai, accanto al serpente che si morde la coda, simbolo del ciclo inarrestabile della vita". Non è l'unica, Laura, 32 anni. Sono tanti i sopravvissuti alla strage del Bataclan che, dopo aver visto con gli occhi l'orrore hanno scelto di inscriverselo sotto la pelle. Come memento, monito, motto, conforto. Joel Saget, fotografo francese dell'agenzia AFP, li immortalati in un progetto per commemorare il secondo anniversario.

"I morti sono entrati dentro di me" con l'inchiostro, ha raccontato Laura, certa di "aver trasformato l'orrore in qualcosa di bello". Sophie, invece, al Bataclan fu ferita da una pallottola che si conficcò nella gamba, proprio lì dove oggi si è tatuata la donna con la testa di un morto che in Messico è la Calavera Catrina ed è il simbolo del giorno dei defunti. David Fritz Goeppinger, invece, che "ne sono uscito senza alcuna ferita", voleva "un tatuaggio per ancorarmelo e scrivermelo addosso": oggi sul suo braccio è incisa la data in numeri romani e il simbolo V/V, ovvero "eravamo in cinque prima dell'attacco e lo siamo anche dopo". Dietro l'orecchio della 24enne Ludmila Profit, invece, c'è un quadrifoglio verde, il numero 13, la scritta "fuck". Sul gomito di Alexandra, colpito da una pallottola, c'è il motto latino di Parigi: Fluctuat nec mergitur, Sbattuta dalla onde, non affondata. Sul corpo di Maryline Le Guen, che al Bataclan ha perso Renaud, suo figlio, c'è un arabesco con il suo nome "per averlo con me tutto il tempo". Sulla spalla di Fanny, che invece ha perso Olivier, il suo fidanzato, c'è scritto "A volte hai bisogno di lasciar andare le cose", mentre sul braccio destro di Nahomy Beuchet, è inciso "Peace, Love and Death Metal", a memento degli Eagles Death che quella sera era andata ad ascoltare al Bataclan.

Quella sera, però, la strega andò in scena anche altrove. Al Petit Cambogde, il ristorante dove si trovava Manon Hautecoeur e dove morirono 30 persone. Lei non fu ferita: "la mia cicatrice" è il tatuaggio che si è fatta fare all'interno del su avambraccio destro, un leone circondato dal motto di Parigi. Un modo per zittire il senso di colpa per chi, invece, non c'è più: "senti che non sei una vittima perché non sei stato ferito fisicamente". Perché tatuarsi, come ha spiegato il sociologo David Le Breton, è "un modo per farsi una pelle nuova, per compiere una metamorfosi". Come la fenice che Stephanie Zarev esibisce sul suo braccio sinistro, simbolo del suo monito: "Nonostante l'orrore di quella sera ci sono ancora tante cose belle da vivere".

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