Salviamo Elisa: donare midollo osseo per salvare una vita

Eleonora Chiais

Elisa ha tre anni e una grave forma di leucemia, in ospedale da 8 mesi ha appena finito il quinto (e ultimo) ciclo di chemioterapia: la sua aspettativa di vita, se non troverà un donatore, è inferiore a un anno.
 

"Salviamo Elisa" è la pagina Facebook creata dai genitori della piccola affetta da una forma rara di leucemia nella speranza di trovare un donatore che le salvi la vita. © Salviamo Elisa - Facebook Page


Salviamo Elisa, l'appello corre sui social a suon di hashtag, passa da un vip all'altro (da Fiorello ad Anastacia), commuove i genitori, fa riflettere, smuove gli animi ma la speranza è soprattutto che porti all'azione. Già perché, ad essere indispensabile, è soprattutto questa, l'azione. L'azione di donare il midollo osseo, di donarlo per Elisa - che potrà salvarsi solo se per una coincidenza, un destino o un miracolo che dir si voglia troverà quella persona su centomila capace di assicurarle la vita con una trasfusione -, di donarlo per tutti gli altri malati della stessa malattia che aspettano quell'1 su 100000 che potrà regalargli la vita.

La storia di Elisa, da Pordenone, è legata a quella di quell'uno su centomila. Ed è ancora da scrivere.

Elisa ha tre anni appena, un visetto simpatico, un'espressione sveglia e una leucemia che la condanna a vivere in ospedale da 8 mesi ininterrottamente, una leucemia che la piccola ha affrontato con cinque cicli di chemioterapia, una leucemia che fa crollare la sua aspettativa di vita limitando le speranze di sopravvivenza di questa treenne ad ancora un solo anno, se non si troverà un donatore per il trapianto di midollo osseo. Elisa, però, ha anche dei genitori molto social che - con la forza di una disperazione condita con speranza e conoscenza 2.0 - hanno creato una pagina ad hoc su Facebook e un blog mandando nel mondo il loro appello: "Quell'uno su centomila capace di salvare la sua (e la nostra) vita si faccia avanti".

E a rispondere sono stati tantissimi. Hanno risposto le persone comuni, i vip, i giovani, i meno giovani. Hanno risposto le mamme, i papà, i fratelli e le sorelle. Già perché tutti possono rispondere i requisiti per essere quell'uno su centomila sono pochi e semplici: l'età (che deve essere compresa tra i 18 e i 35 anni), il peso (che deve essere superiore a 50 chili), l'assenza di malattie sanguigne trasmissibili (come AIDS ed epatite). Stop.

Si troverà quell'uno su centomila? Lo sperano i genitori della piccola Elisa che invitano tutti a contattare il centro trasfusionale di zona per sottoporsi a una tipizzazione, che avviene semplicemente con un prelievo di sangue o con un tampone salivale. Una tipizzazione che forse permetterà di salvare Elisa, forse permetterà invece di salvare Antonio, Gemma, Giuseppe, Aurora o chissà chi altro. Una tipizzazione che, fin da subito e certamente, avrà il merito di sensibilizzare su un problema che esiste. Su un problema che, però, potrebbe forse esistere almeno un po' meno se tutti fossimo tipizzati, se tutti diventassimo l'uno su centomila per qualcuno.

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