Vittorio Feltri - Nadia Toffa: scontro a Le Iene su Asia Argento

Giulia Vola

Intervistato da Le Iene, il direttore di Libero, Vittorio Feltri, ribadisce le sue critiche alle denunce degli abusi sul caso Weinstein. "non ho mai visto fare della violenza con la lingua".


Intervistato dalla Iena Nadia Toffa, il direttore di Libero, Vittorio Feltri ha ribadito il suo punto di vista sullo scandalo Harvey Weinstein. E se sull’editoriale del suo quotidiano titolato “Prima la danno via, poi frignano e fingono di pentirsi” aveva scritto che “cedere alle avance del boss per fare carriera è prostituzione non stupro” - concetto ribadito anche in radio, a La Zanzara, dove specificò che si era trattato di un “cunnilingus” e aggiunto “non ho mai visto fare della violenza con la lingua. Le è piaciuto evidentemente sennò poteva smettere di frequentarlo” - ai microfoni de Le Iene non ha fatto mezzo passo indietro. Anzi.

Se la accetta evidentemente è perché le fa piacere o le conviene” dichiara. Perché l’accetta, gli domanda la Toffa invitandolo ad articolare il pensiero: “Scusi, a me non mi ha mai leccato nessuno”, ribatte secco lui, e contrattacca: “Scusi, lei si farebbe leccare da qualcuno che non vuole neanche vedere?”. La Toffa chiama in causa la paura - non perché il produttore in questione “mordeva”, come insinua Feltri, ma perché “un uomo potente in grado di distruggere le loro carriere” - con cui le attrici hanno motivato il benestare e il silenzio. Il giornalista fa spallucce e rincara la dose. “Nel caso di Asia Argento la carriera non l’ha mai fatta, quindi non vedo che cosa avesse da temere, se mai ha ottenuto forse dei favori”.

La Toffa ci riprova ma Feltri non si smuove di un passo: “Io non ho mai visto uno stupro consensuale”. E persevera: un uomo potente non uccide, un uomo potente al massimo nega dei favori. Poi fa dell’ironia: “Io ho sempre fatto fatica con quelle che me la davano volentieri, si figuri con una che non me la voleva dare. Una fatica terribile, dev’essere”.

La Toffa non molla, distingue lo stupro dall’abuso sessuale, lui cita il codice penale che non prevede differenze. “Non c’è la le legge, a me che mi frega”. E precisa: “La legge si fa solamente dopo che si è osservata la realtà. La realtà è che se una vuole ottenere dei favori e dà delle prestazioni sessuali a casa mia si chiama prostituzione”. Insomma, non c’è modo di fargli cambiare idea: alla stregua di Rossella Brescia (decisamente più tiepida nei toni ma sulla stessa lunghezza d'onda nel concetto), le vittime sono complici.

Perciò, alle donne che non denunciano gli abusi dice “lo facciano” e se non lo fanno, “si arrangino, a me che mi frega della tua paura. Vincila la paura: sei una persona o sei un codardo imbecille?”.

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