Coming Out Day: la giornata mondiale per dire “sono gay”

Giulia Vola

L'11 ottobre la comunità LGBT celebra il Coming Out Day, il momento in cui gay, lesbiche, bisessuali e trans si dichiarano alla società. Un momento complicato, ecco come viverlo.

Fare coming out deriva dall'espressione inglese "coming out of the closet", letteralmente "uscire dal nascondiglio". © Vadim Guzhva/123RF


“Sono gay”, “sono lesbica”, “sono bisessuale”, “sono trans”. Due parole che, spesso, pesano come due pietre perché fare coming out non è impresa facile. Non è un caso se l'espressione deriva da "coming out of the closet", "uscire dal nascondiglio". Un nascondiglio dove fino a quel momento si è vissuta la propria omosessualità, bisessualità o identità trans in solitudine. Per lasciarlo, e uscire allo scoperto, per dichiarsi ad alta voce agli amici, ai genitori, a scuola, al lavoro, serve un passo di quelli che si fanno con i piedi di piombo. O con le ali ai piedi, a seconda dell’indole. Di certo, il confronto con la società costa uno sforzo, espone alle reazioni, ai giudizi, ai pregiudizi, alle discriminazioni. All'omofobia, che in Italia non è uno scherzo. Ma anche alla comprensione, all’empatia e alla consapevolezza di essere amati per ciò che si è.

Insomma, sia come sia, è una sfida che a volte alleggerisce, a volte appesantisce, di certo segna la vita di chi la coglie. Lo sa bene la comunità LGBT che ormai dal 1988, ogni 11 ottobre, ovunque nel mondo, fa il punto della situazione nel Coming Out Day.

Celebrato per la prima volta negli Stati Uniti, durante il workshop The Experience and National Gay Rights Advocates e trasformato in una ricorrenza per un’intuizione di Robert Eichberg, psicologo del New Mexico e Jean O'Leary, attivista e politico di Los Angeles, la data rende onore alla seconda marcia nazionale per i diritti delle lesbiche e dei gay, che l'11 ottobre 1987 radunò migliaia di persone a Washington.

Per il 2017, la Rete Giovani di Arcigay ha lanciato l’hashtag #HoQualcosaDaDirvi postando sette video di ragazzi che si sono messi in gioco per mostrare al mondo il proprio coming out e invitare gli utenti a fare altrettanto. O anche solo a dire la loro. "Vogliamo portare il nostro sostegno a tutte le persone LGBT che nei piccoli o grandi centri del nostro Paese a volte non trovano la forza o il coraggio di fare coming out" ha sottolineato il segretario nazionale di Arcigay, Gabriele Piazzoni, perché se “la visibilità è la prima conquista”, “l’invisibilità è un effetto più o meno consapevole della vergogna che il nostro mondo, in cui l'eterosessualità si dà per scontata, inietta nelle persone che eterosessuali non sono”. Tanto più, ha spiegato Piazzoni, che “il coming out è una liberazione e per molti e molte che oggi lo guardano a posteriori, è un ricordo straordinario, una rinascita che vale la pena raccontare. Per questo la celebriamo e invitiamo tutti e tutte e a fare altrettanto". Insomma, oggi è un buon giorno per lasciare il nascondiglio e uscire allo scoperto.

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