Clare Hollingworth: il doodle alla reporter dello scoop del secolo

Giulia Vola

Il 10 ottobre 2017 Google dedica il doodle a Clare Hollingworth, la reporter che, per prima, rivelò invasione tedesca della Polonia. Morta a 105 anni documentò tutte le guerre del Novecento.

Quando Clare Hollingworth fu inviata in Vietnam imparò la lingua e, tra le prime, rivelò che gli Usa non avrebbero vinto.


La fortuna premia gli audaci, si dice. Clare Hollingworth, la reporter che Google omaggia con il doodle nel giorno in cui avrebbe compiuto 106 anni (è morta l’anno scorso a Hong Kong), ne è la prova. Era il 28 agosto del 1939 quando lei, 28enne neo assunta al Daily Telegraph di Londra ma residente a Varsavia da qualche tempo per aiutare i profughi del Sudetenland - la regione della Repubblica Ceca che fu annessa dalla Germania -, sentì puzza di bruciato. I confini tra la Germania e la Polonia erano aperti solo ai mezzi diplomatici, lei se ne fece prestare una dall’ambasciata britannica e varcò quello tedesco. Comprò delle pellicole per la macchina foto e del vino, risalì in auto e nel tornare indietro attraversò un’area ricoperta da teli mimetici: il vento ne sollevò uno mostrandole una spianata di carri armati, soldati e artiglieria tedesca. Il resto è storia: il 29 agosto il Daily Telegraph titolò “Mille carri armati ammassati al confine con la Polonia. Dieci divisioni sono pronte per colpire”. Non lo firmò ma il mondo le riconobbe “lo scoop del secolo”.

Tenace e caparbia, rimase ad aspettare e quando, il primo settembre, vide con i suoi occhi i carri armati che varcavano il confine dando il via all’invasione, prese il telefono e chiamò il segretario dell’ambasciata britannica a Varsavia. Per convincerlo, lui che ancora s’illudeva che le trattative tra Regno Unito e Germania potessero evitare lo scontro, aprì la finestra e gli fece sentire, attraverso la cornetta, il rumore dei cingolati. Ancora prima di una reporter, Clare Hollingworth fu una protagonista del suo tempo. Un tempo buio che documentò con la sua macchina per scrivere e con il consueto coraggio che, per l’appunto, premia gli audaci.

Il doodle di Google che celebra Clare Hollingworth.

D’altra parte lei quella passione per il giornalismo di guerra ce l’aveva sempre avuta. Britannica di Leicester, se n’era appassionata quando, poco più che una bambina, aveva visitato al fianco del padre, le zone dove si erano combattute le battaglie del Regno. La madre ci aveva provato a distoglierla, iscrivendola a un corso di Economia Domestica che, però, era servito solo a convincerla che tutto avrebbe fatto tranne che la casalinga.

Si affacciò alla politica, diventando segretaria della League of Nations Union, l’ente impegnato a promuovere la giustizia nel mondo, e continuò a coltivare il suo amore per la scrittura. Iniziò a pubblicare articoli, finché decise d’iscriversi all’università: prima a Londra poi si trasferì a Zagabria dove, nel 1936 sposò un ex collega della League. Il matrimonio non durò, il divorzio arrivò poco dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, quando lei, ormai, aveva sposato il giornalismo, la sua passione. Perché dopo lo scoop del secolo Clare Hollingworth seguì e raccontò le gesta degli Alleati, li seguì in Turchia, Grecia ed Egitto. A Tripoli, in Libia, ci entrò al fianco del generale britannico Bernard Montgomery che, non tollerando la sua presenza (femminile) la rispedì al Cairo. Hollingworth andò dritta per la sua strada e lo rimpiazzò con Dwight Eisenhower, il generale americano e le sue truppe non esitando a lanciarsi con il paracadute né a pilotare gli aerei.

Finita la guerra documentò la nascita dello Stato di Israele. Il 22 luglio 1946 era a Gerusalemme a poche centinaia di metri dal King David Hotel, teatro del primo attentato della storia moderna: rivendicato dal gruppo sionista di destra dell’Irgun, uccise 91 soldati britannici. Va da sé che lo documentò e, nell’occasione, conobbe anche Geoffrey Hoare, il collega del Times che sarebbe poi diventato il suo secondo marito. Nel 1963, invece, il Guardian l’aveva inviata a Beirut e lei, sempre grazie alla sua alchimia di audacia e fortuna, scoprì la vera identità dell’ex agente dei servizi segreti inglesi Kim Philby, una spia del KGB, il cosiddetto “terzo uomo” (a cui se ne aggiunsero altri 5 e passarono alla storia come i “Cinque di Cambridge”) rivelando uno degli scandali di spionaggio più celebri del secolo scorso.

Quando scoppiò la guerra in Vietnam, Clare Hollingworth si mise a studiare la lingua e andò sul campo, rivelando, ancora una volta tra le prime, che gli Stati Uniti avrebbero perso, nonostante la superiorità militare. Prima di ritirarsi, a 70 anni, fece ancora in tempo a diventare la corrispondente da Pechino del Telegraph.

Gli ultimi anni della sua vita li passò ad Hong Kong, trascorrendo buona parte delle sue giornate al Foreign Correspondents’ Club, popolato da giornalisti stranieri che pendevano dalle sue labbra. Quando, nel 1990, a 79 anni compiuti, scoppiò la guerra in Iraq, chiese di essere inviata e per prepararsi dormì 5 giorni sul pavimento. Non se ne fece nulla e lei ripiegò, ancora una volta, scrivendo. Pubblicò Front Line, la sua autobiografia, snocciolando la sua vita, una vita che, come rivelò suo nipote Patrick Garrett nel 2015 passò dormendo con le scarpe e con il passaporto nello zaino. In attesa della fortuna che aiuta gli audaci.

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