Scuola crollata in Messico: il terremoto fa strage di bambini

Giulia Vola

Alle 13:15 del 19 settembre un terremoto di 7.1 di magnitudo ha di nuovo scosso il Messico. Crollata una scuola: 21 bambini morti all'istante, si cercano 30 dispersi.

Il terremoto in Messico ha sbriciolato una delle due palazzine della scuola Enrique Rebsamen: gli alunni e le maestre morti all'istante. © YouTube


Come tutte le mattine, anche quella del 19 settembre le maestre e i bambini dell’asilo, e quelli delle elementari e quelli delle medie erano a scuola. Erano le 13:15, mancava poco alla campanella e davanti all’Enrique Rebsamen, istituto privato del quartiere Villacoapa, a sud di Città del Messico, si erano già assiepati alcuni genitori, come tutti i giorni, in attesa dei loro figli.

Quando, meno di due settimane dopo l'ultimo terremoto in Messico, la scossa di magnitudo 7.1 ha prima smosso e poi fatto sussultare la terra sotto i piedi, il tempo si è fermato. Delle due palazzine bianche dell’edificio di quattro piani, quella dove si trovavano gli alunni della classe delle elementari, sezione A, riuniti nell’aula di laboratorio computer, si è sbriciolata in un’istante accartocciando 21 piccole vite piene di vita, insieme a quelle delle loro 4 maestre.

L’altra palazzina è rimasta in piedi: una quarantina di bambini sono riusciti a scappare, alcuni sono finiti in ospedale, altri dai vicini; 11 sono stati tirati fuori e messi in salvo dai soccorritori che hanno iniziato (e non hanno smesso mai) a spostare le macerie con le mani, chiedendo il silenzio intorno per poter sentire i gemiti, gli strazi. Fatima, una di loro, li ha guidati usando WhatsApp. All’appello, però, ne mancano ancora 30, più 4 adulti.

Questo è il punto della città dove più si concentrano gli sforzi, con 500 soccorritori impegnati per salvare quanti più piccoli possibile” ha fatto sapere il presidente Enrique Peña Nieto, accorso là dove chi è sopravvissuto non è detto che si sia salvato: “i primi due corpicini - ha raccontato in lacrime una residente della zona - sono stati portati via dai loro genitori, avvolti in lenzuola che gli abbiamo dato noi”. Gli altri vagano come ombre dannate, alcuni hanno scritto il nome del figlio su un foglietto, alcuni scavano, alcuni non ce la fanno. E pregano e sperano di sentire di nuovo, all’improvviso, quella voce a cui hanno dato il fiato.

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