Foto rubate alla Canalis: i 7 lunghissimi anni di Selvaggia Lucarelli

Giulia Vola

Il Tribunale di Milano ha assolto gli imputati Selvaggia Lucarelli, Guia Soncini e Gianluca Neri per il presunto hackeraggio delle foto scattate al party per 32esimo compleanno di Elisabetta Canalis.

Assolta perché il fatto non sussiste, Selvaggia Lucarelli ha raccontato i suoi lunghissimi sette anni di attesa.


Difficilmente Selvaggia Lucarelli dimenticherà il 17 luglio 2017 quando, “dopo 7 anni di processo e articoli infamanti (fino a ieri), sono stata assolta perché il fatto non sussiste”, come spiega lei stessa nel post su Facebook in cui si dice “felice” e poi annuncia la presentazione del suo libro Dieci piccoli infami (Rizzoli) alla Biblioteca Sormani di Milano. “Questa sentenza mi ha rovinato la gag - scherza in un’intervista al Corriere -: volevo presentarmi con Le mie prigioni di Silvio Pellico e dire che avevo sbagliato libro. Peccato!”.

Peccato si fa per dire, visto che rischiava un anno di carcere nel processo che la vedeva imputata insieme a Guia Soncini e Gianluca Neri, alias Macchianera, per il presunto hackeraggio della casella di posta di Elisabetta Canalis e altri 30 vip e la sottrazione delle 191 foto scattate il 12 settembre 2010 a villa Oleandra, quella sul Lago di Como, di proprietà di George Clooney in occasione del 32esimo compleanno dell’allora fidanzata Elisabetta. Un party ben assortito visto che tra gli ospiti c’erano Sandra Bullock e Scarlett Johansson tanto per fare qualche nome.

Sia come sia, il fatto non sussiste e oggi, insieme alle accuse, si sgonfiano anche tutte le ricostruzioni che sono state ricamate intorno alla vicenda: “non ero preparata alla tempesta mediatica alla quale sono stata sottoposta - confessa la Lucarelli -. Hanno scritto pure che ero andata a battere cassa da Signorini chiedendogli 100mila euro per le foto della Canalis, quando lo stesso direttore di Chi aveva dichiarato in Tribunale che non aveva mai preso soldi da me: era scritto agli atti eppure nessuno se ne è accorto”. A intricare la vicenda, il fatto che fu la Lucarelli stessa a consegnare gli scatti alla redazione di Chi: “Ho peccato di leggerezza a non chiedermi come fossero arrivate a chi me le aveva mandate - spiega -. Ma per me non erano di alcun interesse, erano foto banalissime di un compleanno: le candeline, i brindisi. Non sapevo cosa farmene e così le ho regalate a Gabriele Parpiglia e Alfonso Signorini per il settimanale”.

Dal canto suo, Elisabetta Canalis non l’ha presa bene, come dimostra il tweet al vetriolo in cui cinguetta “Da oggi potete pagare un hacker ed entrare nella mail di chi volete. Tanto in Italia è perfettamente legale”. Anche su questo punto la Lucarelli ci tiene a ribadire per l’ennesima volta che “io non sono mai entrata nella casella postale di nessuno e lo dicono anche i giudici. Mi dispiace che lei scriva così, dovrebbe rispettare una sentenza di assoluzione completa. Se poi pensa che io debba essere punita, credo che i sette anni che ho passato siano sufficienti. Ecco, diciamo che non l’ho passata liscia”.

Sette anni "lunghissimi", segnati da momenti difficili, su tutti quelli delle perquisizioni: “mi sono ritrovata la polizia che mi citofonava all’alba, con mio figlio Leon a letto con la febbre. Mi hanno sequestrato cellulare, computer, la Wii del bambino. Hanno aperto i miei libri cercando chissà che cosa, hanno ribaltato i cassetti della biancheria intima, neanche avessi avuto le foto di Marrazzo in compagnia di qualcuno. Non hanno trovato neppure un film scaricato illegalmente”. Ora è tutto finito, ora il piccolo Leon non deve più temere “l’idea di vedermi una volta alla settimana dentro un carcere”. Ora Selvaggia è pronta per ricominciare anche se, a ben leggere, non si è mai fermata.


Copyright foto: Kika Press

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