Elisa Ferrero, Matteo Penna e la folle corsa di Maurizio De Giulio

Giulia Vola

La procura di Torino ha cambiato in omicidio volontario l'accusa per Maurizio Di Giulio, 50enne positivo all'alcol test che ha travolto la moto su cui viaggiavano Elisa Ferrero e Matteo Penna. 

Elisa Ferreo, 27 anni, è morta nello schianto, Matteo Penna, 29, è ricoverato e lotta tra la vita e la morte. © Facebook@Matteo Penna


[Aggiornato l’11/07/2017 alle ore 14.50] Elisa Ferrero, 27 anni, è morta sul colpo. Matteo Penna, 29 anni è ricoverato all'ospedale in gravissime condizioni, ha subito l'amputazione di una gamba ma le sue condizioni migliorano. Maurizio De Giulio, 50 anni, alla guida del furgone nero Ford Transit che ha investito la moto Ktm su cui viaggiavano i due giovani trascinandola per una cinquantina di metri e schiacciandola contro il guard-rail, è ora indagato per omicidio volontario. Perché nonostante Milena Zuniga Lecca, la sua compagna 40enne che gli era seduta affianco (insieme alla figlia di 9 anni) lo difende, la perizia sull'incidente ha dimostrato che quello che è successo è più di un tragico omicidio stradale.

Luca Gilardi, l'amico di Elisa e Matteo nonché testimone chiave dell'incidente, l'ha visto davanti ai suoi occhi quello che stava succedendo e ora si rode l'animo, ripetendosi in continuazione "Ho visto quel Ford Transit che inseguiva Matteo ma non ho potuto fare niente per avvisare il mio amico. Poi il van gli è andato addosso".

È il pomeriggio di domenica 9 luglio, siamo lungo la provinciale del Moncenisio, alle pendici delle montagne della Valsusa, a pochi chilometri dal confine con la Francia, da dove i due ragazzi tornavano dopo un week end in Provenza con gli amici e gli adulti da "un pic nic al lago con gli amici. Maurizio non aveva bevuto più di qualche bicchiere di vino", ci tiene a precisare la signora Zuniga Lecca, anche se nel sangue di De Giulio è stata trovata il doppio della quantità consentita.

Nell'attesa che gli inquirenti diano la ricostruzione effettiva, secondo Luca Gilardi è andata così: il Ford Transit "arrivava da una strada laterale, di quelle sterrate" mentre loro "dalla provinciale e avevamo la precedenza". Incurante, forse distratto, il furgone "si è immesso senza accorgersi che stavamo arrivando". L'incidente si sfiora per un pelo: centuaro e conducente non si fermano ma si mandano a quel paese. Matteo s'innervosisce e colpisce con un pugno lo specchietto del furgone. "Non doveva farlo, ma lo ha fatto" riflette amaro con il senno di poi Luca, che ha assistito, impotente, al seguito e al tragico epilogo. "Ho visto il furgone che si è lanciato all’inseguimento di Matteo. Io me ne sono accorto perché ero dietro. Lui no, non ha visto niente e non si è reso conto. Se avessimo avuto gli auricolari e un interfono magari avrei potuto avvisarlo ma così non ho potuto fare niente. Non sono riuscito a superare il furgone".

Un chilometro di inseguimento dopo c'è la rotonda di Condove, "il furgone a quel punto ha sorpassato tre o quattro macchine, poi è rientrato in carreggiata ed è andato contro la moto di Matteo". Se abbia frenato o meno - come sostiene Milena Zuniga Lecca ma sull'asfalto non vi è alcuna traccia - "non posso dirlo con certezza, ero troppo preso a vedere quello che era successo per rendermene conto, ma di sicuro li ha investiti ad una fortissima velocità". A quel punto "Matteo ed Elisa sono stati trascinati, il furgone è passato sulla ragazza". A cercare di salvarla non c'è solo Luca ma anche un infermiere: "ci abbiamo provato per un tempo che mi è sembrato lunghissimo ma non ci siamo riusciti. Per Matteo, invece, ci siamo solo preoccupati che rimanesse immobile fino all’arrivo dei soccorsi perché non sapevamo che lesioni potesse avere". Lesioni che, a quanto pare, i medici stanno affrontando con successo anche se Luca non avrà più una delle sue due gambe. Un destino maledettamente simile a quello toccato in sorte al fratello che 12 anni fa rimase invalido in un incidente in moto.

Il vuoto più grande, però, sarà quello lasciato da Elisa. Quella ragazza bionda, bellissima, che si stava per laureare ma lui conosceva da quando faceva le elementari. Quella ragazza che da un anno e mezzo fa era la sua ragazza. Loro che quando Facebook aveva ricordato da quanto tempo fossero amici commentavano: “Siamo amici su fb da 4 anni....e non ci siamo mai cacati….”, scriveva lui; “Non vi siete mai nemmeno messi le mani addosso....nemmeno quando avevate 10 anni, che bello volersi così bene”, scriveva un amico; “Mai picchiati...ci vogliamo trooopppo bene”, concludeva lei. Anche chi non li conosceva può sentirlo, il bene che si volevano. Non appena lui, che lavorava come web developer ma da generazioni aveva una vera e propria passione per le due ruote, pubblicava una foto in sella, subito lei metteva un cuore. La foto che fa più male agli occhi e al cuore è quella dove Elisa e Matteo sono insieme, in sella, alle spalle del lago del Moncenisio.

Ad aggravare la posizione di De Giulio c'è anche il fatto che non è la prima volta: già sette anni fa aveva causato un incidente a Moncalieri. Anche quella volta aveva bevuto e anche quella volta aveva reagito male, aggredendo i vigili che lo volevano far salire sull’ambulanza. “Come mi sento? Malissimo”, diceva con un filo di voce e la bocca impastata anche dall'alcol poche ore dopo l'incidente. A contare tutte le vite che ha distrutto non bastano due mani. Perché non ci sono solo le famiglie di Elisa e Matteo. Ci sono anche quella moglie e quella figlia testimoni della sua follia, di un’assurda morte in diretta che non potranno mai dimenticare.

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