Legge orfani di femminicidio: l’incomprensibile stop

Giulia Vola

Approvata all'unanimità alla Camera, la proposta di legge rivolta alla tutela degli orfani di femminicidio è stata bloccata in senato. Nel frattempo 1600 bambini oggi sono più orfani di ieri.

Nel passaggio al Senato la legge sugli orfani di femminicidio avrebbe potuto ampliare le tutele. Invece è stata stoppata. © Tatiana Gladskikh/123RF


In Italia ci sono 1600 orfani più orfani degli orfani: il loro papà ha ucciso la loro mamma. Poi si è suicidato o è stato arrestato ed è rinchiuso in carcere. Nella migliore delle ipotesi, gli orfani dei femminicidi crescono con gli zii o con i nonni e con loro cercano di colmare quel vuoto grande così e domare quei demoni che li ossessionano anche di giorno. Altrimenti vengono affidati ad altre famiglie o finiscono in comunità per minori e allora i conti con il vuoto e i demoni e i ricordi tocca farseli da soli. La proposta di legge votata all’unanimità alla Camera lo scorso marzo avrebbe dovuto proteggerli. Si sperava che nel passaggio al Senato venissero aggiunte altre tutele. E invece è stata stralciata da Forza Italia, Gal e Lega.

Il perché del veto lo spiega (con notevoli chiaroscuri) l’ex Guardasigilli Francesco Nitto Palma (FI): a suo dire la proposta annovera non solo “errori giuridici seri”, ma soprattutto l’allusione ai figli delle “unioni civili” o delle coppie di fatto. Insomma, sostiene Nitto Palma, diventa “uno strumento per far rientrare dalla finestra” ciò che era uscito dalla porta. Sia chiaro, aggiunge: “noi vogliamo rapidamente licenziare la legge a tutela degli orfani dei crimini domestici ma vogliamo licenziare una legge tecnicamente corretta e che non sia lo strumento per ufficializzare normativamente, vedi i figli delle unioni civili, ciò che già è stato bocciato nell’Aula del Senato”.

Prevedibile il “grave sconcerto” espresso dai parlamentari Dem delle Commissioni Giustizia di Senato e Camera secondo cui “l’opposizione è incomprensibile” soprattutto “alla luce dell’ampia condivisione registrata alla Camera” proprio a proposito di norme che hanno a che fare con “temi sensibili come la protezione dei minori sui quali insistenti sono anche i richiami di Papa Francesco”.

Nel testo licenziato alla Camera era prevista la garanzia della posizione processuale degli orfani al fine di tutelare il loro patrimonio e il sostegno economico nelle necessità principali. A tal proposito, con uno stanziamento di 2 milioni l’anno, si voleva offrire loro un’assistenza medico-psicologica gratuita, iniziative di orientamento e formazione e borse di studio. E c’era chi sperava che nel passaggio al Senato si potessero valutare anche un aiuto economico destinato alle famiglie affidatarie e l’introduzione di efficaci sistemi di monitoraggio.

Prima che la partita si chiuda del tutto, la ministra per i rapporti col Parlamento Anna Finocchiaro che “fatica a comprendere” la decisione di “ritardare l’approvazione di un testo così importante: una scelta priva di senso” si appella alle “donne del centrodestra che sono consapevoli della necessità di questa legge”. L’appello arriva poco dopo quella della collega Maria Elena Boschi, nelle vesti di sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, che si è augurata che “a cominciare dalle ex ministre Prestigiacomo e Carfagna” qualcuna riesca a "far cambiare idea ai loro colleghi del Senato”.

Dai banchi di Forza Italia Mara Carfagna risponde “Boschi stia serena”, e aggiunge: “è bello scoprire che su questi temi c’è”: il “nostro impegno è concreto ed è mirato solo alla salvaguardia dei minori”, ma “lontano da strumentalizzazioni e photo opportunity”. Risposta sulla linea di Paolo Romani, capogruppo azzurro in Senato, che a molti è sembrato un passo indietro: “Non appena saranno superate imperfezioni tecniche, capaci di pregiudicare la corretta applicazione delle norme” allora si tornerà “in sede deliberante per accelerare l’approvazione di un provvedimento quanto mai urgente”. Nel frattempo quegli orfani sono sempre più orfani. Oggi anche il Parlamento ha voltato loro le spalle per le solite questioni di merito.

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