Processo a Bill Cosby: annullato, la giuria non raggiunge il verdetto

Giulia Vola

Il giudice ha annullato il processo a Bill Cosby, l'attore 79enne accusato di violenze sessuali da Andrea Constand, perché i giurati non sono riusciti a mettersi d'accordo.

Bill Cosby, ex Dottor Robinson, è stato ribattezzato "predator".


[Aggiornato il 19/06/2017 alle ore 16.00] Tanto rumore per nulla: il processo a Bill Cosby accusato di violenza sessuale si conclude con un nulla di fatto. Mistrail, questa la formula applicata dal giudice della corte del tribunale di Norristown, in Pennsylvania che ha annullato il procedimento contro l'attore perché la giuria (sette uomini e cinque donne) non è riuscita ad arrivare a un verdetto. La notizia è stata accolta da un impassibile Bill Cosby (che si è limitato a ringraziare e salutare i fan, invitandoli alla calma) e un’infervorata consorte (Camille) che, in un comunicato stampa letto dagli avvocati del marito al termine dell’udienza, ha accusato il giudice di essere arrogante e ringraziato i giurati “per aver rivisto le prove, che è il modo giusto di procedere. La verità può essere schiacciata ma non distrutta”.

Sia come sia, Andrea Constand, la protagonista dell’accusa, non ha nessuna intenzione di mollare e secondo quanto ha dichiarato alla Cnn Kevin Steele, il procuratore distrettuale, l’intenzione è riportare alla sbarra l’altra faccia del Dottor Robinson, quella che lo ha ribattezzato "predator". In ogni caso, come ha ricordato Gloria Allred, avvocato di una delle accusatrici di Cosby, “la giustizia è dietro l'angolo" e il 79enne ora deve affrontare altri 4 cause in sede civile intentate da almeno altre 10 donne.

A volerle contare tutte, le donne che hanno denunciato le violenze subite da Cosby, si perde il conto. Una sfilza di volti che il New York Magazine ha in parte immortalato in una copertina del luglio 2015. Una sfilza di donne, ai tempi ragazze, perfino minorenni, che, anni e anni dopo le violenze, alla spicciolata, hanno seguito l’esempio di Andrea Constand e lo hanno denunciato. Troppo tardi, purtroppo, dal momento che i termini di prescrizione per l’azione penale erano ormai scaduti. Per tutti tranne che per le denunce di Andrea e Jane Doe, che avevano portato a processo l'attore per il rotto della cuffia, grazie allo statute of limitations che li prolungava fino a 12 anni. Ora, per un altro rotto della cuffia, è tutto da rifare e le parole di Phylicia Rashad, l’attrice che vestiva i panni di sua moglie nella sit-com, pronunciate prima del processo sembrano in parte premonitrici: “Decine di donne che si sono messe ad accusare tutte insieme: qualcuno le ha spinte a farlo per distruggere un attore afroamericano con un’immagine positiva e con una positiva influenza culturale”. Vedremo.


Copyright foto: Kika Press

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