Blue Whale in Italia: il gioco, le denunce e la paura dei genitori

Giulia Vola

La polizia postale di Catania ha denunciato un 16enne calabrese che istigava al suicidio una coetanea: la Blue Whale è approdata in Italia. Ecco la cronaca degli ultimi giorni.
 

Finora sono 3 gli adolescenti salvati dalla Polizia Postale nell'ambito delle indagini contro la Blue Whale. © racorn/123RF


Un sedicenne di Cosenza che istiga una coetanea di Catania a mettere in pratica l'ultima delle 50 regole del Blue Whale, il suicidio. L'amica della sedicenne che avverte i genitori e, per fortuna, la polizia postale di Catania che irrompe nell'abitazione del giovane prima del tragico epilogo. Ora è denunciato a piede libero per istigazione al suicidio, nel frattempo la polizia sta setacciando il suo cellulare alla ricerca di eventuali altri casi. Nello specifico, sono almeno una ventina le segnalazioni al vaglio degli inquirenti siciliani.

La cronaca della Blue Whale in Italia è sempre la stessa. Identica a quella che ha raccontato appena una settimana fa la mamma di Sara, 15enne di Fiumicino che voleva buttarsi sotto un treno. I suoi piani sono stati interrotti da una sua amica che “non essendo riuscita a persuaderla” ha denunciato tutto alla Polizia. E bene ha fatto, anche se, lì per lì, Sara, ha negato. Alla fine, però, ha ammesso che sì, stava giocando e si era “già procurata un taglio sull’addome".

È il gioco del suicidio nato in Russia che, con le sue 50 regole plagia giovani menti fino a convincerle che morire sia la soluzione. Un gioco che è ufficialmente sbarcato anche in Italia. Prima di Sara è stata la volta del tentato suicidio a Pescara e l’immediato allarme lanciato della Polizia Postale che ha ammonito i genitori e gli insegnanti sul rischio emulazione: “Stiamo indagando ormai da tempo e posso dire che si tratta di un fenomeno cresciuto a dismisura” ha dichiarato Nunzia Ciardi, direttrice della Postale, in un’intervista alla Corriere della Sera.


Lo sgomento dei genitori

"All’inizio non volevo crederci - spiega la mamma di Sara all’Adnkronos - perché Sara soffre in maniera terribile il dolore”. Sbigottita ma decisa a vederci chiaro, la madre “è entrata in questo nuovo mondo” popolato “da diverse altre ragazzine che stavano facendo la stessa cosa”. Ragazzine che chiedevano come entrare, altre che esibivano tagli, altre che erano quasi arrivate alla fine. La morte.

Quella prima notte, la mamma di Sara l’ha passata davanti al computer, tra le chat della figlia dove “ho sentito, ho letto, ho visto delle cose allucinanti. Ragazzine che parlavano di questa cose come se non facesse parte di loro stesse”. Ragazzine di 14 e 15 anni, italiane, che parlavano dei vari stadi e tra un orrore e l’altro si allertavano a vicenda: “fate attenzione a non farvi scoprire, attenzione ai curatori altrimenti vi minacciano”.

La chat che l’ha colpita di più è quella in cui Sara, 15 giorni prima, scriveva “di avere una voglia matta di buttarsi sotto a un treno”. Sul perché di un epilogo così drammatico, la mamma è ancora incredula. Stando a quello che ha letto, “il gioco è stato semplicemente un mezzo, era stanca della vita, non voleva più vivere e voleva farla finita, si sentiva inutile, depressa e non aveva nessuno scopo”. Tutto ciò, racconta la madre, nonostante “a scuola fosse bravissima, avesse dei voti abbastanza alti e si stava riscattando da un passato diciamo un bel po’ traumatico”. 


Blue Whale: l'inchiesta a Milano 

La strategia messa a punto dai "curatori" è diabolica. Come spiega al Corriere Ciro Cascone, procuratore capo al Tribunale per i minorenni a Milano, dove è stato aperto un fascicolo, "insiste moltissimo sulla necessità di non parlarne con nessuno per 'far vedere che fai sul serio e non sei piccola'. Parte con 'sfide di coraggio' e impartisce 'ordini', così li definiscono le ragazzine. Punta ad alterare il ritmo sonno/veglia e ad abituare al dolore". Un gioco che va preso sul serio, dal momento che “solo nell’ultima settimana abbiamo avuto una decina di segnalazioni, tra Milano e le province lombarde che seguiamo, e altre ne arrivano - ha aggiunto Cascone -. Circa la metà paiono falsi allarmi".

Tipo quello di Sarno, ma non quello di Roma, dove un ragazzino è stato salvato dall'intervento di una coetanea di Mantova che ha denunciato tutto. "Gli altri casi invece sono delicati, da approfondire - fa sapere Cascone - : il sospetto concreto che siano legati alla Blue Whale c’è. In questo momento i ragazzini di 12-15 anni sono molto incuriositi”. Insomma, a dispetto di chi bollava la Blue Whale come una fake news, la realtà racconta uno scenario preoccupante che rimbalza sulla rete: “stiamo cercando di scoprire in quali dimensioni e soprattutto con quali sistemi. Anche perché si tratta di un fenomeno emulativo e quindi ad altissimo rischio”, ha aggiunto Ciardi.

Mentre la Polizia Postale è alla ricerca dei cosiddetti curatori (che al momento non si trovano), la madre di Sara è convinta che proprio uno di loro abbia convinto Sara a giocare. Interrogata in merito, la diretta interessata tace e la mamma non insiste: “l’importante è che riesca a capire la situazione, non si può ulteriormente tartassare ciò che sta sconvolgendo la mente di una ragazza di 15 anni”.

Oggi Sara è uscita, “ha voglia di ricominciare”, la mamma ha paura “ma voglio fidarmi di mia figlia seguendola passo per passo e facendomi aiutare”. Nel frattempo, “mi sento la mamma di tutti questi ragazzini scoperti in chat”, vorrebbe salvarli tutti, non può e allora si appella ai genitori affinché non li lascino mai soli perché “il rischio che ho corso io…mi si è stretto il cuore”.

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