Assegno divorzio: il tenore di vita non conta più

Giulia Vola

La Cassazione ha stabilito che l'indipendenza e l'autosufficienza economica e non il tenore di vita durante il matrimonio determinano l'assegno divorzile. Il caso scatenato dalla contesa tra Lisa Lowenstein e l'ex marito, l'ex ministro Vittorio Grilli.

La sentenza della Cassazione sul matrimonio è stata scatenata dalla richiesta, negata, a Lisa Lowenstein, ex moglie dell'ex ministro Vittorio Grilli. © bacho12345/123RF


Sposare un buon partito non è più un buon affare. Non dopo la sentenza 11504/17 della Cassazione secondo cui non è il tenore di vita bensì l’autosufficienza e l'indipendenza economica a stabilire i criteri per l’assegnazione dell’assegno di divorzio. Insomma, sposarsi non è una “sistemazione definitiva" bensì un "atto di libertà e autoresponsabilità”, per citare le parole della Corte.

A scatenare la rivoluzione, ancora una volta è la giurisprudenza - un “terremoto giursprudenziale”, chiosa Gian Ettore Gassani, presidente dell'associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani - e non il Parlamento. Una sentenza e non una legge, insomma, cambia il costume. Nello specifico, è stata Lisa Lowenstein, ex moglie dell'ex ministro Vittorio Grilli, ad essersi rivolta alla Corte d’Appello di Milano per contestare l'assegno pattuito. Nata negli Stati Uniti e laureata alla London business school ha rinunciato alla carriera consacrato la sua vita alla famiglia: "E in quel ruolo ho contribuito in modo determinante alla ricchezza e al successo del mio ex marito - ha spiegato in un'intervista a Repubblica -. L' ho sposato che era un ricercatore universitario, siamo cresciuti insieme. Fare la moglie e la madre è un lavoro e non riconoscerlo è assurdo. Io ci sono cascata e dopo questa sentenza scellerata temo toccherà a molte altre".

Stando a quanto rivela, l'ex marito le ha dato "500mila euro, poi più niente. Che è quanto guadagnano ogni anno i miei compagni di corso della London Business School, laureati con voti inferiori ai miei". Il fatto è che "Mio padre, architetto, è morto senza lasciarmi eredità. Sopravvivo. Faccio qualche consulenza ad artisti per far fruttare il loro lavoro. E con quelli ci devo mantenere mia madre vedova e malata". Perciò, convinta di avere diritto a un assegno divorzile più cospicuo si è rivolta ai giudici che, però, hanno deciso che era ora di fare un passo (un balzo?) in avanti.

Lo hanno stabilito dopo aver valutato la “contrazione” dei redditi dell’ex coniuge seguita alla fine del matrimonio e, piccati, hanno messo nero su bianco che è i tempi sono maturi per "superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come sistemazione definitiva”: il matrimonio è “il luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile”, pertanto, sostengono i togati, “il rapporto matrimoniale si estingue non solo sul piano personale ma anche economico-patrimoniale”. Tradotto, se il richiedente “è economicamente indipendente o effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto tale diritto”.

Se l’Italia fosse un paese a misura (anche) di donna, la sentenza sarebbe il trionfo della parità di genere. Peccato che la condizione reale sia più simile a come l’ha descritta l’avvocato Giulia Bongiorno, dove il soggetto debole (economicamente parlando) è la donna: “spesso la moglie in casa rappresenta una opportunità” e se è vero che “ci sono ex mogli ed ex mogli, se si tratta di una donna che, come spesso accade, ha destinato tempo e risorse alla famiglia, allora credo che abbia diritto a un riconoscimento concreto per il suo impegno”. Insomma, ora come ora la donna “rappresenta una risorsa per la famiglia” e se - volente o nolente - rinuncia alla carriera a vantaggio della vita familiare investendo “tempo ed energie” sarebbe giusto tenerne conto.

Un altro punto destinato a far discutere riguarda i criteri con cui verrà stabilita l’autosufficienza e l’indipendenza economica, soprattutto alla luce del fatto che se gran parte dei divorzi avvengono dopo i 50 anni, difficilmente una donna (ma anche un uomo) riuscirà a rimettersi in gioco per raggiungerla.

Insomma, se la sentenza è un monito a essere persone migliori, uomini e donne che si sposano solo per amore e che durante il matrimonio coltivano i reciproci interessi e professioni nell’ottica di un’effettiva parità economica, allora i tempi sono maturi anche perché il Parlamento legiferi - e colmi quella mancanza di ammortizzatori sociali che impediscono alle moglie e madri di essere anche donne realizzate - e la società accetti l’emancipazione femminile.

È ingenuo, o forse provocatorio, sostenere che l’Italia era uno degli ultimi paesi evoluti ad avere l’assegno divorzile tarato sul reddito di vita precedente dimenticando che l’Italia è anche uno degli ultimi paesi evoluti dove una donna che diventa una mamma, a parte misure spot, si ritrova tutto il peso (non retribuito) sulle spalle. Come dice la Bongiorno, “ci sono ex moglie ed ex mogli” e le Veronica Lario si contano sulla punta di una mano.

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