Neonata abbandonata: la madre 16enne non sapeva di essere incinta

Giulia Vola

A Trieste una 16enne italiana ha partorito nel bagno, da sola, poi ha abbandonato la neonata in giardino. Ai medici ha dichiarato di non sapere di essere incinta. Ora è indagata per omicidio. 

La 16enne ha abbandonato la neonata appena partorita perché convinta che fosse morta. © Carolina K. Smith, M.D./123RF


Sembrava una bambola”, nuda e minuta com’era, dentro a un sacchetto della spesa appoggiato su dei calcinacci all’aperto, in un giardino condominiale di Trieste. Invece era una neonata abbandonata con ancora il cordone ombelicale attaccato. I medici del Burlo Garofolo sono arrivati in un lampo e ci hanno provato in tutti i modi ma è stato inutile: la piccola è morta all’ora di cena del suo primo giorno di vita. Un’autopsia fissata per mercoledì 10 maggio stabilirà esattamente a causa di che cosa.

I protagonisti di questa tragedia non sono stranieri o disagiati: sono italiani, persone “normali”, come ha dichiarato il procuratore capo Carlo Mastelloni, decisamente “perplesso di come una cosa del genere sia potuta accadere di questi tempi in una famiglia triestina. Forse poteva succedere in una Sicilia degli anni ’40”. Invece è successa in Friuli, nel 2017, a una giovane studentessa di una scuola per cuochi, una che "non vive nelle case popolari, ma anzi ha una situazione famigliare non disagiata", ha chiarito Leonardo Tamborini, procuratore della Repubblica per il Tribunale dei Minori di Trieste. La madre, una cuoca, è legata sentimentalmente a un uomo impiegato in una compagnia assicurativa. Insomma, una famiglia “tutto sommato abbastanza acculturata, non abbandonata a se stessa”, per usare ancora le parole del procuratore capo. A quanto pare però non abbastanza da notare una gravidanza: la madre pensava che la figlia avesse “un problema legato al ciclo”, la diretta interessata di tutto tranne che di essere incinta.

Ai medici dell’ospedale in cui è ricoverata ha raccontato di aver partorito in bagno, di notte, in maniera quasi inconsapevole: pensava che la neonata fosse morta e così ha pensato di potersene “liberare”. Ha preso un sacchetto di nylon e ci ha infilato il corpicino, poi ha legato i manici a una corda e l’ha calato giù, nel giardino. Nessuno l’ha sentita, nessuno l’ha aiutata. Alla madre avrebbe confessato la verità ore dopo, messa di fronte alle macchie di sangue nel bagno e al ritrovamento del corpo in giardino. La versione, però, traballa. A cominciare dalla storia della corda: gli inquirenti l’hanno cercata, non l’hanno trovata e lei si è rimangiata tutto. Ora, denunciata a piede libero, è seguita da uno psichiatra.

Nell’attesa della verità che forse rivelerà l’autopsia, è bene ricordare che in Italia si può partorire in maniera anonima e in città come Milano, Firenze, Varese e Roma esistono anche Le Culle per la Vita, sportelli negli ospedali dove è possibile lasciare - sempre mantenendo l’anonimato - il neonato in un ambiente protetto. Garanzie che circa 400 volte ogni anno non bastano a evitare gli abbandoni.

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