Sabina Berretta, cervello in fuga: mancata bidella, dirige il Mit

Giulia Vola

Sabina Berretta, 56 anni, neurologa a capo di un laboratorio del Mit, lasciò l'Italia 27 anni fa: dopo la laurea aveva tentato, invano, un concorso da bidella all'università in cui faceva la ricercatrice. 

Sabina Berretta ha fatto un appello: donate il cervello alla scienza. © YouTube


Da Catania a Boston: Sabina Berretta, 56 anni, è un cervello fuggito dall’Italia 27 anni fa che oggi dirige l'Harvard Brain tissue resource center, il laboratorio del Mit che i cervelli li colleziona nei container (ce ne sono circa 3 mila, è la banca dati più ampia al mondo) per studiarne gli effetti delle malattie. Sembrano tanti ma ne servirebbero di più: “sono pochi per le esigenze di una ricerca scientifica che ormai conta su strumenti, quelli sì, fantascientifici" racconta a Repubblica in un’intervista che fa rabbia. Perché Sabina, il suo lavoro di scienziata, avrebbe voluto farlo in Italia, se solo la sua laurea con lode in Neurologia all’Università di Catania le fosse bastata anche solo per entrare nelle graduatorie del concorso da bidella che aveva tentato.

Sabina Berretta è arrivata lontano ma ci ha messo un po’ per trovare la sua strada: finito il liceo voleva studiare filosofia ma sapeva che non avrebbe avuto un grande futuro e così sfruttò la sua vocazione sportiva e s’iscrisse all’Isef, certa di trovare il tempo per studiare anche la storia del pensiero. All’ultimo anno, però, entrò nel laboratorio del professore di fisiologia dove “facevano studi sul cervelletto. Capii subito che era quello che m'interessava davvero. Misi da parte lo sport e cominciai a studiare medicina a Catania”.

Trovata la sua passione si mise a studiare e a lavorare. “Solo che le ricerche nessuno me le pagava: ero una volontaria. E anche da laureata non c'era posto per me”. Così, quando si liberò un posto da bidellopensai che poteva essere un modo per guadagnare dei soldi continuando a studiare. Dopo aver spazzato i pavimenti, insomma, potevo andare in laboratorio e proseguire le ricerche con uno stipendio su cui contare. Non vinsi nemmeno quel posto: eravamo troppi a farne richiesta".

Ma la fortuna premia gli audaci: “vinsi una borsa del Cnr per studiare un anno all'estero - racconta ancora a Repubblica -. Scelsi il Mit di Boston. Andò bene: scaduta la borsa, ero stimata e mi tennero. Era il 1990 e da allora non sono più tornata”. Da allora, tutti i giorni, nel suo laboratorio, Sabina studia i cervelli sperando che ne arrivino di nuovi per fare nuove scoperte: “abbiamo poco tessuto per gli esperimenti. Aiutateci: ce ne serve di più”. Insomma, che sia in fuga o stanziale, dopo, ricordatevi di donare il cervello alla scienza.

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