Procurato aborto: 18enne s’intossica di Cytotec e viene condannata

Giulia Vola

I fatti risalgono a gennaio quando una studentessa di origini ghanesi si sente male in una scuola di Vicenza, ricoverata in ospedale i medici scoprono che era al suo quarto aborto.

La pena della 18enne denunciata per procurato aborto e condannata a 15 giorni di carcere è stata sospesa. © Cathy Yeulet/123RF


La notizia della studentessa di Vicenza che sta male in classe, finisce in ospedale dove i medici scoprono che a soli 18 anni era al suo quarto aborto e viene denunciata e condannata a 15 giorni di reclusione per procurato aborto, fa male per tanti motivi. 

Anzitutto perché se nelle scuole (e nelle case) ci fosse abbastanza istruzione in merito, la ragazza che la prima interruzione di gravidanza l’ha affrontata a 15 anni, non sarebbe mai arrivata alla quarta. E di sicuro non avrebbe provocato a soffocare quella vita che portava in grembo ingurgitando una decina di pastiglie di Cytotec, l’antidolorifico che aveva in casa che, se assunto in quantità elevate, provoca l’aborto.         

Non solo: la notizia fa ancora più male alla luce dell’ultima relazione al Parlamento sullo stato di applicazione della legge sull’interruzione di gravidanza. Da quando la pillola dei 5 giorni è in vendita nelle farmacie (per le maggiorenni senza ricetta), gli aborti sono calati del 9%.

Tant’è: nel paese dove 7 ginecologi su 10 sono obiettori di coscienza - tanto che le Asl sono costrette a indire concorsi per medici che si prestino a garantire un diritto sancito per legge ma applicato a singhiozzo, tanto che la Corte di Strasburgo ha accolto il ricorso presentato dalla Cgil affermando che il Paese mette a rischio la saluta delle donne -, e dove quando si mette mano alla legge sull'aborto si riesce a peggiorarla prevedendo sanzioni per le donne, va così.

Il risultato è cronaca. Oggi - coincidenza vuole che i fatti risalgono al 20 gennaio 2017 ma la notizia sia venuta fuori l’8 marzo, il giorno della festa della donna - si racconta la storia di una 18enne di origini ghanese al suo quarto aborto, ieri era la volta di Giulia, la 41enne padovana che prima di riuscire ad abortire ha fatto un pellegrinaggio in 23 ospedali. Domani chissà. Nel frattempo, è bene ricordare che nei paesi dove l’aborto non è permesso per legge, le operazioni clandestine sono una delle prime cause di morte per le donne.

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