Sally Yates: Trump licenza la Ministra della Giustizia

Giulia Vola

Trump licenzia Sally Yates: il Presidente ha liquidato la Ministra della Giustizia contraria al Muslim Ban: ecco chi è la nuova icona delle donne delle Women's March.  

Sally Yates, ex ministro della giustizia, era l'ultimo baluardo dell'amministrazione Obama. © YouTube


Sally Yates ha detto no a Donald Trump: il Muslim Ban, l’ordine esecutivo sull’immigrazione già bloccato dal giudice Ann M. Donnelly - quello che non vuole nei confini americani i cittadini di Iraq, Iran, Yemen, Libia, Siria, Somalia e Siria - non s'ha da difendere. Risultato: è stata licenziata.

Poco male, l’ormai ex ministro della Giustizia americano, l’ultima rappresentante dell’amministrazione Obama in carica, aspettava solo che il Senato confermasse la nomina del suo successore designato Jeff Session. Insomma, aveva già le scatole pronte nel suo ufficio e informando gli oltre centomila dipendenti del dipartimento che non avrebbe presentato contenziosi in difesa dell’ordinanza di Trump ha solo ingannato l’attesa, confermando una volta di più la sua fama di dura, inflessibile e rigorosissima professionista della giustizia. Una che non guarda in faccia nessuno, tanto che al dipartimento di Giustizia raccontano che in più occasioni non ha esitato “a far riflettere Obama su politiche che riteneva dannose” per gli Stati Uniti.

Cinquantasei anni, due figli, la Yates ha esordito al dipartimento nel 1989. Era il 1996 quando fece parlare di sé per la prima volta, portando avanti l’accusa contro Eric Rudolph, l’autore dell’attentato durante le Olimpiadi di Atlanta: una bomba messa per supportare le posizioni antiabortiste e omofobe dell’associazione Christian Identity che costò una vittima – donna – e 111 feriti. Una specie di conferma ante-litteram che l’integralismo si può trovare dappertutto.

Negli anni successivi, Yates  ha condotto una lunga serie di processi per frodi finanziarie e corruzione in politica: qualche callo importante deve averlo pestato per forza ma lei è sempre andata avanti come un treno, macinando una carriera di tutto rispetto. Nel 2010 la nomina a capo della procura della Georgia, nel 2015 l’approdo al Governo, poco più di un mese fa l’ultimo provvedimento che ha fatto rumore: l’annuncio della maxi multa (4,3 miliardi) contro Volkskwagen per lo scandalo delle emissioni.

E ancora: è la Yates che ha reso prioritaria la persecuzione dei singoli manager – e non più delle società nel loro complesso - nelle frodi finanziarie ed è sempre lei l'autrice del Programma di Grazia con cui Obama ha alleggerito la pena agli spacciatori non responsabili di crimini violenti. Due impegni che bastano per chiarire quanto sia lontana dagli orientamenti dell’amministrazione guidata da Trump. Che, nonostante tutto deve stimarla, dal momento che le ha chiesto di restare in carica fino alla conferma di Session. Lei ha accettato e se qualcuno aveva letto in quel "" un modo per allinearsi al nuovo corso della Casa Bianca, oggi è chiaro che Sally non ha mai rinunciato ai suoi principi.

La mossa anti Trump le è costata il posto, ma le ha fatto guadagnare la stima degli oppositori del Presidente. “Noi stiamo con Sally Yates, una vera eroina americana”, dice l’account ufficiale della Women’s March, mentre il Financial Times la incorona “eroe legale, ben lontana dal tradire il Dipartimento di Giustizia” (l’accusa che le è arrivata dalla Casa Bianca). D’altra parte la stessa Yates aveva annunciato che non avrebbe difeso il provvedimento anti-immigrati “a meno che qualcuno non mi convinca che è appropriato farlo”.

Commentando il licenziamento, Trump ha fatto sapere che la considera “debole in materia di sicurezza e di immigrazione”. Una chiosa superflua, che paradossalmente sottolinea la debolezza del Presidente. La caccia, ma cerca giustificazioni. Lei non ne ha bisogno. Come ebbe a dire dopo la nomina: “Non siamo il dipartimento per le Persecuzioni, non siamo quello della Sicurezza pubblica, siamo il dipartimento della Giustizia”. E giustizia è stata, sia pure solo per qualche ora.

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