Scarpe rosse contro la violenza: il simbolo a difesa delle donne

Giulia Vola

A consacrare le scarpe rosse a simbolo della lotta alla violenza sulle donne fu l'artista Elina Chauvet: ogni 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza tappezzano le piazze di tutto il mondo.    

Le scarpe rosse, simbolo della lotta alla violenza di genere, tappezzano le piazze nella Giornata Internazionale del 25 novembre. © Olycom


Zapatos rojos”, scarpe rosse, contro la violenza sulle donne, in tutto il mondo, grazie al linguaggio universale dell’arte. A consacrarle fu Elina Chauvet, performer messicana: era il 27 luglio del 2012 quando tappezzò con centinaia di paia la piazza del consolato messicano di El Paso, in Texas. Scarpe rosse come il sangue che dal 1993 è stato versato nella silenziosa strage di Ciudad Juarez, dove migliaia di donne sono state rapite, stuprate, uccise. L’effetto fu dirompente: ripresa dai media di tutto il mondo, la sua installazione si trasformò nel simbolo della lotta alla violenza di genere. Tanto che il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, migliaia di tacchi, ballerine, stivali, anfibi, sneakers e infradito colorano di rosso le piazze, ovunque nel mondo. 

 

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: le sorelle Mirabal

A proposito di simboli, nemmeno la data della ricorrenza è casuale: il 25 novembre è infatti l’anniversario dell’omicidio di Minerva, Patria e María Teresa Mirabal, le tre sorelle e mogli di prigionieri politici uccise nel 1960 mentre stavano andando a trovare i loro mariti in carcere. Soprannominate “las mariposas” (le farfalle) contribuirono alla caduta della dittatura di Rafael Trujillo. Vittime di Stato e non della violenza domestica, diventarono però il simbolo del sopruso, fisico e psicologico inferto alle donne, al punto che 17 dicembre 1999 l’Assemblea generale delle Nazioni unite consacrò il loro anniversario in una Giornata Mondiale. Da allora, ogni anno, la società è chiamata a fare il punto e interrogarsi su come migliorare la realtà, perché, come sottolinea Minou Mirabal - orfana a 4 anni di una delle tre sorelle, che oggi si candida, prima tra le donne alla presidenza in Repubblica Dominicana - "ogni persona deve considerarlo un problema di tutti. Nessuna società democratica che si consideri tale può tollerare oltre questi abusi. Il vero nemico è l’indifferenza ".  

 

Violenza sulle donne: i dati del 2016

Quella del 2016 racconta una realtà che fa timidi miglioramenti ma è ancora molto lontana dall'essere a misura di donna. Qualche numero: dall’inizio dell’anno ne sono state uccise 116, una tragedia che si ripete (almeno) ogni tre giorni, senza fare troppo clamore. Vero, un anno fa, di questi tempi, ne erano morte 4 in più. Un meno che, però, non basta a fare la differenza. Soprattutto se contestualizzata nell’ordinaria condizione femminile, come sottolinea Gabriella Guarnieri Moscatelli, presidente dei Telefono Rosa: “stiamo perdendo punti nel lavoro, nei diritti, in temi come quelli dell’aborto e nella violenza. I femminicidi sono sempre tanti. Stiamo tornando lentamente indietro”. E, ci tiene a ribadire, per fare passi avanti, serve anche il contributo degli uomini e dei giovani: “è necessario lavorare insieme per cambiare davvero la società” aggiunge.

Anche perché, a fare paragoni con un passato più lontano, gli investimenti per la sensibilizzazione, la prevenzione e la lotta (delle donne anzitutto), qualcosa hanno fruttato: il 3% in meno di violenze fisiche o sessuali negli ultimi 5 anni (dal 13,3% all'11,3%). Un dato che deve crescere anche per rendere giustizia a quelle 7 milioni di vittime di abusi fisici o sessuali. Senza dimenticare le 3 milioni di vittime di stalker e le altre (milioni) che hanno taciuto  (e tacciono) gli abusi. Al motto di #nonunadimeno e non solo il 25 novembre ma tutti i 365 giorni dell’anno, è ora di costruire un mondo senza più vittime.

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