Chi bombarda Aleppo? Chi non si cura del massacro di bambini

Giulia Vola

Aleppo est è un cumulo di macerie: le bombe governative e russe colpiscono i ribelli, i civili e i bambini, in un massacro che, secondo l'Unicef, ha numeri "da genocidio". 

Alcuni bambini gravemente feriti di Aleppo Est vengono lasciati morire perché è impossibile prendersene cura. © Radek Procyk/123RF

Bombe sul mercato di Bustan Qasr, bombe su un parco giochi, bombe su una scuola elementare, bombe su un ospedale, bombe sulle case: Aleppo est, la zona controllata dai ribelli siriani, è tempestata di bombe e i 275mila civili, di cui almeno 100mila bambini, sono tagliati fuori dal mondo. Dimenticati, “lasciati morire” perché curarli è impossibile, come ha denunciato Hanaa Singer, rappresentante Unicef in Siria. Dimenticati sotto alle bombe sganciate dalle forze governative di Damasco, fedeli ad Assad, e dalla Russia di un Vladimir Putin sempre più isolato dalle Nazioni Unite dove continua a mettere il veto a una sospensione delle ostilità. 

Nulla più, non la politica, non la religione (l'ultimo, inascoltato, appello di Papa Francesco a "far uscire soprattutto i bimbi intrappolati sotto i bombardamenti cruenti, risale al 12 ottobre) sembra più poter fermare quest’escalation di violenza che ha numeri “da genocidio”, per usarle parole del portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini e che sta causando, secondo Hanaa Singer, “la peggior crisi umanitaria di sempre: è passato troppo tempo da quando è iniziata e i danni al Paese sono enormi". 

Non c’è quasi più nulla, nella parte orientale della città. Nemmeno le scuole sotterranee, trasferite nelle cantine, sono state riaperte: le "bombe terremoto" o bombe anti-bunker squarciano la terra devastando anche chi si credeva al sicuro. "Sappiamo che sono rimasti solo 30 medici”, spiega Hanaa Singer e che solo 11 ambulanze sono funzionanti. Gli ospedali sono al collasso: tra il 23 settembre e l’8 ottobre quelli rimasti in piedi hanno ricevuto almeno 1.384 feriti, in media 86 al giorno ma troppo spesso non c’è nulla da fare perché mancano le cure. E troppo spesso, succede con pazienti bambini: solo negli ultimi 5 giorni, secondo i numeri di Save The Children,  più di 300 sono stati uccisi o feriti.

Un confine sottile, quello tra la vita e la morte in Siria. Lo sanno i bambini come Aya, sopravvissuti che se la porteranno dentro per l’eternità. E i pazienti che intuiscono un destino in bilico e sempre di più preferiscono suicidarsi in corsia. E le madri che sopravvivono ai loro figli, senza poter far nulla per aiutarli, donne che arrivano alla follia. 

L’altra faccia della medaglia è la gelida follia di Assad, capace di diffondere diffondere Will of Life 2016, uno spot turistico per promuovere la città - facendo ben attenzione a riprendere la parte ovest di Aleppo, evitando quei monumenti storici patrimonio dell’umanità dell’Unesco -, e quella dell’alleato Vladimir Putin che ha bollato come "retorica politica" le accuse del presidente francese che definiva i bombardamenti “crimini di guerra”. Una gelida follia che da un lato mira a riprendere il controllo di un paese devastato da cinque anni di guerra civile, dall’altro all’abolizione delle sanzioni imposte da americani ed europei alla Russia. Il tutto a scapito di una generazione che un giorno dopo l’altro si sfrangia sempre di più.


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