Iperemesi gravidica: cos'è e come si cura?

Eleonora Chiais

L'iperemesi gravidica, della quale soffre anche Kate Middleton, è un disturbo che colpisce l'1% delle donne incinte e che deve essere affrontato con una cura farmacologica.
 

L'iperemesi gravidica si presenta come una semplice nausea gravidica ma poi causa vomito persistente e deve essere affrontata con una cura farmacologica. © Aleksandr Davydov/123rf


L'iperemesi gravidica, che affligge Kate Middleton anche nella sua terza gravidanza come già nelle prime due, è un disturbo che colpisce circa l'1% delle gestanti e si presenta in maniera particolarmente massiccia e fastidiosa nel corso del primo trimestre di dolce attesa. Le cause di questo disturbo non sono certe anche se l'ipotesi più accreditata è che l'origine dell'iperemesi gravidica sia ormonale ma abbia anche una base genetica. Ecco cos'è, cosa comporta e come si cura.


Sintomi iperemesi gravidica: come riconoscerli?

Se le nausee mattutine (tra i primi sintomi della gravidanza) sono un disturbo estremamente comune e niente affatto preoccupante per le donne incinte (e, anzi, quando sono presenti si accompagnano a un minor rischio medio di aborto spontaneo), diverso è il caso dell'iperemesi gravidica che, pur presentandosi in principio come una semplice nausea, causa vomito persistente e dunque impedisce alla futura mamma di alimentarsi in maniera corretta.


Come si cura l'iperemesi gravidica? La terapia

Trattandosi di una vera e propria malattia, l'iperemesi gravidica non va affrontata semplicemente con gli standard rimedi per le nausee gravidiche (come gli spuntini frequenti e secchi, i pasti preferibilmente tiepidi e non caldi e l'assenza di cibi e bevande dal gusto e dall'odore troppo intenso) ma deve essere trattata con i farmaci. Dopo la consultazione necessaria con il proprio ginecologo, infatti, chi soffre di questo disturbo dovrà iniziare una cura con farmaci antiemetici (ovviamente compatibili con la gravidanza) come la vitamina B6 e, nei casi più gravi, potrà essere necessario anche un ricovero ospedaliero. In questo caso, infatti, la futura mamma dovrà sottoporsi a una reintegrazione che dovrà avvenire tramite flebo e, in alcune pazienti, la cura potrà essere affiancata ad un supporto psicologico che potrà essere importante per la risoluzione del problema. La letteratura scientifica, infatti, è abbastanza concorde nel riconoscere tra le cause del disturbo un disagio appunto psicologico che dovrà essere affrontato il prima possibile per garantire il buon andamento dei successivi mesi di gravidanza.

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